Città Metropolitana di Sassari: sì anche del Consiglio

Votata la mozione già approvata dai sindaci della Rete. Campus: mettiamo fine a un’ingiustizia

SASSARI. «Sassari diventi Città Metropolitana». Si alza anche dal consiglio comunale cittadino il grido quasi unanime (c’è stata l’astensione di Mariolino Andria che voleva un testo «più profondo e meglio articolato») che chiede alla Regione di rimettere mano alla mappa delle autonomie locali dell’Isola, sanando «l’ingiustizia che nel 2016 ha previsto l’istituzione della Città Metropolitana di Cagliari e in cambio una pillola di consolazione per il nord della Sardegna.

Una pillola che si è rivelata indigesta, visto che non è stata in grado di equiparare né le risorse assegnare, né la capacità di spenderle». Parole del sindaco Nanni Campus, che ieri ha aperto il dibattito sulla mozione, già approvata all’unanimità dall’assemblea degli otto sindaci della Rete, che si sono ripromessi di ripresentarla identica nei loro consigli comunali. «Vogliamo – ha spiegato Campus – che in Regione, in un momento in si parla di rimettere mano agli assetti istituzionali, arrivi chiara e forte la volontà del nostro territorio. La pretesa che gli vengano concesse le stesse chance che ha avuto il sud».

Poi il primo cittadino ha fatto un rapido excursus sulla storia della legge di riordino del sistema delle autonomie locali che, nel luglio 2016 ha portato (con non poche, inascoltate, proteste) alla istituzione della Rete. E si è soffermato sui fondi ad essa assegnati. «Circa 76 milioni – ha spigato – la gran parte, 37 milioni, regionali, di cui 19 per Sassari. Per la prima e purtroppo anche unica convezione attuativa tra il Centro regionale di programmazione e la Rete, abbiamo aspettato però il dicembre 2018, quando ci vennero assegnati 27 milioni, di cui 7,7 a Sassari. Agli inizi del 2019 si aggiungono altri 3,5 milioni. A giugno 2019 altri 920mila euro per la mobilità elettrica.

Questo è quello che di fatto abbiamo come risorse assegnate. Dotazione ben lontana dal potere essere anche solo vagheggiata come equiparazione alle risorse assegnate a Cagliari. Risorse che inoltre non eravamo in grado di spendere: ci mancava completamente una struttura attuativa. Mancavano atti fondamentali per poter rendere questi finanziamenti utilizzabili. Ad esempio il piano esecutivo di gestione, non era stato approvato il patto di integrità. C’era la totale impossibilità di coinvolgere i Comuni associati. Si andava avanti solo con la disponibilità di alcuni operatori del Comune di Sassari. Abbiamo fatto gli atti mancanti e abbiamo avviato l’istituto dell’avvalimento, cioè la possibilità di usare le figure professionali dei singoli Comuni che compongono la rete. Questo ci ha consentito di iniziare a muoverci e fare qualcosa per salvare questi fondi, che rischiano di andare persi se non si assumono le deliberazioni entro il 2023. Questa è la situazione su cui abbiamo lavorato, che ben dà conto delle difficoltà a far marciare una entità non riconosciuta da nessuna parte, senza nessuna valenza giuridica, ma carica di incredibili responsabilità. A cui non sono state le gambe per camminare, che invece Cagliari ha da subito avuto».
 

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