La Nuova Sardegna

Sassari

USIAMO BENE IL CENTRO INTERMODALE

di ANTONIETTA MAZZETTE

In ragione di ciò, ha costituito una “Unità di progetto”. La vicenda risale agli anni ’90 ma è ritornata al centro dell’attenzione grazie al dibattito aperto dal Comitato per la Metropolitana di...

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In ragione di ciò, ha costituito una “Unità di progetto”. La vicenda risale agli anni ’90 ma è ritornata al centro dell’attenzione grazie al dibattito aperto dal Comitato per la Metropolitana di Superficie, per il quale il Centro è un “tassello fondamentale nel quadro di una strategia di mobilità sostenibile”. Le motivazioni sono due: la prima è che le Ferrovie hanno abbandonato il trasporto merci, per cui si è creata un’area dismessa nella Stazione; la seconda è che la Stazione è un luogo ideale per accogliere gli autobus, dove convergono “tutte le linee ferroviarie che attraversano la città e già vi transita la metropolitana di superficie”.

Il fatto che l’Amministrazione sembri accettare, su questo punto, la proposta del “Comitato” non può che essere valutato positivamente. Tuttavia, per quest’ultimo il Centro intermodale sta dentro una visione coerente di trasporto pubblico sostenibile, finalizzata sia a ridurre il bisogno di utilizzare i mezzi privati, sia in prospettiva di collegare il complessivo sistema urbano del nord-ovest all’aeroporto di Fertilia, “soprattutto se la linea del tram-treno venisse allungata fino al porto ed alla parte Sud della città catalana”, sia per rendere più efficiente la metropolitana di superficie. In altre parole, il tassello del Centro Intermodale dovrebbe costituire un acceleratore di processi virtuosi orientati verso una mobilità sostenibile sotto i profili ambientale, economico e sociale, peraltro in armonia con il Piano Urbano della Mobilità (Pum) a suo tempo approvato dal Comune e da sempre ignorato. Di questo orientamento non ho trovato traccia nella deliberazione e nel piano attuativo, mentre la Stazione è limitata ad essere vista come luogo di “interscambio tra trasporto su ferro e su gomma”. Ma d’altronde, questo è coerente con altre azioni del Comune, quali la scelta di costruire un ponte che scavalca la ex-131 nella prosecuzione del tracciato della metropolitana di superficie che dovrebbe arrivare sino a Li Punti.

Nell’allegato c’è un vago accenno alla “riqualificazione e rigenerazione urbana comprendenti corso Vico, Porta S. Antonio ed ex Hotel Turritania”. È evidente che collocare il flusso delle persone in entrata e uscita all’interno della Stazione di per sé è un attrattore di economie urbane, ma quale ruolo assolverà il Comune? Sassari è in ritardo di quarant’anni nei processi di rigenerazione urbana, ma per recuperare deve evitare gli errori commessi da altre città: ad esempio quelli che hanno espulso popolazioni e svuotato di socialità parti urbane centrali. La rigenerazione può realizzarsi in diversi modi, ma dove alle pratiche culturali è stato assegnato un ruolo rilevante, assumendo una finalità sociale, si è creato un equilibrio tra le esigenze delle popolazioni che hanno resistito e quelle nuove che potrebbero insediarsi. Sassari ha una produzione culturale che aspetta solo di essere resa protagonista principale della città e dei suoi spazi. Si può partire da qui per favorire la rigenerazione urbana di questa parte della città? Insomma, il centro intermodale nella Stazione ha un senso se è nel quadro della rete metropolitana di area vasta, altrimenti è solo un parcheggio di autobus.



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