«Le navi non vanno allontanate»
di Gavino Masia
Rivolta tra operatori commerciali e turistici: protesta per la richiesta avanzata dal sindaco Wheeler
3 MINUTI DI LETTURA
PORTO TORRES. A che serve una banchina attrezzata a due passi dalla città se non per ormeggiare le navi e favorire l’afflusso dei turisti? E se non ci vanno le navi un porto qual’è il suo destino se non la chiusura?
Sono questi gli interrogativi di ieri dopo la notizia che il sindaco ha chiesto alla Capitaneria e all’Autorità portuale lo spostamento dei traghetti dalla centralissima banchina Dogana-Segni. E le reazioni sono di grande preoccupazione.
«Credo che con questa mossa l’amministrazione comunale voglia dare il colpo di grazia al poco commercio rimasto in città – dice il titolare del ristorante pizzeria Piazza Garibaldi, nonché rappresentante dei commercianti, Massimiliano Cilia – che conta comunque una forza lavoro importante: a quanto pare però, nessuno ha a cuore il lavoro e le famiglie dei nostri dipendenti. Ci sono centinaia di priorità da risolvere in questa città – aggiunge -, magari ripulire la spiaggia dello Scogliolungo, vetrina per tutti quelli che transitano in auto, migliorare decoro e verde pubblico. E fare rispettare il ritiro della spazzatura nei locali commerciali». Per l’edicolante Emanuele Riu si deve partire dal presupposto che avere la nave in città rappresenta una cartolina da far invidia a tutti: «Ritengo che quella posizione strategica debba essere difesa, per far sì che i turisti possano conoscere la nostra città e spendere nelle nostre attività senza disperdersi per altre destinazioni allo sbarco. La nave in centro è fondamentale per l’economia di Porto Torres, già pesantemente debilitata». Il gestore del bar ristorante Il Cristallo, Antonio Schintu, è nettamente contrario allo spostamento delle navi: «Il sindaco di una città portuale che non vuole le navi a pochi metri del centro cittadino, senza proporre una nuova progettualità su quella banchina, non è comprensibile. Dopo il Covid vogliamo tornare alla normalità dell’anno scorso, perchè senza l’approdo di quelle due navi nella banchina Dogana-Segni sono costretto a rinunciare a quattro unità nel personale dipendente. Non ho mai visto una città anti-turistica come Porto Torres in questi anni, e il sindaco sembra che viva fuori dal mondo».
Durante la scorsa consiliatura si erano spesi molti soldi pubblici e molto tempo - ricorda l’ex presidente della commissione portualità, oggi dirigente Pd, Massimo Piras - per concertare con gli operatori portuali e con quelli economici della città un modello di porto che potesse essere il più condiviso possibile. «Ci siamo riusciti con una votazione bi-partisan dell’allora consiglio comunale – rimarca Piras – in quanto la banchina Dogana-Segni avrebbe dovuto rappresentare il salotto buono della città sia per le navi da crociera che per i traghetti passeggeri. Il centro di Porto Torres non può fare a meno delle navi: tutti vogliono il rispetto della salute pubblica ma anche la sopravvivenza delle attività economiche. L’auspicio è che nei primi 100 giorni della prossima consiliatura, il Piano regolatore portuale venga messo al centro dell’Agenda politica».
Per il consigliere comunale sardista Davide Tellini, il molo Segni «è il simbolo della rinascita dei traffici commerciali del nostro porto. Se la richiesta della giunta sarà accolta avrà sicuramente ripercussioni negative sul commercio cittadino, che con la nave ormeggiata in banchina trova una boccata di ossigeno in questo periodo di grande crisi». Poi l’affondo finale: «In questi cinque anni chi governa avrebbe dovuto portare avanti il lavoro già svolto dalla precedente amministrazione sul piano regolatore portuale: purtroppo la qualità politica del Movimento 5 stelle cittadino non consente di fare altro».
Sono questi gli interrogativi di ieri dopo la notizia che il sindaco ha chiesto alla Capitaneria e all’Autorità portuale lo spostamento dei traghetti dalla centralissima banchina Dogana-Segni. E le reazioni sono di grande preoccupazione.
«Credo che con questa mossa l’amministrazione comunale voglia dare il colpo di grazia al poco commercio rimasto in città – dice il titolare del ristorante pizzeria Piazza Garibaldi, nonché rappresentante dei commercianti, Massimiliano Cilia – che conta comunque una forza lavoro importante: a quanto pare però, nessuno ha a cuore il lavoro e le famiglie dei nostri dipendenti. Ci sono centinaia di priorità da risolvere in questa città – aggiunge -, magari ripulire la spiaggia dello Scogliolungo, vetrina per tutti quelli che transitano in auto, migliorare decoro e verde pubblico. E fare rispettare il ritiro della spazzatura nei locali commerciali». Per l’edicolante Emanuele Riu si deve partire dal presupposto che avere la nave in città rappresenta una cartolina da far invidia a tutti: «Ritengo che quella posizione strategica debba essere difesa, per far sì che i turisti possano conoscere la nostra città e spendere nelle nostre attività senza disperdersi per altre destinazioni allo sbarco. La nave in centro è fondamentale per l’economia di Porto Torres, già pesantemente debilitata». Il gestore del bar ristorante Il Cristallo, Antonio Schintu, è nettamente contrario allo spostamento delle navi: «Il sindaco di una città portuale che non vuole le navi a pochi metri del centro cittadino, senza proporre una nuova progettualità su quella banchina, non è comprensibile. Dopo il Covid vogliamo tornare alla normalità dell’anno scorso, perchè senza l’approdo di quelle due navi nella banchina Dogana-Segni sono costretto a rinunciare a quattro unità nel personale dipendente. Non ho mai visto una città anti-turistica come Porto Torres in questi anni, e il sindaco sembra che viva fuori dal mondo».
Durante la scorsa consiliatura si erano spesi molti soldi pubblici e molto tempo - ricorda l’ex presidente della commissione portualità, oggi dirigente Pd, Massimo Piras - per concertare con gli operatori portuali e con quelli economici della città un modello di porto che potesse essere il più condiviso possibile. «Ci siamo riusciti con una votazione bi-partisan dell’allora consiglio comunale – rimarca Piras – in quanto la banchina Dogana-Segni avrebbe dovuto rappresentare il salotto buono della città sia per le navi da crociera che per i traghetti passeggeri. Il centro di Porto Torres non può fare a meno delle navi: tutti vogliono il rispetto della salute pubblica ma anche la sopravvivenza delle attività economiche. L’auspicio è che nei primi 100 giorni della prossima consiliatura, il Piano regolatore portuale venga messo al centro dell’Agenda politica».
Per il consigliere comunale sardista Davide Tellini, il molo Segni «è il simbolo della rinascita dei traffici commerciali del nostro porto. Se la richiesta della giunta sarà accolta avrà sicuramente ripercussioni negative sul commercio cittadino, che con la nave ormeggiata in banchina trova una boccata di ossigeno in questo periodo di grande crisi». Poi l’affondo finale: «In questi cinque anni chi governa avrebbe dovuto portare avanti il lavoro già svolto dalla precedente amministrazione sul piano regolatore portuale: purtroppo la qualità politica del Movimento 5 stelle cittadino non consente di fare altro».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
