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Sassari

Metano, secondo sì del governo sulla dorsale sarda. Ma in Senato l’esecutivo è per il no

Giuseppe Centore
Metano, secondo sì del governo sulla dorsale sarda. Ma in Senato l’esecutivo è per il no

Va avanti l'iter burocratico

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CAGLIARI. Seconda e conclusiva firma autorizzativa per il primo tratto, quello sud, della dorsale. Dopo quello del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, primo autorevole esponente dei Cinque Stelle che si esprime favorevolmente al progetto, arriva quella del collega ai Beni Culturali Dario Franceschini. Un firma meno in forse, per motivi politici e amministrativi, ma che chiude l’iter autorizzativo per metà della dorsale (il tratto sud, quello nord aspetta anche esso le due firme) e rimanda la palla nel campo del Ministero dello Sviluppo Economico che adesso deve convocare la conferenza dei servizi, con regione, comuni e enti interessati, per il via libera definitivo. Un atto questo sì tutto politico, che però si scontra con la volontà del Mise di non accogliere alcun elemento che prefiguri la nascita della dorsale del gas per tutta la Sardegna.

Si spiega così la decisione del Ministero di via Veneto di esprimere parere negativo a tutti gli emendamenti presentati nelle commissione affari costituzionali e lavori pubblici al Senato, che stanno valutando il cosiddetto decreto semplificazioni.

All’articolo 60 del provvedimento varato dal governo ad agosto c’è infatti il disegno di un sistema energetico del gas che prevede due punti di approdo e “aggancio” fisico e virtuale alla rete del gas nazionale, lasciando scoperto il resto del territorio sardo, i suoi residenti, le sue imprese.

A questo articolo tre gruppi hanno proposto modifiche. Il Pd, con il vicepresidente del gruppo, Franco Mirabelli, ha fatto esplicito riferimento alla dorsale, e alle sue caratteristiche per un uso anche per l’idrogeno (il combustibile del futuro). Italia Viva, con il senatore Giuseppe Luigi Cucca, ha presentato a sua volta un emendamento simile nella sostanza, così come ha fatto il Gruppo di Forza Italia-Udc con un emendamento non molto diverso a firma di Emilio Floris. Anche la Regione ha presentato un suo emendamento, in linea con questi tre.

Questi emendamenti, manca quello della Lega ma la posizione del partito di Salvini è simile, di fatto disegnano uno scenario dove l’intera rete sarda diventa parte di quella nazionale, e ne assume i contorni tariffari.

E di questa rete la dorsale ne è, appunto, il perno, consentendo un simile prezzo per il gas a tutti i comuni sardi, e a tutte le imprese dei territori, anche periferici. Il governo, opponendosi a questi emendamenti, mantiene la sua linea: due punti di arrivo, rigassificatori a nord e a sud e rete per le imprese dei due poli legata, sempre dal punto di vista delle tariffe, a quella nazionale.

Il resto al libero mercato. In questa maniera verrebbero ignorati anche i depositi costieri del centro Sardegna, uno quasi pronto a Oristano, due da fare.

Non si conosce la posizione del Pd e di Iv in commissione. Martedì l’articolo 60 verrà trattato. È probabile che i democratici tentino una riscrittura del testo cercando una mediazione col governo, ma l’impresa non è semplice. In ogni caso anche gli emendamenti che dovrebbero essere bocciati, come quello di Forza Italia, potranno essere ripresentati in aula, dove una maggioranza anomala potrebbe far passare una formulazione del testo non favorevole ai desiderata del governo. Ma la partita comunque non finisce qui, perchè è certo che il governo chiederà la fiducia su questo provvedimento al Senato, presentando un suo subemendamento sostitutivo di tutto il provvedimento e facendo cadere tutti gli emendamenti anche quelli già votati. È quindi sul momento della scrittura di questo testo che si giocherà la partita, forse decisiva, sul futuro del sistema energetico sardo.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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