Dallo spuntino alla morte: nel decesso del 24enne di Bono il mistero di quei 50 minuti

Restano dubbi sul suicidio nell’ovile di Giampietro Cocco. Un grosso livido sul braccio e altre stranezze

SASSARI. Un livido vistoso sul braccio destro, altri segni evidenti che sembrerebbero contrastare con l’ipotesi del suicidio. Ma anche altri aspetti che non tornano e che solo l’autopsia - dovrebbe essere in programma nella giornata di oggi, dopo l’affidamento dell’incarico al medico legale da parte del magistrato titolare dell’inchiesta - potrà contribuire a chiarire.

I carabinieri della compagnia di Bono e del Nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari stanno raccogliendo tutti gli elementi utili per capire se quella di Giampietro Cocco, 24 anni, allevatore di Bono, è una morte provocata da un gesto volontario oppure se quella scena della tragedia è stata successivamente allestita da qualcuno. Insomma, al momento resta l’interrogativo: suicidio o simulazione dopo un omicidio?

I familiari non credono al suicidio e a Bono amici e conoscenti sono sulla stessa lunghezza d’onda. Gli investigatori vogliono sgombrare il campo da ogni dubbio. Per questo nelle ultime ore hanno lavorato intensamente per cercare di ricostruire quello che è accaduto dalla conclusione dello spuntino di venerdì notte (e concluso all’alba) e fino all’arrivo all’ovile del padre di Giampietro Cocco, che ha trovato il figlio privo di vita. Una scena terribile per un padre: il ragazzo aveva una corda al collo fissata a una trave, dentro il capannone, sotto i piedi delle balle di fieno (che potevano anche essere raggiunte). Immediato l’allarme e l’arrivo dei soccorritori (un medico di base), quindi dei carabinieri.

Cosa è successo nell’ovile a poca distanza dalla chiesa campestre di Santa Restituta, sulla provinciale 31? Gli elementi di certezza finora disponibili non sono tanti: Giampietro Cocco aveva organizzato uno spuntino nel suo ovile, quasi una quarantina gli invitati. La cena è andata avanti tutta la notte e fino all’alba. Nessun problema apparente (secondo le prime testimonianze) e l’allevatore di Bono sarebbe stato visto in vita l’ultima volta intorno alle 6,40 dalle ultime persone che hanno lasciato l’ovile.

«Ha detto che restava per sistemare le cose», hanno raccontato. Poi c’è un buco di circa 50 minuti, fino alle 7,30 quando Marco il padre di Giampietro arriva all’ovile insieme all’altro figlio. E a quel punto il ragazzo è già morto. In apparenza un suicidio, dai rilievi eseguiti dal Nucleo investigazioni scientifiche non sarebbero emersi particolari rilevanti. Nella fattispecie non sarebbero stati rilevati segni di trascinamento sul terreno, ma questo potrebbe non voler dire niente. C’è quel segno sul braccio destro, un livido che potrebbe essere conseguenza di un colpo o di una forte pressione. E le indagini scandagliano un panorama vasto: tra le altre cose si cerca di capire se Giampietro (o altri della famiglia) avessero in qualche modo ricevuto minacce o avvertimenti. Una questione sussurrata in alcuni ambienti che, però, al momento è oggetto di attenzione come altre. Si lavora e si guarda agli ultimi giorni, alle amicizie e alle frequentazioni dell’allevatore 24 enne (anche con gente del Nuorese) e sotto la lente c’è anche quello spuntino di venerdì notte organizzato da Giampietro Cocco. Aveva un significato particolare o era uno degli appuntamenti che periodicamente si promuovono negli ovili? Resta un dubbio di fondo: Giampietro Cocco non aveva manifestato segnali di disagio, non ne aveva parlato con nessuno. Gli amici lo definiscono un ragazzo solare, dal carattere forte e capace di tenere testa anche a gente più grande di lui. Cosa è successo in quei 50 minuti da quando è stato visto vivo per l’ultima volta?

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