Delitti Nule-Orune, testimone arrestato: aveva una pistola

É Giampiero Lai titolare del Bar Planet dove passò Masala .I carabinieri gli hanno sequestrato una Beretta 7,65

NULE. Una pistola Beretta calibro 7,65 con regolare matricola ma stranamente non censita. Era in possesso di Giampiero Lai, 35 anni di Nule e i carabinieri della stazione di Benetutti lo hanno arrestato per detenzione illegale di arma, anche perchè non è risultato titolare di alcune autorizzazione per il possesso. Ora la pistola verrà inviata agli specialisti del Ris di Cagliari che dovranno eseguire la perizia e stabilire intanto se l’arma è già stata usata, o se comunque può essere motivo di interesse per legami con altre indagini.

La notizia di per sè in Sardegna sarebbe quasi normale, nel senso che controlli per detenzione di armi e sequestri se ne fanno con una certa regolarità. Stavolta però l’interesse è sulla persona arrestata: Giampiero Lai è titolare del Bar Planet a Nule, è il luogo dove sarebbe stato visto l’ultima sera prima della scomparsa Stefano Masala il 7 maggio del 2015. Da allora più niente e la sua scomparsa è collegata a un’altra tragedia, l’omicidio di Gianluca Monni di Orune. Per i gravi fatti sono finiti a processo Paolo Enrico Pinna (condannato in via definitiva a 20 anni) e Alberto Cubeddu (condannato all’ergastolo in primo grado e pena confermata in appello).

Giampiero Lai - è bene chiarirlo - nella vicenda di Nule è comparso come testimone. In aula a Nuoro aveva detto di essere intimo amico di Stefano Masala.

«La sera del 7 maggio gli ho chiesto dove fosse diretto, ma ha risposto che non poteva dirmelo. Ha aggiunto che doveva andare a fare una commissione e mi avrebbe spiegato il giorno dopo. Quella sera mi è parso strano. Poi ho ricevuto la telefonata dal padre che lo stava cercando».

La telefonata tra Giampiero Lai e il padre di Stefano Masala non ha trovato riscontro nei tabulati e non è stata confermata da Marco Masala che, invece, ha detto di avere cercato Lai solo il giorno dopo la scomparsa. Di fronte alle contestazioni del pubblico ministero in aula, Lai aveva ribadito: «Sono sicurissimo che Marco Masala mi abbia chiamato la sera della scomparsa e anche l’indomani mattina». Ma soprattutto Giampiero Lai aveva negato di avere sentito Stefano Masala parlare al telefono con Paolo Pinna la sera del 7 maggio, giorno della scomparsa. Quella sera - secondo Lai - Stefano Masala era al Bar Planet fino alle 20. E a un certo punto sarebbe andato via. Alle 22 si sarebbe presentato Paolo Enrico Pinna: «É entrato da solo – ha raccontato in udienza Lai – ed è andato via subito. Doveva lasciare 20 euro per pagare un cellulare. Io stavo per chiudere, ho preso i soldi e gli ho servito una Coca cola, quindi è uscito». Poi il titolare del “Planet” non aveva saputo dire se ci fosse qualcuno che lo aspettasse fuori dal bar e neppure se Pinna fosse arrivato ai piedi o in auto.

Quello del Bar Planet è un passaggio chiave nell’inchiesta perchè è lì che si incrociano le strade di Stefano Masala e di Paolo Enrico Pinna: il primo mai tornato a casa, il secondo condannato insieme al cugino Alberto Cubeddu per i delitti di Orune e Nule. Ora la novità che emerge dagli ambienti investigativi è che Giampiero Lai aveva una pistola sulla cui provenienza (e sul perchè la detenesse illegalmente) sono in corso accertamenti. Proprio nell’ultimo periodo i carabinieri della compagnia di Bono guidati dal capitano Matteo Paulis hanno intensificato i controlli su tutto il territorio di competenza per contrastare la diffusione di armi e droga.

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