Padria oggi in festa per santa Giulia

I riti religiosi ruotano attorno alla chiesa costruita cinque secoli fa sui resti di una tomba e altri edifici paleocristiani

PADRIA . Era il 1520 quando venne consacrata ed aperta al culto la chiesa parrocchiale di Padria, dedicata a Santa Giulia. Ed erano passati parecchi anni da quando il barone di Bonvehì Bernardino de Ferrera, nobile algherese signore della Contea di Monteleone, ne aveva avviato l’edificazione. Che si concluse nel 1520 anche grazie all’intervento del vescovo di Bosa Pietro de Sena, alla cui diocesi apparteneva la pievania di Padria. A suggello di quell’impresa, rimane una chiara attestazione dell’identità dei committenti negli stemmi visibili nel prospetto e nell’arco trionfale della chiesa, con gli scudi araldici dei De Ferrera e del vescovo di Bosa. Ma quell’edificio di culto era l’approdo finale di una stratificazione che affonda le sue radici ben più indietro nei secoli, in un territorio che peraltro è disseminato testimonianze che risalgono all’età romana. La chiesa risulta ricostruita su tre precedenti impianti di culto, uno riconducibile all’età paleocristiana, con tomba monumentalizzata e venerata, edificata nel 338 e devastata durante la dominazione vandalica. Il secondo impianto risale al periodo bizantino, con chiesa a mononavata, mentre il terzo è del periodo medievale, con basilica a tre navate, e con attestazione sulla facciata, della data del 1170. Nell'archivio della diocesi di Bosa, inoltre, si conservano antichi documenti concernenti la chiesa di Santa Giulia, che risalgono al 1341. Le testimonianze di quelle stratificazioni si conservano sotto la chiesa cinquecentesca, e risultano ben visibili attraverso lo splendido e ardito pavimento in cristallo messo in opera dopo l’ultimo restauro. Ma tutta la storia di quell’articolato complesso è visibile all’interno dell'attuale navata ed è leggibile in un ricco apparato didascalico. Il tutto ad attestazione di quanto fosse intensa e rilevante l'attività di culto nel territorio di Padria. La chiesa attuale risulta un pregevole esempio di architettura gotico-aragonese della Sardegna. Di grande suggestione sono le strutture architettoniche e l’apparato decorativo, oggetto nel tempo di diversi restauri. La facciata della chiesa, a leggero spiovente, è inquadrata da contrafforti obliqui rastremati in cima, di immediata derivazione catalana. All’interno, la navata risulta divisa in cinque campate con volte a crociera. La cappella maggiore, più bassa e stretta della navata, ha una volta a crociera radiale, con sette spicchi e una gemma scolpita con Santa Giulia in croce affiancata da due angeli. Secondo la Passio, Giulia era una ricca e nobile donna della città di Cartagine, che cadde in rovina e che, schiava, venne acquistata da un mercante siriano di nome Eusebio, che le fece girare il mondo insieme a lui. Dopo un naufragio, il “governatore” Felice, dopo averla inutilmente invitata a convertirsi ai suoi dei, la fece flagellare e, alla fine, crocifiggere. La festa di Santa Giulia cade il 22 Maggio, e viene celebrata a Padria con due o tre giorni di festeggiamenti, molti dei quali, quest’anno, non si potranno purtroppo tenere.



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