Dal 26 ottobre chiuderà lo sportello del Banco a Giave

GIAVE. Chiude dal prossimo 26 ottobre la sede del Banco di Sardegna di Giave e la sindaca Uras esprime preoccupazione. «La chiusura di un servizio importante, come quello della banca, in un piccolo...

GIAVE. Chiude dal prossimo 26 ottobre la sede del Banco di Sardegna di Giave e la sindaca Uras esprime preoccupazione. «La chiusura di un servizio importante, come quello della banca, in un piccolo paese spinge maggiormente verso lo spopolamento».

Con una lettera il Comune è stato informato della chiusura dello sportello situato in locali comunali. Una decisione improvvisa che lascia il sindaco e la comunità sbigottiti. «Questa decisione incide anche su altre scelte fatte dal nostro Comune – dice Maria Antonietta Uras –. Nei mesi scorsi, per questioni di carenza di spazi, abbiamo dovuto acquistare un nuovo immobile, e l’avrei evitato sapendo prima della chiusura della filiale». Una storia che si ripete per il Meilogu, dopo la chiusura dello sportello di Torralba, avvenuta l’anno scorso. La filiale giavese si trasferirà a Bonorva in corso Umberto,7.

Al posto dello sportello, secondo quanto proposto dal Banco di Sardegna, il servizio sarà sostituito da uno sportello Atm attivo 24h. Proposta, quest’ultima, che la stessa sindaca si riserverà di valutare poiché nel mese di maggio, è stata deliberata l’installazione di un dispositivo automatico presso l'ufficio postale a pochi metri da quello previsto dalla banca. «É chiaro che non possono esserci due sportelli bancomat a circa dieci metri di distanza – spiega la sindaca –. Benché ubicato in un piccolo centro – spiega Uras –, il nostro stabile, diversamente da quello di Bonorva, non ha barriere architettoniche. A Bonorva i diversamente abili non possono accedere agevolmente a causa dell’assenza di parcheggi, e a causa di numerosi gradini percorribili per raggiungere sia il bancomat che l'ufficio. Molti clienti, impossibilitati a viaggiare da Giave a Bonorva, vista anche l’emergenza Covid-19 in atto, dovranno trasferirsi alle Poste».

Daniela Deriu

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