Una porta rotta sbarra le cure in Radioterapia
di Paoletta Farina
Denuncia di una malata di tumore: da settembre chiuso uno dei due ambulatori Prima i pazienti sono stati dirottati a Nuoro, ora non possono avere i trattamenti
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SASSARI. Dal 7 settembre la porta di isolamento dell’ambulatorio dove vengono eseguiti una decina di trattamenti giornalieri di radioterapia è rotta e gli appuntamenti per i malati di tumore stanno slittando “a data da destinarsi”. Lo racconta una paziente settantenne che, operata al seno lo scorso agosto, secondo protocollo avrebbe dovuto sottoporsi alla prima seduta radioterapica il prossimo mese. «Probabilmente, se sarò fortunata, ci riuscirò il mese successivo, e altrettanto probabilmente questo rinvio non avrà effetti negativi sulla mia malattia, ma non si possono negare le cure ai malati di cancro per una banalità come la rottura di una porta. Che avrebbe potuto essere riparata o sostituita, ritengo, in poco tempo».
Invece sono già passati 44 giorni e niente si muove. E nel reparto di radiologia dell’Aou sono stati costretti a modificare l’agenda. Tornando indietro, nella struttura sanitaria sono attivi due acceleratori lineari per i trattamenti: uno ne assicura giornalmente una quarantina, il secondo, quello che è stato obbligatoriamente fermato perché il locale non è isolato, una decina.
«Appena si è presentato l’inconveniente, alcuni dei pazienti sono stati dirottati a Nuoro, – racconta la donna –. Però, a un certo punto all’ospedale nuorese non hanno più potuto accogliere i pazienti provenienti da Sassari per mancanza di personale».
«Da allora – prosegue la paziente –, nella Radiologia si è cercato di sopperire in tutti i modi possibili al blocco di attività di una delle apparecchiature, ma basta fare un rapido calcolo: in oltre un mese sono più di quattrocento le terapie che sono state o eseguite in un altro ospedale oppure spostate. Costringendo anche i medici a trovarsi davanti a una scelta difficile, e cioè a quali malati di tumore dare la priorità».
Per i pazienti che hanno bisogno della radioterapia, purtroppo non ci sono alternative al sistema sanitario pubblico. Nessun privato può assicurare il servizio di radioterapia, a patto che, visto gli alti costi, chi ne ha bisogno possa permetterselo.
«Non voglio arrendermi a una sanità che non può assicurare l’assistenza di cui abbiamo bisogno – afferma la donna –. E che non riesce a programmare i suoi interventi secondo le esigenze dei cittadini. Il servizio di radioterapia sassarese da decenni si trova ad affrontare emergenze. E io ne intravvedo un’altra all’orizzonte: presto andranno in pensione alcuni tecnici di radiologia. L’azienda sanitaria è pronta a sostituirli? Se non riesce nemmeno a fare la riparazione di una porta in tempi brevi, ho i miei dubbi».
Invece sono già passati 44 giorni e niente si muove. E nel reparto di radiologia dell’Aou sono stati costretti a modificare l’agenda. Tornando indietro, nella struttura sanitaria sono attivi due acceleratori lineari per i trattamenti: uno ne assicura giornalmente una quarantina, il secondo, quello che è stato obbligatoriamente fermato perché il locale non è isolato, una decina.
«Appena si è presentato l’inconveniente, alcuni dei pazienti sono stati dirottati a Nuoro, – racconta la donna –. Però, a un certo punto all’ospedale nuorese non hanno più potuto accogliere i pazienti provenienti da Sassari per mancanza di personale».
«Da allora – prosegue la paziente –, nella Radiologia si è cercato di sopperire in tutti i modi possibili al blocco di attività di una delle apparecchiature, ma basta fare un rapido calcolo: in oltre un mese sono più di quattrocento le terapie che sono state o eseguite in un altro ospedale oppure spostate. Costringendo anche i medici a trovarsi davanti a una scelta difficile, e cioè a quali malati di tumore dare la priorità».
Per i pazienti che hanno bisogno della radioterapia, purtroppo non ci sono alternative al sistema sanitario pubblico. Nessun privato può assicurare il servizio di radioterapia, a patto che, visto gli alti costi, chi ne ha bisogno possa permetterselo.
«Non voglio arrendermi a una sanità che non può assicurare l’assistenza di cui abbiamo bisogno – afferma la donna –. E che non riesce a programmare i suoi interventi secondo le esigenze dei cittadini. Il servizio di radioterapia sassarese da decenni si trova ad affrontare emergenze. E io ne intravvedo un’altra all’orizzonte: presto andranno in pensione alcuni tecnici di radiologia. L’azienda sanitaria è pronta a sostituirli? Se non riesce nemmeno a fare la riparazione di una porta in tempi brevi, ho i miei dubbi».
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