«La notte è piccola per noi» Pub e ristoranti sul lastrico

I nuovi provvedimenti anti-Covid stanno mettendo in ginocchio l’intero comparto La sera c’è sempre meno gente in giro e tanti gestori pensano a chiudere il locale

SASSARI. Strade della movida semideserte, bar e ristoranti con tante, troppe sedie libere, poca spensieratezza persino tra chi ha deciso di sfidare vento e acquazzoni pur di mettere il naso fuori di casa. Sarà che la gente ha sempre meno soldi in tasca o che – visti i chiari di luna – tende a essere più parsimoniosa, e sarà anche che il maltempo di sabato scorso non incoraggiava certo le uscite, ma l’atmosfera che ha regnato sulla città nell’ultimo fine settimana è stata piuttosto desolante. Un clima da pre-lockdown sin dalle otto di sera. Come se – complice il bombardamento di dati inquietanti, ma purtroppo verissimi – il timore di contrarre il Covid avesse fatto improvvisamente breccia anche sui sassaresi più restii a mascherine e distanziamenti. Come se sabato il cosiddetto popolo della notte avesse una volta tanto giocato d’anticipo rispetto al Dpcm (arrivato poi domenica sera) e alle successive “ordinanze Cenerentola” della Regione e del sindaco, finendo per adeguarsi a un coprifuoco che ancora doveva essere ulteriormente ribadito: a mezzanotte tutti a casa.

In piazza Tola, solitamente affollata, si faticava a vedere un’anima viva sin dall’ora dell’aperitivo, ragion per cui moltissime serrande sono rimaste abbassate. Leggermente più animata via Torre Tonda, altro epicentro della “Sassari by night”, ma siamo assai lontani dai numeri di due o tre settimane fa. Certo è che con le regole imposte a bar, pub e ristoranti, per i gestori di queste attività commerciali far quadrare i conti è diventato difficilissimo, se non impossibile. E in tanti annunciano che getteranno la spugna. «Se la situazione continua così – commenta con rassegnazione Pierluigi Contini, titolare del beer&burger “Benevà” – io chiudo tutto e riapro direttamente l’estate prossima. Mi dispiace molto per i miei quattro dipendenti, ma basta guardare il vuoto che abbiamo intorno per capire che non ci sono altre alternative. Fa stizza – aggiunge – che la colpa della nuova ondata di contagi venga scaricata soltanto sul nostro comparto, quando autobus e supermercati sono pieni come un uovo e nessuno prende provvedimenti». Gli fa eco Roberto Sias, che di locali ne ha due con il nome di Civico 8: «Il primo, dove si beve soltanto, l’ho già chiuso, mentre nel secondo faccio anche cucina e ci sto provando, però comincio a lavorare bene dalle 23 in poi: se devo mandar via tutti alle 24 non posso farcela. Del resto i costi sono sempre gli stessi anche se i guadagni sono calati del 70 per cento». Stesso pensiero di Pietro Lai, titolare del Borgo di via Torre Tonda. «Troppe spese e coperti decimati – conferma –, se la situazione non cambia anch’io sarò costretto ad arrendermi. Potrebbero almeno tagliare le tasse sui rifiuti e farci pagare meno l’energia elettrica».

Piero Muresu è amministratore del bar e ristorante Accademia Caffè, punto d’incontro di moltissimi studenti universitari e non solo. «Già in queste ultime due settimane – ammette – nei locali si è notato un drastico calo di presenze, dovuto in parte anche a questo autunno piovoso. Stiamo valutando qualche iniziativa per creare un po’ di vivacità, come quella di far partire gli aperitivi musicali dal pomeriggio, ma per adesso sembra quasi di rivivere il mese di marzo. Spero in un intervento del governo con aiuti economici concreti, altrimenti si rischia la catastrofe». Anche Sandra Foddanu, titolare del “Café&Cake” di piazza Mazzotti, trova che molte persone stiano deliberatamente scegliendo di non uscire la sera. «Siamo conosciuti soprattutto per le torte internazionali e apriamo tutto il giorno – spiega –, probabilmente questo ci avvantaggia. Tuttavia è innegabile che appena tramonta il sole in giro si veda poca gente, forse perché spaventata dall’escalation dei contagi».

Tra tante, giustificate, preoccupazioni c’è anche chi pensa a reagire. Come Daniele Piu, responsabile dell’enoteca del Bar Duemila, prima della pandemia punto di ritrovo cruciale del pre-discoteca. «Sono tempi duri – dice alzando le braccia –, ma proveremo a offrire più servizi, anche se non sarà facile perché il nostro lavoro è basato sulla socializzazione e la convivialità. L’inserimento di una piccola ristorazione serale da abbinare alle degustazioni dei vini – conclude – potrebbe essere una buona alternativa. Vedremo».

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