Sassari, un ostello per uomini soli: «La porta è aperta a tutti»

Il parroco padre Isidoro ha avuto l’idea di trasformare la mensa in una foresteria. Da qualche giorno cerca sui social e in giro per la città aiuti per realizzare l’opera

SASSARI. Quando una ventina di giorni fa si è ritrovato nell’arco di ventiquattr’ore a dover consolare e offrire un tetto a due uomini finiti in mezzo alla strada e con problemi che sembravano insormontabili, ha avuto un’illuminazione - è proprio il caso di dire divina - e da quel momento si è buttato anima e corpo in questa nuova missione.

Ma padre Isidoro De Michele, 47 anni, parroco della chiesa dei Cappuccini, è uno che davanti alle imprese difficili tira fuori il meglio di sé. Un passato da guardia giurata a Porto Rotondo, una vocazione adulta e una dimestichezza da ventenne con i social network, quando i primi giorni di luglio si è ritrovato davanti a due storie di solitudine e disperazione, padre Isidoro ha capito che l’unica soluzione possibile era fare qualcosa di concreto.


«Ho pensato che non c’era tempo da perdere – spiega il sacerdote – perché quelle due persone che sono venute a chiedermi aiuto ne avevamo bisogno in quel momento preciso».

È così che i locali che fino a due mesi fa avevano ospitato la mensa dei poveri, da quel momento sono diventati la nuova foresteria della parrocchia che prenderà il nome di “Ospizio Cappuccini”.

«Ai due uomini che si erano rivolti a me, non avendo un posto dove andare a dormire – spiega padre Isidoro – ho chiesto i primi giorni di adattarsi a delle sistemazioni di fortuna, poi sono stati loro stessi a mettersi a disposizione per realizzare una struttura più accogliente».

Da quel momento padre Isidoro ha iniziato, come un vero segugio, la caccia a chiunque potesse dargli una mano per realizzare una foresteria che quando sarà terminata potrà ospitare una decina di uomini. «La porta sarà aperta a tutti – spiega il sacerdote – la foresteria nasce con l’obiettivo di venire incontro alle necessità dei senza tetto, ancora presenti nella nostra città e offrire loro un aiuto concreto che sappia centrare bisogni impellenti e improcrastinabili anche di persone con difficoltà momentanee come uomini separati». Il nome scelto ha radici profonde. Nel 1855 il convento dei Cappuccini di Sassari aveva già ospitato alcuni cittadini colpiti dalla storica epidemia di colera e nel 1864 l’avvocato Carlo Ruggiu trasformò una parte del convento in una struttura modello, una sorta di casa-famiglia, dove i ragazzi trovavano un tetto e la possibilità di imparare un mestiere.

«Ci siamo ispirati al passato – spiega padre Isidoro – ma guardiamo al presente di tante persone che oggi vengono a bussare alla nostra porta perché non sanno dove andare. Se qualcuno vorrà darci una mano – prosegue il sacerdote – stiamo cercando volontari con competenze edili e idrauliche. L’associazione studenti di Agraria ci donerà doghe e materassi – conclude padre Isidoro – ma qualsiasi altro aiuto sarà ben accetto». Per informazioni rivolgersi al numero 340-5048798.

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