«Possiamo ricostruire meglio di prima»

Lo studioso alla Scuola di ecologia ed economia: il Covid è una crisi terrificante ma ci offre una occasione per ripartire

SASSARI. «Quella del Covid-19 è una crisi globale terrificante. Tuttavia, come altre atroci crisi globali, incluse la prima e la seconda guerra mondiale, ci regala un’opportunità e un obbligo a ricostruire la nostra società adattandola alle mutate condizioni. La domanda chiave è: che traiettoria di cambiamento vogliamo imboccare? Si può ricostruire come prima oppure meglio di prima ».

Il pensiero è di Robert “Bob” Costanza, 70 anni, economista statunitense, riconosciuto da tutti a livello mondiale come il padre dell’economia ambientale. Il professore - autore di 16 libri e oltre 300 ricerche scientifiche - aprirà domani i lavori della IV Scuola di ecologia ed Economia promossa dal Parco nazionale dell’Asinara in collaborazione con il Dipartimento di scienze economiche e aziendali dell’Università di Sassari, il Consorzio interuniversitario scienze del mare - sede di Genova) e il Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici - sede di Sassari) con il patrocinio del ministero dell’Ambiente. Robert Costanza ha appena curato insieme ad altri studiosi (tra i quali gli italiani Lorenzo Fioramonti ed Enrico Giovannini, entrambi ex ministri e pure loro previsti negli interventi del webinar di apertura) un articolo-manifesto intitolato appunto “Dopo la crisi: due futuri possibili”.

Allora, professore, qual’è la differenza nel ricostruire come prima o puntare a farlo meglio di prima?

«Ricostruire come prima significherebbe ritornare al business as usual, con tutti i paesi in lotta per recuperare il tempo perduto durante il confinamento attraverso politiche di riforma amichevoli verso il mercato e finalizzate alla crescita economica ad ogni costo. La crisi poi giustificherebbe ulteriori rilassamenti delle regole per il rispetto dell’ambiente, con conseguente peggioramento del cambiamento climatico, crescita della disuguaglianza e rilancio della concorrenza fra stati per acquisire nuovi vantaggi competitivi nella corsa alla crescita.

Ricostruire meglio di prima vuol dire considerare questa crisi come punto di partenza, un’opportunità per ripensare la direzione di marcia delle nostre società e rifocalizzarsi sullo scopo primario del benessere sostenibile per l'umanità e per il resto della natura. Possiamo distribuire la ricchezza in modo più equo, proteggere il clima e gli altri servizi dell’ecosistema e costruire un’economia che metta al primo posto la salute e il benessere delle persone. Molti individui, gruppi, organizzazioni non governative, aziende, perfino alcuni governi di avanguardia hanno raccomandato questi cambiamenti. Che sono articolati negli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e in molti altri documenti e interventi recenti, incluso il messaggio della presidente Ursula Von der Leyen sullo stato dell’Unione e l’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco. Il Club di Roma e l’Alleanza per l’Economia del Benessere (Weall) sono iniziative attualmente in corso che coordinano e amplificano tutti questi sforzi».

Come immagina l'eventuale transizione?

«Richiederà degli investimenti intelligenti a breve termine per migliorare la salute e la vita delle persone, con l’obiettivo del benessere sostenibile e non della crescita a tutti i costi. Ma nessun pacchetto di raccomandazioni vale allo stesso modo per tutti i Paesi, e le transizioni dovranno essere gestite in modo giusto e trasparente. Il passaggio fondamentale consiste nell’abbandonare la visione neoliberista del mondo secondo la quale la crescita del Pil è la soluzione di tutti i problemi e può continuare all'infinito.

Tutti parlano di Pil, perché dovremmo andare oltre il Pil?

«Il Pil non è mai stato progettato per misurare il progresso sociale, ma è stato utilizzato scorrettamente a questo scopo decisamente troppo a lungo. Viviamo in un pianeta dove le attività umane stanno danneggiando il nostro stesso sistema di sostegno all’esistenza. Sappiamo anche che il benessere umano dipende da molto di più del mero consumo materiale, il quale rappresenta un mezzo verso il fine del benessere non il fine stesso».

Siamo assuefatti a questa visione materialistica del mondo. Per superarla come si fa?

«La miglior terapia comincia col riconoscere l’assuefazione e col creare una visione condivisa del futuro di benessere sostenibile che vogliamo. Il processo è in atto e la crisi del Covid mette le ali al cambiamento, proprio come una brutta esperienza di droga spinge un tossicodipendente a riconoscere il suo problema e cercarne la cura».

Per indurre il cambiamento, nel manifesto indicate fra l'altro il controllo della pubblicità rivolta ai bambini e più in generale della comunicazione commerciale. Non si rischia di frustrare le libertà individuali?

«Le culture umane hanno sempre riconosciuto il bisogno di trovare l’equilibrio tra libertà individuali e bene comune. Adesso la cosa non è diversa. Ma abbiamo bisogno di riconoscere che il bene comune non è più servito dalla sconsiderata crescita del Pil su un pianeta finito. Servono misure di progresso alternative. Abbiamo bisogno di nuove istituzioni e politiche di intervento che attenuino gli incentivi al consumo materiale, aiutino ad accrescere il capitale sociale, umano e naturale. E incoraggino un benessere autentico e sostenibile. Dobbiamo cogliere l’opportunità fornita da questa crisi per ricostruire meglio verso un futuro migliore. Più sostenibile e più desiderabile».

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