Sassari, a secco i conti della Zir: «Predda Niedda chiude»

Abbanoa fa sequestrare 560mila euro e il Consorzio non può gestire la viabilità. Il commissario: «O il Comune prende in carico le strade, o blocchiamo gli accessi»

SASSARI. I forzieri della Zir sono definitivamente prosciugati, non c’è più un centesimo nemmeno per pagare gli stipendi, per pagare le imposte, per togliere un’erbaccia o per pulire una strada. A staccare definitivamente la spina e a decretare l’eutanasia di un ente ormai moribondo da più di dieci anni è stata Abbanoa. Il credito che vanta nei confronti del Consorzio Industriale ammonta a 24 milioni di euro e ha iniziato a incassare le briciole, ovvero i 560mila euro rimasti in cassa. «Siamo costretti a chiudere – dice il commissario liquidatore Tore Cosseddu – non abbiamo risorse per gestire alcuna attività e garantire la sicurezza nella viabilità interna. Questo significa che se a partire da domani il Comune di Sassari non prende in carico i 27 chilometri di strade di Predda Niedda, saremo costretti a chiudere i varchi di accesso della Zona Industriale e impedire il traffico veicolare. Abbiamo già avvisato il prefetto di questa ipotesi».

Tradotto: si stacca la spina ai grossi supermercati, a tutte le varie attività, ai ristoranti, e a quello che è ormai è diventato il cuore commerciale pulsante di Sassari.

L’entrata a gamba tesa di Abbanoa è arrivata in maniera inaspettata: «Eravamo in una fase di trattativa molto avanzata – spiega Cosseddu – e pensavamo di riuscire a chiudere finalmente il contenzioso».

Infatti la Regione aveva stanziato 11 milioni di euro per colmare una parte del debito, ai quali si sarebbero aggiunti altri 5 milioni messi sul piatto dalla Zir: «La partita si sarebbe dovuta risolvere in questo modo – spiega il commissario – dopodiché non capiamo perché Abbanoa si sia tirata indietro e abbia deciso di forzare la mano».

Fino al 2019, ovvero l’anno che segna il passaggio della rete ad Abbanoa, l’intera zona industriale era collegata a un unico contatore intestato al Consorzio, che negli anni aveva accumulato una morosità di 25 milioni. Il primo censimento effettuato dall’ente gestore della risorsa idrica aveva scoperchiato una giungla: 130 utenze (su 661 totali) non presenti negli elenchi del Consorzio (di cui per appena 54 è stato possibile accertare la ragione sociale), 34 utenze che si riforniscono in tutto o in parte da fonti alternative alla rete (pozzi o altro), ma non hanno comunicato i quantitativi di reflui immessi nelle fognatura pubblica che garantisce il servizio di depurazione. E 75 aziende, tutte sprovviste di autorizzazione allo scarico, che immettono in fognatura acque reflue industriali. Dopo qualche mese e decine di avvisi, Abbanoa ha rotto gli indugi e ha cominciato gli slacci. «I nostri consumi effettivi erano di 500mila euro l’anno, ma Abbanoa ne fatturava 1 milione e 800 – dice Cosseddu – allora abbiamo messo in mora la Regione e siamo andati in contenzioso». Due cause aperte, perse dal Consorzio in primo grado, e ora in appello.

Ora però, con le casse esangue, la Zir abbassa definitivamente la saracinesca. La palla, per la sicurezza stradale e la viabilità, passa nelle mani del Comune di Sassari.

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