Campus: «I contagiati sono 56»
di Giovanni Bua
Il sindaco: «È il numero dei positivi in città dal 19 agosto ad oggi, le mascherine sono l’unica salvezza»
4 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Sono 56 i positivi al Covid in isolamento domiciliare nella città di Sassari, che si aggiungono ai 20 ricoverati in Malattie Infettive (questa volta in arrivo da tutto il nord dell’isola) di cui 4 in terapia intensiva. Questi i numeri resi noti ieri dal sindaco Nanni Campus sulla situazione dei contagi dal 17 agosto, giorno dei primi due casi dopo settimane a “casi zero”. Dati che: «Da una parte chiariscono che la situazione è per fortuna meno grave di quella del nord est, dove la sola Arzachena conta 112 contagiati. Ma che comunque danno conto di una recrudescenza importante, da affrontare con decisione. Perché se i contagi non torneranno prossimi allo zero prima dell’inizio delle scuole ci aspetta un autunno davvero difficile».
Il modo? «Per ora ne abbiamo uno – sottolinea il primo cittadino – l’uso massimo della mascherina. Per questo l’ordinanza che ho emanato che la impone 24 ore su 24 anche all’aperto sarà prorogata. E sarà affiancata da controlli più severi in tutte le situazioni critiche. Non voglio più vedere tavolini dei bar con intorno 15 ragazzini senza mascherina. E non succederà ancora».
Si prepara a rivestire i panni dello sceriffo il sindaco Campus, di fronte a un ritorno del Covid tra le mura cittadine, che ha già sfiorato l’ospedale (4 i dipendenti positivi “beccati” prima del rientro a lavoro dall’Aou) e che non deve assolutamente rientrare nelle case di riposo e nelle Rsa: «Ho chiuso, con grande dolore, di nuovo le porte di Casa Serena alle visite. E dopo due giorni la Regione ha fatto lo stesso con tutte le Rsa dell’isola. Nella casa di riposo comunale per fortuna è ancora attiva la collaborazione con il primario di Malattie Infettive Sergio Babudieri, che non smetteremo mai abbastanza di ringraziare, ma non possiamo dimenticare che nel periodo di picco del contagio le morti tra quelle mura sono decuplicate. Non è pensabile che capiti ancora». Ma non sono le case di riposo la preoccupazione maggiore del sindaco: «Quelli – spiega – sono cluster complessi da gestire ma molto circoscritti. Ora il nemico che abbiamo di fronte è diverso. Viaggia sulle gambe di ragazzi, spesso asintomatici, anche se, come stiamo vedendo, non sempre. E da loro passa ai genitori, ai nonni. Nelle 56 persone positive in isolamento ci sono interi nuclei familiari, e molti under 18. Come amministrazione abbiamo già dimostrato in primavera, con la chiusura dei parchi, il divieto ai runner, di saper essere tempestivi nelle scelte. Se saremo costretti lo faremo di nuovo».
Il colpevole degli aumenti del contagio? «È difficile dire cosa avremmo potuto fare – continua Campus –. Non potevamo chiudere i confini, né fare tamponi a tutti i turisti, che siamo stati noi a chiamare, e grazie a cui parte importante della nostra economia va avanti. Magari si poteva fare uno screening preventivo, ma non è questo ora il punto. Il punto è stata la totale mancanza di rispetto e precauzioni di alcuni precisi ambienti. Per fortuna nessun imprenditore di Alghero ha insultato il sindaco per le sue ordinanze e poi si è contagiato con tutto il suo staff, come purtroppo è successo in Gallura. Ma il rischio comunque c’era, e il prezzo lo stiamo pagando. Certo, casi come quello del resort di Santo Stefano, con tutto il personale contagiato e quasi nessun ospite, confermano, se ce ne fosse bisogno, che la mascherina poteva essere un argine decisivo al virus. La indossavano in servizio e nessuno si ammalava, non la indossavano quando stavano insieme a fine turno e il virus ha colpito. È evidente che la mascherina è, allo stato attuale, l’arma migliore che abbiamo in mano. Sia contro il Covid che contro l’ondata influenzale d’autunno. Ed è irresponsabile, soprattutto verso gli altri, non usarla».
Ultimo passaggio sulla diffusione dei dati: «Con i colleghi sindaci – chiude Campus – chiediamo all’Ats una comunicazione puntuale. E questo perché i sindaci devono sapere cosa sta succedendo per prendere decisioni tempestive. Per quanto riguarda la comunicazione esterna è meno importante che i dati siano disaggregati. Avere numeri bassi potrebbe generare falsa sicurezza in comunità in cui invece l’attenzione deve rimanere altissima. Certo Sassari paga l’essere accomunata con Olbia, che vive una situazione oggettivamente diversa. Ma non per questo noi dobbiamo essere meno attenti. Abbiamo tre settimane per rimettere a posto le cose, e fare andare i nostri figli serenamente a scuola. Mi aspetto la collaborazione di tutti. Poi ci sarà tempo per le analisi e i discorsi. E saranno gli organi competenti a capire chi ha sbagliato e a presentargli il conto».
Il modo? «Per ora ne abbiamo uno – sottolinea il primo cittadino – l’uso massimo della mascherina. Per questo l’ordinanza che ho emanato che la impone 24 ore su 24 anche all’aperto sarà prorogata. E sarà affiancata da controlli più severi in tutte le situazioni critiche. Non voglio più vedere tavolini dei bar con intorno 15 ragazzini senza mascherina. E non succederà ancora».
Si prepara a rivestire i panni dello sceriffo il sindaco Campus, di fronte a un ritorno del Covid tra le mura cittadine, che ha già sfiorato l’ospedale (4 i dipendenti positivi “beccati” prima del rientro a lavoro dall’Aou) e che non deve assolutamente rientrare nelle case di riposo e nelle Rsa: «Ho chiuso, con grande dolore, di nuovo le porte di Casa Serena alle visite. E dopo due giorni la Regione ha fatto lo stesso con tutte le Rsa dell’isola. Nella casa di riposo comunale per fortuna è ancora attiva la collaborazione con il primario di Malattie Infettive Sergio Babudieri, che non smetteremo mai abbastanza di ringraziare, ma non possiamo dimenticare che nel periodo di picco del contagio le morti tra quelle mura sono decuplicate. Non è pensabile che capiti ancora». Ma non sono le case di riposo la preoccupazione maggiore del sindaco: «Quelli – spiega – sono cluster complessi da gestire ma molto circoscritti. Ora il nemico che abbiamo di fronte è diverso. Viaggia sulle gambe di ragazzi, spesso asintomatici, anche se, come stiamo vedendo, non sempre. E da loro passa ai genitori, ai nonni. Nelle 56 persone positive in isolamento ci sono interi nuclei familiari, e molti under 18. Come amministrazione abbiamo già dimostrato in primavera, con la chiusura dei parchi, il divieto ai runner, di saper essere tempestivi nelle scelte. Se saremo costretti lo faremo di nuovo».
Il colpevole degli aumenti del contagio? «È difficile dire cosa avremmo potuto fare – continua Campus –. Non potevamo chiudere i confini, né fare tamponi a tutti i turisti, che siamo stati noi a chiamare, e grazie a cui parte importante della nostra economia va avanti. Magari si poteva fare uno screening preventivo, ma non è questo ora il punto. Il punto è stata la totale mancanza di rispetto e precauzioni di alcuni precisi ambienti. Per fortuna nessun imprenditore di Alghero ha insultato il sindaco per le sue ordinanze e poi si è contagiato con tutto il suo staff, come purtroppo è successo in Gallura. Ma il rischio comunque c’era, e il prezzo lo stiamo pagando. Certo, casi come quello del resort di Santo Stefano, con tutto il personale contagiato e quasi nessun ospite, confermano, se ce ne fosse bisogno, che la mascherina poteva essere un argine decisivo al virus. La indossavano in servizio e nessuno si ammalava, non la indossavano quando stavano insieme a fine turno e il virus ha colpito. È evidente che la mascherina è, allo stato attuale, l’arma migliore che abbiamo in mano. Sia contro il Covid che contro l’ondata influenzale d’autunno. Ed è irresponsabile, soprattutto verso gli altri, non usarla».
Ultimo passaggio sulla diffusione dei dati: «Con i colleghi sindaci – chiude Campus – chiediamo all’Ats una comunicazione puntuale. E questo perché i sindaci devono sapere cosa sta succedendo per prendere decisioni tempestive. Per quanto riguarda la comunicazione esterna è meno importante che i dati siano disaggregati. Avere numeri bassi potrebbe generare falsa sicurezza in comunità in cui invece l’attenzione deve rimanere altissima. Certo Sassari paga l’essere accomunata con Olbia, che vive una situazione oggettivamente diversa. Ma non per questo noi dobbiamo essere meno attenti. Abbiamo tre settimane per rimettere a posto le cose, e fare andare i nostri figli serenamente a scuola. Mi aspetto la collaborazione di tutti. Poi ci sarà tempo per le analisi e i discorsi. E saranno gli organi competenti a capire chi ha sbagliato e a presentargli il conto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
