Investì una donna, autista condannato

Una 87enne era stata travolta mentre attraversava in via Civitavecchia ed era morta un mese e mezzo dopo in ospedale 

SASSARI. L’autista del pullmino che procedeva a retromarcia per far salire a bordo un passeggero non si era accorto di lei. Margherita Viale, sassarese di 87 anni, piccola di statura ma ancora arzilla, si era sentita travolgere la mattina del 9 luglio di otto anni fa, mentre attraversava la strada in via Civitavecchia.

Pietro Mula, 42 anni, originario di Irgoli ma residente a Nuoro, autista con licenza e proprietario di un piccolo van utilizzato per il trasporto di passeggeri, aveva spento il motore e si era precipitato immediatamente per prestare i primi soccorsi all’anziana donna in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.

L’ottantasettenne era arrivata al pronto soccorso con diverse fratture, il suo cuore si era fermato un mese e venti giorni dopo nel reparto di Cardiologia.

Per il giudice Maria Teresa Lupinu la causa della morte della donna non può non essere attribuita al trauma subito dall’investimento. Per questo l’autista è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione e alla sospensione della patente di guida per tre anni. L’uomo, difeso dall’avvocato Antonello Cucca, dovrà inoltre versare insieme al responsabile civile (rappresentato dall’avvocato Luigi Pisanu) una provvisionale di 20mila euro ciascuno ai due figli della donna che si erano costituiti parte civile nel processo con l’avvocato Paola Milia.

La sentenza di condanna per l’autista è arrivata un po’ a sorpresa e la difesa ha già annunciato che ricorrerà in appello. La perizia medico legale eseguita dai Roberto Solinas, specialista di cardiologia e Francesco Paribello, docente di medicina legale all’università di Cagliari aveva lasciato spazio a varie interpretazioni, ma nelle conclusioni sembrava quais scagionare l’imputato. «Il tempo intercorso fra l’infortunio stradale ed il quadro patologico causa dell’exitus, circa 40 giorni, e l’esame Tac total body effettuato nell’immediatezza del sinistro stradale, negativo per lesioni viscerali addominali – avevano scritto i periti – porta ad escludere un nesso causale fra tale evento e la lacerazione dell’ampolla rettale causa scatenante del complesso patologico che ha portato a morte Margherita Viale».

Gli stessi periti avevano però specificato che «per quanto concerne una possibile dipendenza causale o concausale del decesso con il trauma della strada verificatosi circa 40 giorni prima – si legge nella perizia – gli elementi a disposizione non permettono di escludere una possibile correlazione». Valutazione che ha portato il giudice a pronunciare una sentenza di condanna.

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