La Nuova Sardegna

Sassari

Per la piscina un futuro in bilico

di Gavino Masia

La direttrice Silvia Fioravanti: «Se ci fermiamo per troppo tempo rischiamo di non riaprire più»

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PORTO TORRES. Anche il movimento sportivo del nuoto regionale è stato travolto dagli effetti della pandemia del coronavirus che ha comportato lo stop improvviso di ogni attività. Una situazione che ha coinvolto anche Porto Torres, dove la piscina rimane chiusa ma le spese vive continuano ad essere presenti con acqua, luce e prodotti chimici che mantengono igienizzata l’acqua dell’impianto.

Sono circa ottocento le persone che durante l’anno frequentano l’impianto, che è l’unico in città e deve soddisfare un bacino di utenza di oltre ventimila persone .Ed è tanta è la preoccupazione dei gestori sulla possibile riapertura di un impianto sportivo che rappresenta ormai da tempo un vero e proprio punto di riferimento per cittadini di tutte le età. «Fermare la piscina per tre o quattro mesi significherebbe, oltre che registrare i mancati introiti, dover far fronte a spese di manutenzione straordinaria molto onerose – dice la direttrice dell’impianto natatorio, Silvia Fioravanti – . Spese che, unite a quelle della gestione ordinaria, renderebbero impossibile la ripartenza dell’attività il prossimo settembre». Nell’incertezza che caratterizza l’evolversi dell’emergenza, è chiaro che anche questo impianto rischia di essere travolto: «La nostra è una clientela fidelizzata, che comprende disabili, agonisti, la scuola nuoto per bambini e adulti e il fitness in acqua. Tantissime persone i – aggiunge la direttrice –, che ha fatto dell’acqua il loro strumento sportivo. A questi si uniscono gli oltre venti collaboratori che in questi anni sono cresciuti professionalmente, facendo di Porto Torres un punto di riferimento nazionale anche attraverso i progetti sulla prevenzione dell’annegamento e sulla disabilità». Il riferimento è ai progetti attivati dagli istruttori della piscina con tutte le scuole cittadine di ogni ordine e grado, tra cui il progetto Albatross che ha avuto un premio speciale del ministero della Gioventù per il suo lavoro multidisciplinare di promozione verso le persone più svantaggiate, utilizzando l’attività in acqua come strumento di recupero e promozione del benessere bio-psico-sociale. Riconoscimenti anche per il progetto “SicuraMente al mare con Gavino il Bagnino”, nato per prevenire gli incidenti in acqua e per diffondere una cultura sana del vivere il rapporto con l’acqua sin dall’età scolare. E per il progetto Agitamus, esteso con successo in varie località dell’Isola, dove atleti con disabilità e alunni hanno valorizzato le diversità facendole diventare risorsa.

Attualmente la piscina di Porto Torres, seppur chiusa al pubblico, rimane funzionante con le vasche piene e il sistema di filtraggio e clorazione per non sprecare i metri cubi di acqua. «Spegnere gli impianti – ricorda il presidente di Federnuoto Sardegna, Danilo Russu – significherebbe rischiare di pagare la ripartenza con interventi straordinari che i gestori non posso permettersi: a fronte delle spese di gestione su dodici mesi, quelli di attività potrebbero essere solo sei e questo rischia di far chiudere parecchi impianti natatori, non solo il nostro».

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