Coronavirus, a Castelsardo è serrata: «Direttive troppo dure»
Donatella Sini
Hotel, ristoranti e bar non hanno riaperto, «restare chiusi è meno dispendioso, non abbiamo avuto tempo per adeguarci»
2 MINUTI DI LETTURA
CASTELSARDO. Tutti uniti, tutti con una sedia del proprio locale, tutti in piazza. La protesta nazionale dei comitati Ho.re.co., prevista in tutta la penisola, è stata protagonista anche a Castelsardo dove gli operatori della ricezione, hotel, bar e ristoranti, si sono ritrovati, sabato pomeriggio, per protestare contro le «confuse ed eccessivamente restrittive» direttive dell’Inail sulla riapertura dei locali.
Una protesta muta, quella di ciascun esercente, in piedi vicino alla propria sedia vuota, ma che urla disagio e insieme volontà di ripartire. Nessuno ha aperto ieri, lunedì 18, giorno fissato per riavviare le attività del settore), solo chi ha sempre lavorato con l’asporto e le consegne a domicilio continuerà a farlo, ma nessuna nuova serranda alzata.
«Le regole sono confuse, si prestano a mille interpretazioni e ci espongono facilmente a sanzioni – affermano con dolore gli esercenti locali –, non abbiamo avuto il tempo per adeguare le strutture alle linee guida diffuse dall’Inail. Una riapertura immediata è fuori discussione».
Senza i locali aperti i disoccupati aumentano in città, i sussidi di disoccupazione sono terminati ormai per tutti, la cassa integrazione e i contributi promessi tardano ad arrivare, moltissime domande sono stati respinte dall’Inps perché «lei non risulta essere un lavoratore stagionale nei settori produttivi del turismo».
Un’ulteriore doccia fredda, arrivata in questi giorni, per molti dipendenti in attesa dei promessi 600 euro. Molti esercenti contano di attendere, almeno, l’apertura di porti ed aeroporti, per rimettere in moto ristoranti e hotel.
La possibilità di lavorare, solo con la clientela locale, seppure affezionata, è molto remota. «Aprire comporta dei costi fissi che non verrebbero mai coperti dai pochi posti a sedere che possiamo garantire – è la spiegazione del rappresentante del comitato Gianpaolo Tugulu –, è meno dispendioso restare chiusi sinché la situazione sanitaria non si normalizzerà, oppure che le regole mutino e non siano così restrittive».
Presenti al flash mob erano anche il sindaco Antonio Capula e l’amministratore straordinario della Provincia di Sassari, Pietrino Fois, per far sentire la vicinanza della politica ai cittadini in difficoltà. «Castelsardo vive principalmente di turismo – ha sottolineato Capula – l'amministrazione farà tutto il possibile per incoraggiare e sostenere una proficua ripartenza per tutti».
Una protesta muta, quella di ciascun esercente, in piedi vicino alla propria sedia vuota, ma che urla disagio e insieme volontà di ripartire. Nessuno ha aperto ieri, lunedì 18, giorno fissato per riavviare le attività del settore), solo chi ha sempre lavorato con l’asporto e le consegne a domicilio continuerà a farlo, ma nessuna nuova serranda alzata.
«Le regole sono confuse, si prestano a mille interpretazioni e ci espongono facilmente a sanzioni – affermano con dolore gli esercenti locali –, non abbiamo avuto il tempo per adeguare le strutture alle linee guida diffuse dall’Inail. Una riapertura immediata è fuori discussione».
Senza i locali aperti i disoccupati aumentano in città, i sussidi di disoccupazione sono terminati ormai per tutti, la cassa integrazione e i contributi promessi tardano ad arrivare, moltissime domande sono stati respinte dall’Inps perché «lei non risulta essere un lavoratore stagionale nei settori produttivi del turismo».
Un’ulteriore doccia fredda, arrivata in questi giorni, per molti dipendenti in attesa dei promessi 600 euro. Molti esercenti contano di attendere, almeno, l’apertura di porti ed aeroporti, per rimettere in moto ristoranti e hotel.
La possibilità di lavorare, solo con la clientela locale, seppure affezionata, è molto remota. «Aprire comporta dei costi fissi che non verrebbero mai coperti dai pochi posti a sedere che possiamo garantire – è la spiegazione del rappresentante del comitato Gianpaolo Tugulu –, è meno dispendioso restare chiusi sinché la situazione sanitaria non si normalizzerà, oppure che le regole mutino e non siano così restrittive».
Presenti al flash mob erano anche il sindaco Antonio Capula e l’amministratore straordinario della Provincia di Sassari, Pietrino Fois, per far sentire la vicinanza della politica ai cittadini in difficoltà. «Castelsardo vive principalmente di turismo – ha sottolineato Capula – l'amministrazione farà tutto il possibile per incoraggiare e sostenere una proficua ripartenza per tutti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
