In 4 per il dopo Wheeler
di Giovanni Bua
Sfida all’ultimo voto in una città divisa tra problemi e grandi opportunità
6 MINUTI DI LETTURA
INVIATO A PORTO TORRES. Le corazzate muovono alla riconquista di Porto Torres, governata dal 2015 dal sindaco del Kansas Sean Wheeler, il grillino un po’ naif che spazzò via al ballottaggio Luciano Mura e quel che restava di un centrosinistra diviso, attirando l’attenzione di un’Italia che appena iniziava a conoscere i “gialli” del Movimento. Nel mentre il mondo è cambiato. Il “ribelle” M5s guida la città da un lustro e governa a Roma con il Pd. Il centrodestra, fuori dai radar dai tempi di Gilda Usai Cermelli, ha in mano la Regione e, nonostante l’accordo sul nome sia arrivato all’ultimo, marcia (lasciando credere di essere compatto) convinto di poter assestare il colpo. Il centrosinistra, pur spaccato nonostante (o per colpa di) faticose primarie, spera di ritrovare l’unità al ballottaggio, e magari anche nell’effetto Pomigliano, con i grillini che potrebbero replicare l’alleanza romana al secondo turno. La coalizione civica autonomista allargata ai Progressisti, cerca di piazzare la zampata per arrivare al ballottaggio. Nel quale i giochi sarebbero completamente aperti.
Sullo sfondo Porto Torres, 22mila abitanti, 7mila disoccupati, il 43% dei residenti in case di edilizia pubblica (percentuale tra le dieci più alte in Italia). Un porto industriale con lo specchio acqueo più ampio d’Europa fermo al palo, come le promesse di Chimica verde e di bonifiche, e i sindacati che il 22 marceranno, per l’ennesima volta, partendo dai cancelli dell’ex polo petrolchimico. Ma anche la Porto Torres dei 17 ettari di area archeologica unica nel mondo, ancora in gran parte da scoprire e valorizzare, dei chilometri di coste sempre più belle, dove però non si riescono a trattenere i turisti, dell’Asinara gioiello prezioso, quanto lontano e dimenticato. La città della paura di «essere comprata», di «perdere il controllo», anche ora che è rimasto davvero poco da controllare. Una Porto Torres in attesa di risposte, e soprattutto di riprendere a giocare un ruolo in tavoli in cui, da troppo tempo, non la fanno nemmeno sedere.
Il Movimento. Il campione grillino è Sebastiano Sassu, 56 anni, originario di Giave, ragioniere, perito commerciale e militare di carriera in pensione. Già vicesindaco e assessore ai Servizi Sociali con Wheeler, incarico lasciato un anno dopo dalla nomina, e, nel 2019, candidato alle Regionali. Un’attivista della prima ora (è tra i fondatori del Meetup locale) proposto e sostenuto da tutto il gruppo cittadino ma anche dai big isolani. Lista unica, in piena ortodossia M5s. I punti caldi del programma: «La semplificazione del rapporto tra pubblica amministrazione e cittadino e l’ottimizzazione della macchina amministrativa, la costituzione di una “unità finanziamenti e progettazione” per lo sviluppo economico, turistico e culturale, il miglioramento della sicurezza, della viabilità, del decoro urbano e l’eliminazione delle barriere architettoniche, la promozione delle attività culturali e sportive, un rinnovato interesse verso le famiglie in difficoltà, puntando alla valorizzazione delle persone attraverso la partecipazione a progetti utili alla collettività. L’Asinara, fossil free al 100 per cento. Da rilanciare, con un patto di ferro firmato tra tutte le parti in causa, senza consumare un metro quadrato di suolo». Sulla lista unica poi: «Andiamo da soli perché riteniamo che gli interessi dei singoli partiti possano rallentare la nostra azione di governo. Abbiamo fatto più di quello che siamo riusciti a dire. E segnato la strada, che continueremo a percorrere».
Il centrodestra. In pole position, non foss’altro per il numero di liste in campo, per togliere al M5s la fascia di sindaco c’è Alessandro Pantaleo, ingegnere di 47 anni, di area sardista, dirigente del comune di Thiesi. Con il suo nome arrivato all’ultimo giorno utile dopo l’ennesima riunione fiume all’Hotel Lybissonis tra le forze del centrodestra (presente anche il governatore Solinas). Trovato l’accordo però Civica Popolare, Psd’Az, Cambiamo, Lega e Fratelli d’Italia-Forza Italia, hanno iniziato a marciare compatte.
«Il momento in cui stiamo vivendo è fortemente critico, certamente il più critico mai vissuto dal dopoguerra ad oggi – sottolinea Pantaleo –. Ma le cose possano cambiare, devono cambiare. Porto Torres ha subito nel corso degli anni azioni timide poco coraggiose, unite ad una visione annebbiata e distorta di città, che hanno determinato la perdita di identità: non siamo più porto, non siamo più industria, non siamo città turistica, semplicemente non siamo. Le opportunità che Porto Torres offre sono tali, e di tale valore, da mettere chiunque abbia l’ambizione di coglierle nella condizione di poter fare grandi cose. Dobbiamo osare. Quello che metteremo in campo è un progetto ambizioso ma concreto, frutto di anni di lavoro e di esperienza diretta. Un masterplan articolato in 5 macro aree: urbanistica, logistica, Asinara, turismo, sociale e cultura. Un documento di indirizzo strategico partecipativo, fondamentale per trasformare un’idea di territorio articolandola in progetti la cui fattibilità tecnico-economica è stata verificata. Io sono un uomo del fare, animato dalla sicurezza che un altro futuro è possibile. Sta a noi realizzarlo».
Il centrosinistra. Alla guida della coalizione di centrosinistra Massimo Mulas, 49 anni, dipendente di Terna ed ex consigliere regionale con l’Upc di Satta, poi in Autonomia popolare confluita in gran parte nel movimento civico Progetto Turritano, da lui fondato insieme ad Alessandro Carta. Candidatura arrivata dopo la vittoria schiacciante alle primarie sul candidato del Pd Giuseppe Alesso. Primarie da cui, all’ultimo, si è polemicamente smarcato Benedetto Sechi dei Progressisti, riducendo l’iniziale raggruppamento da sette a tre liste: - Pd, Progetto Turritano e Italia in Comune. «Siamo pochi – spiega – ma senza alti muri. Perché il problema non è vincere, ma governare. Padroni a casa nostra è una scemenza. Per il porto, per la zona industriale, ci sono delle norme nazionali. Il Comune può solo cercare di essere il più autorevole possibile. Come? Per riuscire a dare forza alle attività che riguardano l’intero territorio bisogna farlo con l’intero territorio. Porto Torres ha bisogno di autorevolezza, ma non può averla da sola, con 7mila disoccupati. Per bussare alle porte giuste serve la forza giusta. Noi non lo facciamo più da decenni. Chi vuole comandare solo a casa sua sappia che autorevoli bisogna esserlo dove conta. Nessuno ci toglie il porto, il mare, la zona industriale, il turismo, la cultura, basta alzare steccati, basta avere paura. Dobbiamo investire sul turismo, valorizzare le testimonianze di tre millenni di storia ma anche rendere la città ancora più accogliente e ricca di servizi. È il nostro Jolly, un motore di sviluppo e occupazione su cui intendo investire. Ci sono le risorse, ci sono gli strumenti. Ci vuole la capacità di fare rete e giocare tutti per lo stesso risultato».
Gli autonomisti. A provare a sparigliare la guerra tra big c’è poi Franco Satta, 64 anni, ex funzionario della Soprintendenza, esponente dei Riformatori ed ex assessore alla Cultura nella Giunta Usai Cermelli. A sceglierlo l’assemblea dei coordinatori delle formazioni della coalizione civica autonomista. A sostenerlo la civica Franco Satta sindaco, PdS, e Fortza Paris, a cui si sono aggiunti i Progressisti di Sechi. «La caratteristica politica della nostra coalizione è il civismo, a cui si sono uniti i Progressisti. Lo hanno fatto per contribuire a dare una svolta vera apportando un prezioso contributo di idee». Tra i progetti: «Un polo di Green Economy – spiega il candidato –, il 35% del territorio comunale è destinato al comparto industriale. Nella riconversione di quest’area si sono spesi tanti fondi ma non c’è stata una volontà politica decisa per sbloccare questo piano, renderlo davvero operativo». Poi la cultura e il turismo con «un brand, un marchio, del sistema turistico integrato e connesso tra patrimonio culturale e ambientale. Turris Libisonis, fondata da Giulio Cesare, non male». E le radici, il porto: «Il biglietto da visita che dobbiamo presentare alle imprese e ai turisti. Va creato un legame tra il porto e il centro storico, separati per troppo tempo. Porto Torres ha dato molto e ricevuto poco. È il momento di presentare il conto. Rialzarci, uniti, ripartire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sullo sfondo Porto Torres, 22mila abitanti, 7mila disoccupati, il 43% dei residenti in case di edilizia pubblica (percentuale tra le dieci più alte in Italia). Un porto industriale con lo specchio acqueo più ampio d’Europa fermo al palo, come le promesse di Chimica verde e di bonifiche, e i sindacati che il 22 marceranno, per l’ennesima volta, partendo dai cancelli dell’ex polo petrolchimico. Ma anche la Porto Torres dei 17 ettari di area archeologica unica nel mondo, ancora in gran parte da scoprire e valorizzare, dei chilometri di coste sempre più belle, dove però non si riescono a trattenere i turisti, dell’Asinara gioiello prezioso, quanto lontano e dimenticato. La città della paura di «essere comprata», di «perdere il controllo», anche ora che è rimasto davvero poco da controllare. Una Porto Torres in attesa di risposte, e soprattutto di riprendere a giocare un ruolo in tavoli in cui, da troppo tempo, non la fanno nemmeno sedere.
Il Movimento. Il campione grillino è Sebastiano Sassu, 56 anni, originario di Giave, ragioniere, perito commerciale e militare di carriera in pensione. Già vicesindaco e assessore ai Servizi Sociali con Wheeler, incarico lasciato un anno dopo dalla nomina, e, nel 2019, candidato alle Regionali. Un’attivista della prima ora (è tra i fondatori del Meetup locale) proposto e sostenuto da tutto il gruppo cittadino ma anche dai big isolani. Lista unica, in piena ortodossia M5s. I punti caldi del programma: «La semplificazione del rapporto tra pubblica amministrazione e cittadino e l’ottimizzazione della macchina amministrativa, la costituzione di una “unità finanziamenti e progettazione” per lo sviluppo economico, turistico e culturale, il miglioramento della sicurezza, della viabilità, del decoro urbano e l’eliminazione delle barriere architettoniche, la promozione delle attività culturali e sportive, un rinnovato interesse verso le famiglie in difficoltà, puntando alla valorizzazione delle persone attraverso la partecipazione a progetti utili alla collettività. L’Asinara, fossil free al 100 per cento. Da rilanciare, con un patto di ferro firmato tra tutte le parti in causa, senza consumare un metro quadrato di suolo». Sulla lista unica poi: «Andiamo da soli perché riteniamo che gli interessi dei singoli partiti possano rallentare la nostra azione di governo. Abbiamo fatto più di quello che siamo riusciti a dire. E segnato la strada, che continueremo a percorrere».
Il centrodestra. In pole position, non foss’altro per il numero di liste in campo, per togliere al M5s la fascia di sindaco c’è Alessandro Pantaleo, ingegnere di 47 anni, di area sardista, dirigente del comune di Thiesi. Con il suo nome arrivato all’ultimo giorno utile dopo l’ennesima riunione fiume all’Hotel Lybissonis tra le forze del centrodestra (presente anche il governatore Solinas). Trovato l’accordo però Civica Popolare, Psd’Az, Cambiamo, Lega e Fratelli d’Italia-Forza Italia, hanno iniziato a marciare compatte.
«Il momento in cui stiamo vivendo è fortemente critico, certamente il più critico mai vissuto dal dopoguerra ad oggi – sottolinea Pantaleo –. Ma le cose possano cambiare, devono cambiare. Porto Torres ha subito nel corso degli anni azioni timide poco coraggiose, unite ad una visione annebbiata e distorta di città, che hanno determinato la perdita di identità: non siamo più porto, non siamo più industria, non siamo città turistica, semplicemente non siamo. Le opportunità che Porto Torres offre sono tali, e di tale valore, da mettere chiunque abbia l’ambizione di coglierle nella condizione di poter fare grandi cose. Dobbiamo osare. Quello che metteremo in campo è un progetto ambizioso ma concreto, frutto di anni di lavoro e di esperienza diretta. Un masterplan articolato in 5 macro aree: urbanistica, logistica, Asinara, turismo, sociale e cultura. Un documento di indirizzo strategico partecipativo, fondamentale per trasformare un’idea di territorio articolandola in progetti la cui fattibilità tecnico-economica è stata verificata. Io sono un uomo del fare, animato dalla sicurezza che un altro futuro è possibile. Sta a noi realizzarlo».
Il centrosinistra. Alla guida della coalizione di centrosinistra Massimo Mulas, 49 anni, dipendente di Terna ed ex consigliere regionale con l’Upc di Satta, poi in Autonomia popolare confluita in gran parte nel movimento civico Progetto Turritano, da lui fondato insieme ad Alessandro Carta. Candidatura arrivata dopo la vittoria schiacciante alle primarie sul candidato del Pd Giuseppe Alesso. Primarie da cui, all’ultimo, si è polemicamente smarcato Benedetto Sechi dei Progressisti, riducendo l’iniziale raggruppamento da sette a tre liste: - Pd, Progetto Turritano e Italia in Comune. «Siamo pochi – spiega – ma senza alti muri. Perché il problema non è vincere, ma governare. Padroni a casa nostra è una scemenza. Per il porto, per la zona industriale, ci sono delle norme nazionali. Il Comune può solo cercare di essere il più autorevole possibile. Come? Per riuscire a dare forza alle attività che riguardano l’intero territorio bisogna farlo con l’intero territorio. Porto Torres ha bisogno di autorevolezza, ma non può averla da sola, con 7mila disoccupati. Per bussare alle porte giuste serve la forza giusta. Noi non lo facciamo più da decenni. Chi vuole comandare solo a casa sua sappia che autorevoli bisogna esserlo dove conta. Nessuno ci toglie il porto, il mare, la zona industriale, il turismo, la cultura, basta alzare steccati, basta avere paura. Dobbiamo investire sul turismo, valorizzare le testimonianze di tre millenni di storia ma anche rendere la città ancora più accogliente e ricca di servizi. È il nostro Jolly, un motore di sviluppo e occupazione su cui intendo investire. Ci sono le risorse, ci sono gli strumenti. Ci vuole la capacità di fare rete e giocare tutti per lo stesso risultato».
Gli autonomisti. A provare a sparigliare la guerra tra big c’è poi Franco Satta, 64 anni, ex funzionario della Soprintendenza, esponente dei Riformatori ed ex assessore alla Cultura nella Giunta Usai Cermelli. A sceglierlo l’assemblea dei coordinatori delle formazioni della coalizione civica autonomista. A sostenerlo la civica Franco Satta sindaco, PdS, e Fortza Paris, a cui si sono aggiunti i Progressisti di Sechi. «La caratteristica politica della nostra coalizione è il civismo, a cui si sono uniti i Progressisti. Lo hanno fatto per contribuire a dare una svolta vera apportando un prezioso contributo di idee». Tra i progetti: «Un polo di Green Economy – spiega il candidato –, il 35% del territorio comunale è destinato al comparto industriale. Nella riconversione di quest’area si sono spesi tanti fondi ma non c’è stata una volontà politica decisa per sbloccare questo piano, renderlo davvero operativo». Poi la cultura e il turismo con «un brand, un marchio, del sistema turistico integrato e connesso tra patrimonio culturale e ambientale. Turris Libisonis, fondata da Giulio Cesare, non male». E le radici, il porto: «Il biglietto da visita che dobbiamo presentare alle imprese e ai turisti. Va creato un legame tra il porto e il centro storico, separati per troppo tempo. Porto Torres ha dato molto e ricevuto poco. È il momento di presentare il conto. Rialzarci, uniti, ripartire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
