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Sassari

Più chili per tutti: la fame non è andata in lockdown

di Luigi Soriga
Più chili per tutti: la fame non è andata in lockdown

Il frigo come amico e il cibo consolatorio: «Dottorè, ho fatto danno grosso» I più fragili sono stati i single con menù a base di divano, Netflix, snack e pizza

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wSASSARI. La dieta in regime di 41 bis, è supplemento di pena. Per molti il frigorifero, durante il lockdown, è stato l’unico amico con cui potersi sfogare. E mettere in quarantena anche l’appetito era davvero troppo.

Così due mesi di ozio forzato hanno favorito il rigermoglio di maniglioni dell’amore, di rotolini e sblusature. Un reset di tutto il lavoro costruito con pazienza da dietologi e nutrizionisti.

«Il primo campanello d’allarme sono stati i carrelli della spesa – racconta Marta Mela (nutrizionista) – ci butto sempre un occhio, per deformazione professionale. Ci finivano dentro troppi barattoli di Nutella, pacchi di patatine e lievito per le torte. E a Pasqua ho visto anche sei uova per volta e mi chiedevo: ma se la gente deve stare secca e pesta a casa propria, cosa se ne fa di sei uova di Pasqua? Insomma il cibo per tutti ha avuto una funzione consolatoria. Ed è una cosa assolutamente normale e comprensibile». Però chi allunga la mano nella marmellata, è sempre un po’ divorato dal senso di colpa. «Ci sono due categorie: c’è quello che ti chiama e confessa subito. Dottorè, ho fatto danno grosso, mi fissi un appuntamento domani. E poi c’è quello che invece si vergogna e dice: ho preso troppi chili, mi dia un po’ di tempo per rendermi presentabile. Ci vediamo tra un mese». I più fragili sono stati i single, maschi, con rotolino di serie. «Il tipico menù per molti di loro era il seguente: divano, Netflix, snack e birretta. Hanno proprio mollato gli ormeggi. Uno di loro ha messo le mani avanti: dottorè – mi ha detto – io ci ho provato per due settimane a fare da bravo. Poi però ho comprato la prima pizza surgelata. Dopodiché ho scoperto che la facevano da asporto, e anche i panini, e per tre o quattro volte a settimana me li ordinavo a domicilio». Qualcun altro, per fortuna, ha stretto i denti e anche cucito un po’ la bocca. «Soprattutto le coppie che avevano un piano alimentare comune – dice Marta Mela – sono riuscite a portarlo avanti. Per loro è stato più semplice: si sono sostenute a vicenda e sono rimaste in forma».

Anche i clienti di Naturhouse si sono dati da fare: «È difficile seguire una dieta in condizioni normali – dice la nutrizionista Stefania Calaresu – figuriamoci in condizioni di stress e di ristrettezza psicologica. Ci vuole molta testa e determinazione se si viene privati delle proprie abitudini. Ma anche volendo seguire un piano alimentare, anche da un punto di vista pratico non sarebbe stato semplice. Puoi fare la spesa due volte alla settimana, ti ritrovi la dispensa spesso vuota e alla fine mangi ciò che rimane. Quindi riso, pasta e troppi carboidrati». A volte però ci sono piacevoli sorprese: «C’era una paziente che in tanti mesi non è mai riuscita a perdere un etto. Lei me la ritrovo stranamente dimagrita. Era una di quelle che il fine settimana usciva e non si poneva limiti e tutto quello che perdeva lo riguadagnava il week-end. Ecco, la quarantena le ha tolto ogni tentazione». Meno aperitivi significa anche meno calorie: «Ho trovato in forma diverse ragazze – racconta Elena Visco, nutrizionista – tutto sommato pensavo andasse peggio. Diversi pazienti hanno trovato anche il tempo di fare quella attività fisica che non avevano mai svolto». Però in regime di reclusione le insidie restano. Per coltivare la tartaruga occorrerebbero più foglie di lattuga e meno patatine fritte: «Invece la noia gioca bruttissimi scherzi. E il più letale è quello di riempire le ore spiluccando e mangiucchiando. Cioè ingurgitando continuamente calorie senza rendersene conto. Perché poi tutto questo sfugge anche al conteggio. Ci sono persone che hanno continuato a seguire il piano nutrizionale, che pesavano anche le quantità di cibo, e poi dopo due mesi hanno preso dei chili. E non riuscivano a capire il motivo: ma come? Io ho rispettato tutte le dosi dei pasti. Poi però vai a indagare un tantino più a fondo, e scopri che ogni tanto spiluccava di qua e mangiucchiava di là. Ed erano tutti quegli extra a finire nello scontrino». Ma il coronavirus sta mettendo a dura prova non solo i pazienti, ma gli stessi nutrizionisti. Il calo degli appuntamenti è drastico. E si tratta di un segnale molto preoccupante soprattutto a primavera, quando cominciano i lavori di ristrutturazione last minute in vista della prova costume. «Mai avuti così pochi pazienti», lamentano tutti. E anche rarissime new entry. C’è ancora paura e diffidenza. Così come non ci sarà l’invasione nei bar e nei ristoranti, così non ci si fionda dal dietologo. Ci si riabitua alla vita con gradualità. E poi c’è un altro motivo: una dieta dimagrante, che ha funzionato davvero in questi due mesi, in verità c’è stata: quella al conto in banca delle famiglie.

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