Ripartenza a motori spenti: a picco il mercato dell’auto
di Roberto Sanna
Ad aprile il calo è stato del 98%: a Sassari sono a rischio trecento posti di lavoro
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SASSARI. La ripartenza, nel settore delle automobili, è a motore spento. Le concessionarie cittadine si sono adeguate, loro malgrado, al trend nazionale che ha visto un crollo verticale delle vendite in un mercato che era già fortemente penalizzato da diversi elementi: «Il rischio è che qualche concessionaria non arrivi alla fine dell’anno e sia costretta a chiudere prima» commenta amaramente Luca Confalonieri, presidente della sezione Metalmeccanici-Auto di Confindustria Centro Nord Sardegna, a cui fanno capo le principali concessionarie delle province di Sassari e Oristano.
Un discorso che già qualche giorno fa lo stesso Confalonieri aveva affrontato parlando di tutto il territorio di competenza: «Deve essere chiaro: non siamo disponibili a essere considerati un bancomat – aveva detto –. L’emergenza in atto necessita di reazioni immediate da parte della politica e la Regione non può permettersi di attendere il Governo. Ecco perché chiediamo che l’economia riparta. Senza interventi e sostegni finanziari immediati il tracollo è dietro l’angolo». Dichiarazioni rilasciate alla vigilia della riapertura e a distanza di dieci giorni, dopo aver toccato con mano la situazione, il tenore delle sue parole non può essere differente: «Il nostro è uno dei settori più colpiti dal lockdown. Abbiamo ripreso a lavorare seguendo i protocolli, siamo pienamente operativi ma la riapertura è stata tragica: parlando della mia concessionaria, tutto quello che abbiamo fatto, a livello di vendite, è stato proseguire le trattative che avevamo già avviato prima della chiusura. Per il resto, non abbiamo visto nessuno e credo che gli altri colleghi stiano vivendo la medesima situazione. Parliamo di un settore che in città conta una decina di aziende e circa trecento dipendenti diretti».
Il crollo è stato terribile, anche perché preceduto da un primo trimestre negativo: «La provincia di Sassari è stata la peggiore in Italia all’inizio del 2020, periodo nel quale abbiamo fatto registrare il 30 per cento in meno: il doppio, rispetto al resto d’Italia. Un dato che ci aveva già spaventato, poi è arrivato il lockdown: a marzo -80 per cento, ad aprile -98 per cento. Il calo di inizio anno era atteso a livello nazionale perché è un momento particolare, le aziende hanno investito molto sull’ibrido e sull’elettrico e gli acquirenti si stanno orientando, ma evidentemente il nostro territorio è in una situazione difficile. E sarà così anche nei prossimi mesi, c’è gente che ha perso il lavoro, altri sono in cassa integrazione, il turismo è in grande difficoltà e questo toglierà liquidità a tantissime persone in questo territorio».
Durante il lockdown, nelle concessionarie di automobili a lavorare è stata la rete di assistenza: «Abbiamo cominciato tutti dando la disponibilità per le emergenze, è stato anche complicato all’inizio perché bisognava procurarsi mascherine e guanti e adeguare gli ambienti al protocollo di sicurezza, poi però ci siamo adattati e abbiamo garantito la normale assistenza ai nostri clienti. Il problema, casomai, è stato sul fronte dei ricambi: i trasporti e la distribuzione erano molto frammentari, anche le fabbriche dei pezzi erano chiuse. Su quel fronte, però, ci siamo difesi. Il vero problema sono le vendite, parlo anche a livello nazionale. A Roma, una città che ha saputo gestire l’emergenza covid, ci sono concessionarie che dalla riapertura a oggi hanno chiuso un solo contratto. E parliamo di concessionarie molto grosse, figuratevi nel resto d’Italia».
Secondo Luca Confalonieri, il settore , con le sue solo forze, non può sopravvivere: «Servono aiuti esterni. A livello locale, chiederemo un intervento del Comune per quanto riguarda le imposte: a Sassari, una concessionaria paga in media trentamila euro l’anno tra rifiuti e insegne. Incide parecchio, perché è vero che fatturiamo quanto un supermarket ma i nostri margini di guadagno sono tra lo 0,5 e lo 0,7 per cento. A livello nazionale, lo Stato deve intervenire con gli incentivi, specialmente in chiave “green” se davvero vogliamo svecchiare il parco auto nazionale: può essere la classica rottamazione o altri ecoincentivi. Altrimenti la strada è segnata, andremo verso una cassa integrazione importante, riduzioni del personale e in molti casi arriveremo alla chiusura delle concessionarie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un discorso che già qualche giorno fa lo stesso Confalonieri aveva affrontato parlando di tutto il territorio di competenza: «Deve essere chiaro: non siamo disponibili a essere considerati un bancomat – aveva detto –. L’emergenza in atto necessita di reazioni immediate da parte della politica e la Regione non può permettersi di attendere il Governo. Ecco perché chiediamo che l’economia riparta. Senza interventi e sostegni finanziari immediati il tracollo è dietro l’angolo». Dichiarazioni rilasciate alla vigilia della riapertura e a distanza di dieci giorni, dopo aver toccato con mano la situazione, il tenore delle sue parole non può essere differente: «Il nostro è uno dei settori più colpiti dal lockdown. Abbiamo ripreso a lavorare seguendo i protocolli, siamo pienamente operativi ma la riapertura è stata tragica: parlando della mia concessionaria, tutto quello che abbiamo fatto, a livello di vendite, è stato proseguire le trattative che avevamo già avviato prima della chiusura. Per il resto, non abbiamo visto nessuno e credo che gli altri colleghi stiano vivendo la medesima situazione. Parliamo di un settore che in città conta una decina di aziende e circa trecento dipendenti diretti».
Il crollo è stato terribile, anche perché preceduto da un primo trimestre negativo: «La provincia di Sassari è stata la peggiore in Italia all’inizio del 2020, periodo nel quale abbiamo fatto registrare il 30 per cento in meno: il doppio, rispetto al resto d’Italia. Un dato che ci aveva già spaventato, poi è arrivato il lockdown: a marzo -80 per cento, ad aprile -98 per cento. Il calo di inizio anno era atteso a livello nazionale perché è un momento particolare, le aziende hanno investito molto sull’ibrido e sull’elettrico e gli acquirenti si stanno orientando, ma evidentemente il nostro territorio è in una situazione difficile. E sarà così anche nei prossimi mesi, c’è gente che ha perso il lavoro, altri sono in cassa integrazione, il turismo è in grande difficoltà e questo toglierà liquidità a tantissime persone in questo territorio».
Durante il lockdown, nelle concessionarie di automobili a lavorare è stata la rete di assistenza: «Abbiamo cominciato tutti dando la disponibilità per le emergenze, è stato anche complicato all’inizio perché bisognava procurarsi mascherine e guanti e adeguare gli ambienti al protocollo di sicurezza, poi però ci siamo adattati e abbiamo garantito la normale assistenza ai nostri clienti. Il problema, casomai, è stato sul fronte dei ricambi: i trasporti e la distribuzione erano molto frammentari, anche le fabbriche dei pezzi erano chiuse. Su quel fronte, però, ci siamo difesi. Il vero problema sono le vendite, parlo anche a livello nazionale. A Roma, una città che ha saputo gestire l’emergenza covid, ci sono concessionarie che dalla riapertura a oggi hanno chiuso un solo contratto. E parliamo di concessionarie molto grosse, figuratevi nel resto d’Italia».
Secondo Luca Confalonieri, il settore , con le sue solo forze, non può sopravvivere: «Servono aiuti esterni. A livello locale, chiederemo un intervento del Comune per quanto riguarda le imposte: a Sassari, una concessionaria paga in media trentamila euro l’anno tra rifiuti e insegne. Incide parecchio, perché è vero che fatturiamo quanto un supermarket ma i nostri margini di guadagno sono tra lo 0,5 e lo 0,7 per cento. A livello nazionale, lo Stato deve intervenire con gli incentivi, specialmente in chiave “green” se davvero vogliamo svecchiare il parco auto nazionale: può essere la classica rottamazione o altri ecoincentivi. Altrimenti la strada è segnata, andremo verso una cassa integrazione importante, riduzioni del personale e in molti casi arriveremo alla chiusura delle concessionarie».
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