Caso Zagaria, il garante: «Doveva essere curato»

Unida dalla parte dei magistrati di sorveglianza: «Il detenuto sarebbe andato incontro a morte certa»

SASSARI. «Piena e assoluta solidarietà ai magistrati di sorveglianza del tribunale di Sassari sul caso Zagaria, detenuto in regime di 41/bis nel carcere di Bancali». Sono le prime parole di Antonello Unida, garante territoriale dei diritti delle persone private della libertà. Unida è intervenuto sul caso che da giorni tiene banco sulle cronache regionali e nazionali e che riguarda gli attacchi ai magistrati di sorveglianza in seguito alla scarcerazione di Pasquale Zagaria, gravemente malato e mandato ai domiciliari.

«Se ne sono dette tante in questi giorni, sia nei social che nei cosiddetti salotti buoni televisivi» (il riferimento è alla trasmissione “Non è l’arena” di Massimo Giletti).

«Io, sommessamente – continua Unida – ritengo che il compito principe, soprattutto in questi casi, delle forze politiche e di Governo, sia quello di assicurare razionalità e ordinarietà, verso la materia penale e penitenziaria. Niente di tutto ciò è avvenuto in questi giorni, si è ragionato solo ed esclusivamente di pancia, non portando nessuna chiarezza, anzi, esacerbando gli animi. La lettura data in televisione, amplificata poi sui social, è stata fin troppo semplicistica, mentre merita ben altra analisi, analizzando le carte».

Il garante spiega che «i prossimi cinque mesi Zagaria li trascorrerà in un paesino della provincia di Brescia, vicinissimo a un’importante struttura sanitaria. Era detenuto al regime di 41bis per finire di scontare una pena di vent’anni. Ma è affetto da una gravissima e qualificata (purtroppo) patologia per la quale ha subito un importante intervento chirurgico. Io stesso ho avuto un colloquio con lui poco tempo fa e ho trovato un uomo molto provato, non era più in grado di sopportare una pena detentiva, sopratutto nella struttura di Bancali, che come ha da sempre evidenziato il garante nazionale Mauro Palma, per quanto concerne il regime di 41bis, non è tollerabile per la dignità umana. Se fosse rimasto in carcere sarebbe andato incontro a morte certa».

Antonello Unida ha spiegato che Zagaria non poteva effettuare il follow-up post chirurgico e post terapia, in quanto il centro clinico di riferimento (il Santissima Annunziata di Sassari) è stato individuato come centro Covid-19. A Bancali, manca il S.A.I. (Servizio assistenza intensiva), una sezione di vitale importanza in una struttura penitenziaria di fascia 1. Questo, ha spinto il dottor Riccardo De Vito, a cui va la mia più grande vicinanza e solidarietà, a salvaguardare il diritto alla salute e quello a non subire un trattamento contrario al senso di umanità».



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