«Primavera addio, l’estate resta un’incognita»

Si riapre il 18 maggio ma sulla sanificazione degli abiti manca ancora una direttiva ufficiale

SASSARI. La primavera è svanita, imbalsamata sulle vetrine fresche di rinnovo dopo i saldi. I primi abiti colorati, ispirati ai mesi del risveglio, sono rimasti tristemente appoggiati sui manichini che si intravedevano dietro le serrande abbassate e le luci spente di una città spettrale. Il 18 maggio ripartiranno anche loro e per i commercianti che vendono abbigliamento si apre una stagione con tanti interrogativi legati non solo alle normative (in alcuni casi ancora da definire) ma anche, e soprattutto, all’atteggiamento psicologico delle persone. Entrare, gironzolare tra gli scaffali senza fretta, provarsi diversi capi: quanti avranno voglia di ripetere questo rituale, tra paure di contagi e sensazioni di soffocamento nei luoghi chiusi ereditate in questa lunga clausura?

«Sarà importante soprattutto il ritorno alla normalità – dice Sandro Sini, titolare dei negozi Barbablù e Sportissimo –. La gente adesso esce con mille cautele, si scosta per strada quando vede altri passanti, onestamente non credo che entrare nei negozi a fare shopping sia una delle prime cose alle quali stiamo pensando. Credo che sia un aspetto psicologico importante, pian piano ritroveremo una certa normalità e a quel punto penso che il nostro settore, che come altri, per esempio la ristorazione, è stato parecchio penalizzato da questo lockdown che ha fermato tutto il mondo, comincerà a rimettersi in moto». Un muro psicologico può essere quello della prova degli abiti, perché indossare dei capi che altri sconosciuti hanno messo prima di noi può essere un problema: «Tutti siamo in attesa di qualche direttiva ufficiale sulla sanificazione degli abiti – aggiunge – e ancora non è arrivato nulla. Io ho fatto delle ricerche per conto mio e l’unica strada praticabile mi sembra quella dell’ozono, ma è anche complicata: servono apparecchiature costose e non so quante ce ne siano in circolazione, in questo caso dovrebbe essere lo Stato ad aiutarci. Poi bisogna considerare altri fattori: se davvero il virus sulla stoffa muore dopo 48 ore, un sistema potrebbe essere mettere da parte gli abiti provati e tirarli fuori dopo due giorni. Noi stiamo predisponendo tutto per lavorare in un ambiente sanificato e questo, di per sè, è la migliore garanzia. Detto questo, è stata una batosta. Abbiamo perso la primavera, gli abiti da cerimonia resteranno invenduti e non so quanta gente, con la vita sociale ridotta al minimo, sentirà l’esigenza di rinnovare il guardaroba».

«Stiamo predisponendo il locale con sanificazioni e percorsi nuovi, dovremo fare le pulizie due volte al giorno. Però sugli abiti non abbiamo ricevuto disposizioni, stiamo aspettando– aggiunge Michele Desole, titolare insieme ai fratelli di sette negozi in città –. Stiamo anche ridisegnando un layout diverso, meno emozionale e più pratico. Dopodiché è tutto un’incognita, il nostro modo di lavorare cambierà. Pensate solo al fatto che avremo tutti la mascherina, non è semplice rapportarsi con una persona in queste condizioni. Sarà un periodo difficile, la collezione di primavera praticamente resterà in magazzino e gli ordini per l’estate noi li abbiamo fatti un anno fa, non possiamo più calibrarli secondo queste nuove esigenze. Spero che le case produttrici ci vengano incontro in questo senso».

I negozi per bambini sono stati tra i primi a essere stati “liberati” ma i primi giorni non sono stati incoraggianti: «Non ho visto nessuno, è entrato un solo cliente; non c’è passaggio e le poche persone con le quali ho parlato stavano fuori dal locale, avevano paura a entrare – dice Adriana Saiu, titolare del negozio Tuc Tuc –. In questi primi giorni di apertura ho solo sbrigato pratiche, la situazione per ora è critica e forse non valeva nemmeno la pena farci aprire. Anche perché la procedura per accedere agli aiuti dello Stato è complicata, non è certo un’autocertificazione e deve fare tutto il commercialista. Durante la chiusura ho lavorato on line e soprattutto con gli accessori, per esempio i passeggini, l’abbigliamento per bambini non è un genere che in questo periodo va molto. Le sanificazioni degli abiti? Aspettiamo notizie, io comunque uso il vapore a prescindere da questa emergenza».

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