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Il Garante dei detenuti «A Bancali mancano i servizi psico-sanitari»

Il Garante dei detenuti «A Bancali mancano i servizi psico-sanitari»

SASSARI. «Un carcere come quello di Bancali, dove gravitano detenuti da tutta la provincia di Sassari, dev’essere al più presto dotato di strutture sanitarie e di sicurezza a tutela degli “ospiti” e...

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SASSARI. «Un carcere come quello di Bancali, dove gravitano detenuti da tutta la provincia di Sassari, dev’essere al più presto dotato di strutture sanitarie e di sicurezza a tutela degli “ospiti” e di chi ci lavora». È l’appello lanciato ai politici del territorio da Antonello Unida, Garante delle persone private della libertà personale presso la casa circondariale di Sassari, cioè colui che da tempo si batte affinché nella struttura carceraria siano attivati il Sai (Servizio assistenza intensificata) e la Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza). «Ciò che voglio evidenziare – spiega Unida – è legato alla recrudescenza dei reati da parte dei giovani di tutto il Nord Sardegna, anche tenuto conto che nel penitenziario di Bancali, essendo l’unica casa circondariale del territorio, passano tutte le persone che hanno commesso un reato o sono in attesa di giudizio, mentre le strutture di Nuchis o e Alghero sono destinate a detenuti con pene definitive».

Un dettaglio non da poco, questo, secondo il garante dei detenuti. «Significa che c’è una popolazione carceraria molto giovane, spesso alla prima esperienza in un penitenziario e molto spesso con problemi di tossicodipendenza, con il risultato che si assiste a vere e proprie crisi da parte di persone che danno in escandescenze. Nonostante il personale addetto, sempre sotto organico, faccia i salti mortali con grande professionalità, non si riesce a far fronte a questo problema».

Unida si appella in primis al deputato sassarese dei Cinquestelle Mario Perantoni, che a Montecitorio è presidente della Commissione Giustizia, ma anche ai consiglieri regionali, al direttore dell’istituto di pena, agli educatori e al personale dell’area sanitaria. «Ci si guardi in faccia – dice – e si lavori all’unisono per il bene comune e tenendo a mente la Costituzione. Per realizzare il Sai e il Rems a Bancali si possono tranquillamente intercettare i fondi della Comunità europea legati alla sanità penitenziaria, perché non farlo? Considerato che il carcere di Uta, nel Cagliaritano, può contare su questi servizi, si dimostrerebbe che il Nord non è come sempre penalizzato». (an.mass.)

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