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Sassari, patto anti-Covid tra scuole e Ats

di Giovanni Bua
Sassari, patto anti-Covid tra scuole e Ats

Settanta tra dirigenti e sindaci incontrano i responsabili della sanità: serve una procedura standard

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SASSARI. Un canale aperto e uniforme di comunicazione tra scuola e autorità sanitarie. Che permetta agli istituti, in prima linea nella gestione dell’emergenza Covid, di ridurre al minimo rischi, disagi, malfunzionamenti. E continuare, nonostante una percentuale di classi “isolate” che nelle prime settimane di lezione si attesta (se pur a macchia di leopardo) sopra il 5 per cento (con numeri più alti in Gallura), a fare andare bambini e ragazzi a lezione.

Questo l’impegno con cui si è concluso il lungo faccia a faccia (telematico) ieri mattina tra il direttore del Dipartimento di Prevenzione Zona Nord Fiorenzo Delogu, il direttore dell’Area socio sanitaria locale di Sassari Flavio Sensi, il responsabile dell’Ufficio scolastico regionale Francesco Feliziani e settanta tra sindaci e dirigenti scolastici del nord dell’Isola.

Un incontro franco e decisamente operativo, nel quale Delogu non si è risparmiato nel rispondere ai singoli casi, pratici o teorici, posti da quelli che più di tutti si trovano a dover combattere giorno per giorno sia contro il virus che contro una miriade di regole in continuo aggiornamento e di protocolli - ufficiali o ufficiosi che siano - che possono decretare o meno la chiusura del loro istituto: i dirigenti. Un esempio, che è anche una delle prime questioni poste: nel caso di un alunno con positività confermata deve essere isolata e tamponata non solo la classe ma anche tutti i docenti che ci hanno fatto lezione. Nelle scuole secondarie, con professori che insegnano anche in 9 classi, questo può voler dire perdere di colpo, per una singola positività, importanti pezzi del corpo docente. Impossibile, se non a livello nazionale, ipotizzare scorciatoie per la obbligatoria quarantena anche con tampone negativo. Dare però precedenza ai professori sia nel fare il tampone che nell’ottenere i risultati può fare guadagnare qualche vitale giorno per gli istituti, che senza docenti a volte sono costretti a chiudere tutto anche solo per un caso di positività.

Urgenza questa recepita dall’Ats, che ha preso molto seriamente anche la richiesta di formalizzare una procedura standard di comunicazione, il più snella e diretta possibile, tra Ats e scuole per dare conto delle positività, prendere accordi per i tamponi, comunicare i risultati. Procedure che, pur normate a livello nazionale, finiscono per essere diverse per ogni ambito territoriale della “vecchia” Provincia, con casi paradossali di dirigenti che hanno istituti in due ambiti diversi e devono seguire diverse procedure.

Nulla da fare invece per il problema dei “certificati di rientro” che tanti problemi sta creando a istituti, medici di famiglia e pediatri. In questo caso le regole non possono essere derogate in nessuna maniera, e sono assolutamente uguali per tutti. Anche qui si può però evitare l’ennesimo paradosso: spesso medici di famiglia e pediatri sono gli ultimi a sapere della positività del loro paziente, rendendo ancora più sconsigliabile l’emissione di un certificato di rientro dopo la malattia senza preventivo tampone.

Spigolature di un incontro lungo e articolato, dal quale tutti sono usciti ragionevolmente soddisfatti, e consci della complessità di una situazione dentro cui si naviga necessariamente a vista. Con il mondo della scuola che comunque, visti i rarissimi casi di contagi in classe rilevati a seguito di un alunno positivo, dimostra di poter, almeno per ora, tenere i portoni aperti in sicurezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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