Coronavirus in Sardegna: in auto con la febbre alta fa il tampone per strada

Tamponi sugli automobilisti, immagine di repertorio

Diventa un caso l'avventura di un amministratore del Goceano

SASSARI. Tamponi "volanti" e tamponi dall'esito misterioso, mai comunicati ai pazienti in attesa in uno stato di comprensibile apprensione. Nel complicatissimo mosaico dell'emergenza c'è spazio anche per episodi che si avvicinano ai confini della realtà e che, forse, in qualche caso li superano. Situazioni anomale che gettano un'ombra sull'efficacia dei sistemi di prevenzione e tracciamento dei possibili positivi.

Tampone volante. Quello che ha visto protagonista un amministratore comunale del Goceano è un episodio che somma l'assoluta emergenza in cui operano le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) alle difficoltà che i cittadini possono incontrare per effettuare un tampone. «Avevo la febbre alta da tre giorni e non avendo ancora effettuato esami specifici mi ero isolato in attesa che la temperatura scendesse - racconta l'amministratore -. Visto che non miglioravo, ho avvisato il medico di base che ha allertato l'Usca. Purtroppo, i loro impegni non consentivano un avvicinamento al mio paese e quindi mi è stato chiesto se fossi in grado di guidare l'auto e di raggiungerli nella loro sede. Sinceramente non me la sentivo di fare tanti chilometri, non stavo bene e volevo evitare ogni contatto. Chissà cosa sarebbe successo se avessi avuto un incidente durante il percorso...». La soluzione trovata, però, non è stata delle più ortodosse: «Ci siamo accordati per incontrarci in un bivio stradale e così abbiamo fatto. Io sono salito sulla mia auto e ho guidato, con la febbre, sino al bivio. Loro sono arrivati, si sono vestiti e mi hanno fatto il tampone direttamente nella mia auto. Poi ho fatto inversione e sono tornato a casa. Devo dire che sono stati gentilissimi e professionali e che la situazione non è certo imputabile alla singola unità medica ma a una scarsa organizzazione generale». La storia assurda ha però generato un lieto fine: il tampone "volante" ha dato esito negativo.

Tampone del mistero. In questo caso, invece, il tampone si è tinto di giallo perché la diretta interessata non ha mai saputo se l'esito fosse positivo o negativo. Lei è Manuela, la 45enne di Muros blindata in casa per giorni al rientro da un viaggio in Croazia effettuato per ragioni medici. In aeroporto, prima a Venezia e poi ad Alghero, la donna aveva chiesto di essere sottoposta al tampone che le spettava in quanto proveniente da una delle zone ad alto rischio indicate nel dpcm Conte. Niente da fare, così Manuela era rientrata nella sua casa e il giorno dopo, era domenica 30 agosto, aveva avvisato le autorità sanitarie. A quel punto per lei era scattato l'obbligo di quarantena e solo dopo una settimana di isolamento forzato, Manuela era riuscita a fare il tampone il 5 settembre. Nell'attesa è rimasta blindata in casa, nel pieno rispetto delle regole. Ma l'esito dell'esame non è mai arrivato. «La sera del 10 - racconta la 45enne - è invece arrivata una telefonata del sindaco che mi annunciava la fine della quarantena allo scoccare della mezzanotte del 12. A dare la comunicazione al primo cittadino sono state le autorità sanitarie, ma dell'esito del tampone non c'è traccia. Io non so se fosse positivo o negativo, ma per 14 giorni sono rimasta chiusa in casa. Una situazione che non mi sembra affatto normale».

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