«Mio marito stava male ma nessuno lo visitava»
di Luca Fiori
La moglie del 51enne morto a marzo per covid si era rivolta a tre medici Prima del ricovero all’uomo sono stati prescritti dei farmaci per telefono
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SASSARI. «Quando ho visto che le condizioni di Roberto peggioravano, ma nessuno tra i medici interpellati veniva a visitarlo, mi sono rivolta alla guardia medica del paese, a Ossi. Dall’altra parte del telefono ho trovato un altro medico che ha ascoltato il decorso della malattia di mio marito e gli ha prescritto un antibiotico – la Levofloxamicina – ma neanche lui lo ha visitato».
Non si dà pace la moglie di Roberto Pais, l’ambulante 51enne di Ossi morto il 22 marzo scorso a causa del covid in ospedale a Sassari, dove era arrivato il 16 marzo in condizioni disperate.
Nell’esposto presentato martedì mattina in Procura dall’avvocato Alessandra Maria Delrio, la donna ha ripercorso le fasi drammatiche della malattia del marito. Il sostituto procuratore Paolo Piras, titolare della maxi inchiesta sulla gestione dell’emergenza nel Sassarese, ha affidato ai carabinieri del Nas l’incarico di sequestrare le cartelle cliniche di questo e di altre decine di casi.
Ognuno avrà il suo fascicolo – fanno sapere dalla Procura – con indagini dedicate, trattandosi di procedibilità d’ufficio. Roberto Pais era deceduto il 22 marzo nel reparto di Rianimazione di Palazzo Clemente, appena sei giorni dopo il ricovero. Nell’esposto presentato alla magistratura il legale della famiglia dell’ambulante ha allegato anche l’elenco delle chiamate e gli sms inviati al medico di famiglia del 51 enne, messaggi che per due giorni non avrebbero avuto risposta. Roberto Pais aveva iniziato a star male l’8 marzo e via via le sue condizioni era precipitate. Il 15 marzo con la temperatura corporea salita fino a 40 gradi e non sapendo più a chi rivolgersi la moglie aveva chiesto l’intervento dei carabinieri.
«Roberto stava malissimo – racconta la donna – aveva iniziato a delirare gravemente e a non riuscire neppure ad assumere acqua autonomamente. Ho richiamato il numero verde per le emergenze – prosegue la moglie del 51enne – e mi è stato risposto che non potevano far niente perché non c’erano ambulanze medicalizzate disponibili. Ho provato più volte, dal mio numero, a chiamare anche il 118, ma senza ottenere alcuna risposta. Ho quindi deciso di chiamare il 112 che è riuscito a mettermi in contatto col 118. Dalla centrale operativa – non si dà pace la vedova di Roberto Pais – mi hanno informata che al momento non avevano ambulanze medicalizzate disponibili e che ne avrebbero inviata una quanto prima. L’ambulanza – prosegue la donna – non è mai arrivata, nonostante li abbia richiamati anche in serata e la febbre di mio marito non ha dato cenno di abbassarsi per tutta la notte, anche dopo aver preso la terza dose di antibiotico».
L’uomo è stato soccorso solo il giorno successivo. «Alle 18 del 16 marzo – conclude la donna – quando mio marito aveva la pelle delle braccia intorno ai gomiti di un colore rosso-violaceo finalmente è arrivata la medicalizzata». Sei giorni dopo Roberto Pais si è arreso al virus a soli 51 anni.
Non si dà pace la moglie di Roberto Pais, l’ambulante 51enne di Ossi morto il 22 marzo scorso a causa del covid in ospedale a Sassari, dove era arrivato il 16 marzo in condizioni disperate.
Nell’esposto presentato martedì mattina in Procura dall’avvocato Alessandra Maria Delrio, la donna ha ripercorso le fasi drammatiche della malattia del marito. Il sostituto procuratore Paolo Piras, titolare della maxi inchiesta sulla gestione dell’emergenza nel Sassarese, ha affidato ai carabinieri del Nas l’incarico di sequestrare le cartelle cliniche di questo e di altre decine di casi.
Ognuno avrà il suo fascicolo – fanno sapere dalla Procura – con indagini dedicate, trattandosi di procedibilità d’ufficio. Roberto Pais era deceduto il 22 marzo nel reparto di Rianimazione di Palazzo Clemente, appena sei giorni dopo il ricovero. Nell’esposto presentato alla magistratura il legale della famiglia dell’ambulante ha allegato anche l’elenco delle chiamate e gli sms inviati al medico di famiglia del 51 enne, messaggi che per due giorni non avrebbero avuto risposta. Roberto Pais aveva iniziato a star male l’8 marzo e via via le sue condizioni era precipitate. Il 15 marzo con la temperatura corporea salita fino a 40 gradi e non sapendo più a chi rivolgersi la moglie aveva chiesto l’intervento dei carabinieri.
«Roberto stava malissimo – racconta la donna – aveva iniziato a delirare gravemente e a non riuscire neppure ad assumere acqua autonomamente. Ho richiamato il numero verde per le emergenze – prosegue la moglie del 51enne – e mi è stato risposto che non potevano far niente perché non c’erano ambulanze medicalizzate disponibili. Ho provato più volte, dal mio numero, a chiamare anche il 118, ma senza ottenere alcuna risposta. Ho quindi deciso di chiamare il 112 che è riuscito a mettermi in contatto col 118. Dalla centrale operativa – non si dà pace la vedova di Roberto Pais – mi hanno informata che al momento non avevano ambulanze medicalizzate disponibili e che ne avrebbero inviata una quanto prima. L’ambulanza – prosegue la donna – non è mai arrivata, nonostante li abbia richiamati anche in serata e la febbre di mio marito non ha dato cenno di abbassarsi per tutta la notte, anche dopo aver preso la terza dose di antibiotico».
L’uomo è stato soccorso solo il giorno successivo. «Alle 18 del 16 marzo – conclude la donna – quando mio marito aveva la pelle delle braccia intorno ai gomiti di un colore rosso-violaceo finalmente è arrivata la medicalizzata». Sei giorni dopo Roberto Pais si è arreso al virus a soli 51 anni.
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