La Nuova Sardegna

Sassari

A messa nel nome della prudenza

di Antonio Meloni
A messa nel nome della prudenza

Distanza tra i fedeli, mascherine, acquasantiere vuote, niente coro e sospeso il segno di pace

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wSASSARI. La Chiesa turritana ha affrontato con coraggio e presenza la più grave emergenza sanitaria degli ultimi cento anni. Il vescovo Gian Franco Saba lo ha ribadito forte e chiaro, ieri, nell’auditorium Giovanni Paolo II, a coronamento di due mesi di sofferenza che hanno segnato tutti.

Durante l’incontro con i giornalisti, monsignor Saba, affiancato da don Michele Murgia, direttore dell’ufficio comunicazioni sociali, ha annunciato la ripresa delle celebrazioni con il concorso di popolo, fissando al contempo una serie di norme elencate in una nota diffusa i giorni scorsi. Diversi i passaggi della riflessione con la quale l’arcivescovo ha voluto rivolgere un saluto a tutti i fedeli e al mondo dell’informazione, rimarcando che il lavoro della diocesi non si è fermato tanto che, riguardo ai prossimi appuntamenti: la festa del Voto e quella dei Martiri turritani, sono al lavoro due distinti tavoli a stretto contatto con Prefettura e Comune.

Gian Franco Saba ha ribadito più volte che tutte le decisioni prese in questo periodo hanno avuto come preoccupazione principale la tutela della salute e che, se pure con sofferenza, le restrizioni sono state necessarie per contenere la diffusione della pandemia. Il vescovo ha rivolto poi un saluto a tutte le componenti sociali: ai gremi, alle confraternite, ai comitati delle feste patronali, invitando questi ultimi a trasformare in azioni di carità risorse che avrebbero impiegato per le feste. Ancora, ha ricordato il ruolo centrale del personale sanitario, delle cappellanie, delle forze dell’ordine e del Centro pastorale che hanno lavorato alacremente per far fronte alla situazione. Monsignor Saba ha insistito sulla necessità di promuovere cultura e al riguardo ha invitato tutti, istituzioni comprese, a sostenere il progetto della Fondazione Accademia casa di popoli culture e religioni. Grande importanza ha avuto in questo frangente l’attività delle Caritas parrocchiali a cui sono stati destinati i fondi dell’8x1000. Non meno significativa la disponibilità della struttura di San Giorgio (sede della Fondazione Accademia) trasformata in centro Covid per ospitare persone in quarantena. Ancora, l’attività del centro d’ascolto rivolto alle fragilità e il concorso diocesano per gli studenti. Ora le Messe riprendono, ma sarà fondamentale la prudenza, come ha raccomandato Papa Francesco i giorni scorsi. Ecco, dunque, una sintesi della nota in cinque punti emanata dall’arcivescovo Gian Franco Saba, entrata in vigore ieri secondo i termini del protocollo d'intesa siglato dal Governo e dalla Conferenza episcopale italiana. L’accesso individuale ai luoghi di culto non dovrà creare assembramento e in questa fase i volontari avranno un ruolo importante come regolatori di traffico. Mascherina d’obbligo, niente temperatura o comunque avere avuto contatti con persone positive. Luoghi e oggetti dovranno essere igienizzati, le acquasantiere vuote, la presenza di concelebranti ridotta, il coro assente, consentita solo la presenza di un organista. Sospeso il segno di pace, sostituito con un cenno convenzionale e massima cura nella distribuzione della comunione. Le offerte saranno raccolte in contenitori specifici sistemati all’ingresso. Per ora rinviate cresime e prime comunioni. All’ingresso di ogni chiesa ci sarà un manifesto con tutte le indicazioni, se possibile si potrà celebrare all’aperto e per motivi di età o salute si è dispensati dal precetto festivo. Proseguono le trasmissioni in streaming per coloro che non possono partecipare.

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