Volò giù dal balcone sette anni al compagno

Accordo sulla pena tra difesa e pg nel processo d’appello contro Gianluca Delrio Il 52enne in primo grado era stato condannato a 8 anni per tentato omicidio

SASSARI. Accordo sulla pena raggiunto davanti al collegio dei giudici d’appello (presieduto da Plinia Azzena) nel processo a carico del 52enne Gianluca Delrio, accusato di aver spinto giù dalla finestra (nel 2017) la compagna Leymary Fernandez Rodriguez, di 45 anni.

L’avvocato difensore Patrizia Marcori e il sostituto procuratore generale hanno trovato un accordo per una pena finale a sette anni di carcere, uno in meno rispetto al primo grado. Ora dovranno passare i canonici 45 giorni perché la condanna diventi definitiva.

Delrio aveva sempre negato di aver mai voluto uccidere la sua compagna, aveva piuttosto parlato di un litigio avuto con lei quel giorno di luglio di tre anni fa ma si è sempre proclamato innocente. Il giudice, però, non gli aveva creduto e a conclusione del rito abbreviato lo aveva condannato a otto anni.

Dagli elementi raccolti nella prima fase delle indagini era emerso che Delrio – al culmine di un violento litigio – avesse provocato la caduta della compagna. La donna era precipitata dal secondo piano, da un’altezza di circa otto metri. La caduta era stata in parte attutita dalla vegetazione del giardino oltre il marciapiede. Il drammatico episodio si era verificato poco dopo le 5.30 del mattino in piazza Bottego nel quartiere di Latte Dolce. Alcuni residenti avevano sentito le urla, il rumore di oggetti gettati a terra ed erano stati proprio i vicini di casa a dare l’allarme e a fare scattare i soccorsi: la donna era stata trasportata in ospedale a bordo di un’ambulanza del 118. Era arrivata al pronto soccorso in codice rosso e i medici ne avevano disposto il ricovero con prognosi riservata.

Secondo il pm, che aveva chiesto il giudizio immediato per Delrio, l’uomo «dopo aver offerto da bere del metadone alla Rodriguez (facendole credere che si trattava di uno sciroppo per la tosse), dopo aver tentato di iniettarle sostanza stupefacente in un braccio con una siringa e dopo averla percossa, la spingeva per due volte dalla porta-finestra dell’abitazione al secondo piano di una palazzina per scaraventarla al di fuori, la prima volta non riuscendo a defenestrarla perché quest’ultima riusciva a tenersi a lui, la seconda volta invece riuscendoci, determinando la precipitazione della Rodriguez al suolo». Il pm scrisse anche che la donna non morì solo perché erano intervenuti subito i soccorritori che l’avevano accompagnata in ospedale. Ma Delrio si è sempre difeso sostenendo che tra i due fosse invece lei la violenta. E che la donna cadde dal balcone perché entrambi avevano bevuto e assunto droghe. L’imputato si era sottoposto a un lungo esame e aveva spiegato di non essersi nemmeno accorto del momento esatto in cui la Rodriguez era caduta dal balcone: «A un tratto l’ho vista giù. Era viva e se avessi voluto realmente ucciderla sarei sceso per completare l’opera. Invece sono rimasto a casa, non sono scappato quando sono arrivati i carabinieri e non le ho mai fatto del male nemmeno dopo».

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