Sassari, continua l’allerta Covid in Geriatria
di Luigi Soriga
Sospesi i ricoveri, quattro sanitari positivi e si attende l’esito del tampone sul resto del personale
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SASSARI. La contaminazione nel reparto di Geriatria e Gastroenterologia evidenzia ancora la vulnerabilità del Santissima Annunziata. I ricoveri nel reparto sono nuovamente bloccati, quattro operatori sanitari sono risultati positivi, ma si attendono ancora gli esiti del primo tampone sul personale, che nel frattempo deve sottoporsi al secondo test. Tutti però, tranne due medici, un infermiere e un oss positivi allo screening e in isolamento domiciliare, hanno continuato a lavorare nel reparto occupandosi dei pazienti. Geriatria in questi giorni non ha mai chiuso, accettando nuovi ingressi a singhiozzo.
L’emergenza si è verificata la scorsa settimana, perché il pronto soccorso ha inviato una paziente molto anziana e con un quadro clinico sospetto. Alla donna erano stati fatti due tamponi, che però sono risultati negativi. Il problema è che il virus era ancora in fase di incubazione, e quindi lo screening è suscettibile di falsi negativi. Tuttavia la paziente presentava sintomi toracici che lasciavano qualche perplessità sulla possibile infezione da Covid-19. Nel reparto, però, dopo i test senza esito, la paziente è stata trattata con una procedura normale, e cioè manipolata da medici e infermieri protetti da mascherine di tipo chirurgico. Che purtroppo non sono sufficiente garanzia di sicurezza. C’è anche da sottolineare un altro aspetto che può incidere in maniera pesante sul rischio contaminazione all’interno del Santissima Annunziata. La maggior parte dei reparti, e sicuramente Geriatria è uno di questi, non dispone di ambienti specifici e attrezzati per una svestizione asettica. E tra l’altro il personale non è stato sufficientemente formato sulle corrette procedure di svestizione, sanificazione e smaltimento di tute, guanti e dpi. Si tratta di una fase estremamente delicata, perché si manipolano dispositivi infetti, nel momento in cui si è venuti a contatto con un paziente affetto da coronavirus. E infatti, l’anziana ricoverata in Geriatria, positiva al Covid e successivamente deceduta, ha innescato un altro piccolo focolaio.
Per fortuna è stata ricoverata in una stanza singola, perciò isolata dagli altri pazienti. Tuttavia la sanificazione approfondita, così come da regolamento ministeriale, è stata effettuata esclusivamente nei locali dove la donna ha soggiornato. Non all’interno di tutto il reparto. Resta il fatto però che c’è sempre il personale che ha trattato la paziente, cioè i due medici, l’infermiera e l’oss, che non si sono sicuramente limitati a frequentare quella singola stanza, ma avranno assistito anche gli altri ricoverati e si saranno mossi anche all’interno dello stesso ospedale. L’esito dei tamponi, tra l’altro, non è mai immediato, e l’isolamento degli asintomatici non è repentino.
Ecco quindi come una maglia più larga, un solo paziente che sfugge al setaccio in ingresso, può innescare una potenziale spirale di contagi. Gli operatori sanitari positivi svolgono la quarantena nel proprio domicilio, arrangiandosi con la logistica di cui ciascuno dispone, che non sempre contempla una seconda casa. Così mogli, figli e affetti sono esposti ad ulteriori rischi.
L’emergenza si è verificata la scorsa settimana, perché il pronto soccorso ha inviato una paziente molto anziana e con un quadro clinico sospetto. Alla donna erano stati fatti due tamponi, che però sono risultati negativi. Il problema è che il virus era ancora in fase di incubazione, e quindi lo screening è suscettibile di falsi negativi. Tuttavia la paziente presentava sintomi toracici che lasciavano qualche perplessità sulla possibile infezione da Covid-19. Nel reparto, però, dopo i test senza esito, la paziente è stata trattata con una procedura normale, e cioè manipolata da medici e infermieri protetti da mascherine di tipo chirurgico. Che purtroppo non sono sufficiente garanzia di sicurezza. C’è anche da sottolineare un altro aspetto che può incidere in maniera pesante sul rischio contaminazione all’interno del Santissima Annunziata. La maggior parte dei reparti, e sicuramente Geriatria è uno di questi, non dispone di ambienti specifici e attrezzati per una svestizione asettica. E tra l’altro il personale non è stato sufficientemente formato sulle corrette procedure di svestizione, sanificazione e smaltimento di tute, guanti e dpi. Si tratta di una fase estremamente delicata, perché si manipolano dispositivi infetti, nel momento in cui si è venuti a contatto con un paziente affetto da coronavirus. E infatti, l’anziana ricoverata in Geriatria, positiva al Covid e successivamente deceduta, ha innescato un altro piccolo focolaio.
Per fortuna è stata ricoverata in una stanza singola, perciò isolata dagli altri pazienti. Tuttavia la sanificazione approfondita, così come da regolamento ministeriale, è stata effettuata esclusivamente nei locali dove la donna ha soggiornato. Non all’interno di tutto il reparto. Resta il fatto però che c’è sempre il personale che ha trattato la paziente, cioè i due medici, l’infermiera e l’oss, che non si sono sicuramente limitati a frequentare quella singola stanza, ma avranno assistito anche gli altri ricoverati e si saranno mossi anche all’interno dello stesso ospedale. L’esito dei tamponi, tra l’altro, non è mai immediato, e l’isolamento degli asintomatici non è repentino.
Ecco quindi come una maglia più larga, un solo paziente che sfugge al setaccio in ingresso, può innescare una potenziale spirale di contagi. Gli operatori sanitari positivi svolgono la quarantena nel proprio domicilio, arrangiandosi con la logistica di cui ciascuno dispone, che non sempre contempla una seconda casa. Così mogli, figli e affetti sono esposti ad ulteriori rischi.
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