In campo senza avversari e l’incubo è il commissario
di Roberto Sanna
Antonio Brundu si ricandida ma dovrà sconfiggere soprattutto l’astensione
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INVIATO A USINI. La campagna elettorale di Antonio Brundu, sindaco uscente si svolge su due fronti: da una parte convincere più gente possibile a dare fiducia a lui e alla sua squadra per altri cinque anni, dall’altra spingere ad andare comunque alle urne anche chi probabilmente non lo voterebbe mai. Perché questa volta corre da solo e la sua sconfitta coinciderebbe con quella di tutta la comunità, che si ritroverebbe con un commissario prefettizio. Una soluzione che, numeri alla mano, è molto più di un’ipotesi: gli aventi diritto al voto sono circa 3600, per raggiungere il quorum dovranno andare ai seggi in 1800.
Cinque anni fa, con tre liste in campo, Brundu vinse grazie a mille voti: gliene servono altri ottocento. Dovrà pertanto raddoppiare il consenso e in più il senso civico degli usinesi dovrà andare in soccorso della democrazia. Da questo punto di vista, avrebbe sicuramente preferito avere un rivale in carne e ossa e il suo appello ai concittadini è accorato: «Non posso pensare di piacere a tutti – dice – però dico sempre è anche l’ultimo degli usinesi è in grado di guidare il paese meglio di un commissario prefettizio. Perché un conto è avere a che fare con una persona che è presente, ti risponde, porta avanti un programma fatto di scelte politiche; altro è un funzionario governativo preparatissimo tecnicamente ma che non ha cuore né anima, porta avanti l’ordinaria amministrazione e firma bilanci standardizzati». Un paese come questo è lo specchio della disaffezione alla politica che sta impoverendo la democrazia nei piccoli centri e lascia i sindaci sempre più soli. Adagiato su una collina a pochi chilometri da Sassari, circondato da vigneti, uliveti e piantagioni di carciofo, da sempre estraneo a tensione interne o fatto di cronaca nera, meta di una migrazione di sassaresi che tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila hanno acquistato una casa facendo salire la popolazione di oltre mille unità, Usini paga soprattutto a poca voglia di impegnarsi in prima persona: «In cinque anni ci saranno state una cinquantina di consigli comunali, trasmessi anche su YouTube – dice Piera Piredda, esponente dell’opposizione – e sempre il sindaco ha invitato i cittadini ad assistere in aula: mai visto nessuno». La progressiva frantumazione dell’opposizione, cominciata proprio cinque anni fa, è un’altra delle cause della corsa in solitaria dell’amministrazione uscente: «Nel 2015 subentrai allo storico sindaco Peppino Achenza, scomparso qualche anno fa – racconta Brundu –. Nella sua ultima legislatura lui fece miracoli di equilibrismo, gestendo un consiglio comunale diviso esattamente a metà, otto e otto, ma alle elezioni questo portò alla formazione di due liste guidate da assessori uscenti. Io fui individuato come “collante” di un terzo gruppo, grazie anche al mio impegno nel sociale e nella cultura. Vincemmo con poco più di mille voti, le altre due liste si fermarono a 800 e 600».
Forse se avessero corso unite l’avrebbero spuntata facilmente ma in questi cinque anni le cose non sono migliorate, anzi: «In questi mesi non ci sono stati i presupposti per formare una lista – dice ancora Piera Piredda –. Purtroppo amministrare è difficile, bisogna impegnarsi sul campo e studiare, ammiro Brundu per il suo coraggio nel ripresentarsi. Io a suo tempo subentrai ad Antonella Carroni, capolista di “Bene in comune” e pur dai banchi dell’opposizione ho cercato di essere collaborativa col sindaco. Dovesse essere rieletto, lo farò anche da semplice cittadina. Resta il fatto che vedere una sola lista in un paese con tremila e seicento votanti è una sconfitta, così come comunque lo sarà se Antonio Brundu dovesse governare senza un’opposizione: perché un confronto è necessario e servono sempre nuove idee. Meglio Brundu sindaco o il commissario prefettizio? Preferisco non rispondere, è giusto che la gente sia libera di scegliere senza condizionamenti se andare o meno a votare».
Il sindaco uscente ci riprova con convinzione: «Otto su nove della squadra uscente si ripresentano – dice – e il nono, che ha problemi di lavoro, resterà vicino a noi. Nello scorso mandato ho puntato molto a migliorare i rapporti coi cittadini, Achenza è stato un grande sindaco, grazie a lui abbiamo cose che altri paesi si sognano, ma avere a che fare con lui era difficile. Abbiamo fatto tante cose, la burocrazia resta però l’ostacolo maggiore: accoglienza scolastica, il nido comunale, opere di efficientamento energetico, ampliamento del cimitero. Vogliamo continuare il percorso, il mio sogno è trovare i fondi per far diventare la Casa Diaz la casa del vino, che è la nostra vera ricchezza nascosta: abbiamo dieci aziende ma se uno vuole comprare il vino di Usini ha ancora bisogno dell’amico che lo accompagni. Questa e tante altre cose sono nel nostro programma: con noi ci si potrà comunque confrontare, col commissario prefettizio no».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Cinque anni fa, con tre liste in campo, Brundu vinse grazie a mille voti: gliene servono altri ottocento. Dovrà pertanto raddoppiare il consenso e in più il senso civico degli usinesi dovrà andare in soccorso della democrazia. Da questo punto di vista, avrebbe sicuramente preferito avere un rivale in carne e ossa e il suo appello ai concittadini è accorato: «Non posso pensare di piacere a tutti – dice – però dico sempre è anche l’ultimo degli usinesi è in grado di guidare il paese meglio di un commissario prefettizio. Perché un conto è avere a che fare con una persona che è presente, ti risponde, porta avanti un programma fatto di scelte politiche; altro è un funzionario governativo preparatissimo tecnicamente ma che non ha cuore né anima, porta avanti l’ordinaria amministrazione e firma bilanci standardizzati». Un paese come questo è lo specchio della disaffezione alla politica che sta impoverendo la democrazia nei piccoli centri e lascia i sindaci sempre più soli. Adagiato su una collina a pochi chilometri da Sassari, circondato da vigneti, uliveti e piantagioni di carciofo, da sempre estraneo a tensione interne o fatto di cronaca nera, meta di una migrazione di sassaresi che tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila hanno acquistato una casa facendo salire la popolazione di oltre mille unità, Usini paga soprattutto a poca voglia di impegnarsi in prima persona: «In cinque anni ci saranno state una cinquantina di consigli comunali, trasmessi anche su YouTube – dice Piera Piredda, esponente dell’opposizione – e sempre il sindaco ha invitato i cittadini ad assistere in aula: mai visto nessuno». La progressiva frantumazione dell’opposizione, cominciata proprio cinque anni fa, è un’altra delle cause della corsa in solitaria dell’amministrazione uscente: «Nel 2015 subentrai allo storico sindaco Peppino Achenza, scomparso qualche anno fa – racconta Brundu –. Nella sua ultima legislatura lui fece miracoli di equilibrismo, gestendo un consiglio comunale diviso esattamente a metà, otto e otto, ma alle elezioni questo portò alla formazione di due liste guidate da assessori uscenti. Io fui individuato come “collante” di un terzo gruppo, grazie anche al mio impegno nel sociale e nella cultura. Vincemmo con poco più di mille voti, le altre due liste si fermarono a 800 e 600».
Forse se avessero corso unite l’avrebbero spuntata facilmente ma in questi cinque anni le cose non sono migliorate, anzi: «In questi mesi non ci sono stati i presupposti per formare una lista – dice ancora Piera Piredda –. Purtroppo amministrare è difficile, bisogna impegnarsi sul campo e studiare, ammiro Brundu per il suo coraggio nel ripresentarsi. Io a suo tempo subentrai ad Antonella Carroni, capolista di “Bene in comune” e pur dai banchi dell’opposizione ho cercato di essere collaborativa col sindaco. Dovesse essere rieletto, lo farò anche da semplice cittadina. Resta il fatto che vedere una sola lista in un paese con tremila e seicento votanti è una sconfitta, così come comunque lo sarà se Antonio Brundu dovesse governare senza un’opposizione: perché un confronto è necessario e servono sempre nuove idee. Meglio Brundu sindaco o il commissario prefettizio? Preferisco non rispondere, è giusto che la gente sia libera di scegliere senza condizionamenti se andare o meno a votare».
Il sindaco uscente ci riprova con convinzione: «Otto su nove della squadra uscente si ripresentano – dice – e il nono, che ha problemi di lavoro, resterà vicino a noi. Nello scorso mandato ho puntato molto a migliorare i rapporti coi cittadini, Achenza è stato un grande sindaco, grazie a lui abbiamo cose che altri paesi si sognano, ma avere a che fare con lui era difficile. Abbiamo fatto tante cose, la burocrazia resta però l’ostacolo maggiore: accoglienza scolastica, il nido comunale, opere di efficientamento energetico, ampliamento del cimitero. Vogliamo continuare il percorso, il mio sogno è trovare i fondi per far diventare la Casa Diaz la casa del vino, che è la nostra vera ricchezza nascosta: abbiamo dieci aziende ma se uno vuole comprare il vino di Usini ha ancora bisogno dell’amico che lo accompagni. Questa e tante altre cose sono nel nostro programma: con noi ci si potrà comunque confrontare, col commissario prefettizio no».
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