Bono, rose bianche per l’ultimo saluto a Giampietro

I funerali del ragazzo trovato morto nell’ovile in circostanze non chiarite definitivamente

BONO. Rose bianche e un cielo carico di nuvole per salutare un’ultima volta Giampietro Cocco, il giovane che il 30 maggio scorso ha perso la vita in condizioni ancora non chiare nel suo ovile. Un suicidio sul quale è stata aperta una inchiesta della procura della Repubblica di Nuoro con le indagini sviluppate dai carabinieri della compagnia di Bono e del Nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari.

Un epilogo inaspettato dopo una serata passata con gli amici nel suo ovile, dove aveva organizzato uno spuntino. Restano i dubbi, gli stessi manifestati che attanagliano amici e parenti che ieri hanno partecipato ai suoi funerali stringendosi al dolore inconsolabile dei genitori Manuela e Marco, e dei fratelli Angela e Francesco. Nella chiesa di San Michele Arcangelo il parroco Mario Curzu ha espresso lo sconcerto della famiglia e dell’intera comunità di Bono: «Immenso è il dolore e grande lo sconcerto. Acutissime le domande che sconvolgono il cuore e la storia di ciascuno, in particolare dei suoi genitori e fratelli, del babbo Marco, della mamma Manuela, della sorella Angela e del fratellino Francesco, dei familiari e dei suoi amici. Eppure, proprio in questi eventi è intensa la lezione di vita che il Signore Dio ci manda. A voi genitori che temete per la sorte eterna del vostro congiunto dico: una mamma riesce a perdonare anche i fatti più gravi ai propri figli, ebbene, forse Dio è da meno di una mamma? Noi non mettiamo limiti alla misericordia del Padre. Egli conosce fino in fondo le debolezze del cuore di ognuno di noi». Le parole del parroco scalfiscono il silenzio dei presenti in una chiesa dove la capienza massima, secondo il decreto ministeriale e della nota Cei dovuto all’emergenza sanitaria, è stata definita nel numero di 97 persone, distanziate e con i dispositivi di protezione. Il rito funebre è stato trasmesso tramite la radio parrocchiale e, per chi si trovava nel sagrato della chiesa, con l’amplificazione esterna. Tutta la comunità ha voluto salutare il giovane, presenti anche il primo cittadino Elio Mulas e l’amministrazione comunale, e il maresciallo dei carabinieri della stazione di Bono Carmine Casilli. Nella sua omelia don Mario manda un messaggio chiaro ai ragazzi e agli adolescenti: «Parlate di voi e dei vostri problemi, parlare vuol dire consegnarsi. Preparatevi alle amarezze della vita, ai “no”, alle difficoltà, ai dispiaceri che sempre accompagnano il nostro vivere. Coltivate i sogni, i valori, il cuore che tende alle vette. Quelle vette che ti conquistano oltre i nostri telefonini, che ci imprigionano, ci schiavizzano, senza mai dimenticare che c’è sempre qualcuno che ha bisogno di te».

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