La Piramide Ardisson riscopre la sua bellezza

Restauro in corso per la tomba costruita nel ’900 dall’imprenditore Francesco Grazie ai nipoti intervento su una delle più belle opere del cimitero monumentale 

SASSARI. Le splendide statue di bronzo, la piramide alta otto metri di granito attorno a cui sembrano davvero muoversi i gruppi di anime con le mani tese e la Morte che indica tragicamente il loro destino, hanno già cambiato volto. Restauratori al lavoro nella tomba della famiglia di Francesco Ardisson, monumento unico del cimitero monumentale per la sua bellezza. A distanza di oltre cent’anni dalla sua costruzione, i nipoti dell’illuminato imprenditore che fu uno dei protagonisti di quella borghesia che fece crescere Sassari tra l’800 e il ’900, hanno voluto dare uno stop ai pesanti segni del tempo incaricando l’impresa Luciano Sini srl, specializzata in questo tipo di interventi, e lo Studio Officina 29 Architetti in qualità di progettista per riportare alle condizioni originali la ricca sepoltura. Che il committente, la cui famiglia era originaria della Liguria, fece realizzare per sé e per l’amata prima moglie e cugina, Maddalena Schiappacasse, morta prematuramente nel 1907 senza dargli eredi. I lavori di restauro e risanamento conservativo della tomba, autorizzati ed eseguiti secondo le disposizioni della Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, sono cominciati alla fine dello scorso agosto e volgono ormai a conclusione, interrotti solo in questi giorni per l’approssimarsi della ricorrenza dei defunti. Non solo agli esterni, ma anche alla cripta sono dirette le operazioni di ripristino che vedono coinvolte anche la restauratrice Giuseppina Ianiri e l’architetto Gabriela Frulio e Maria Paola Dettori per il Mibact.

«Un intervento che abbiamo voluto, considerato il grande valore e l’importanza storica della tomba, con le mie sorella Pia, che ha avviato le pratiche, e Maria Letizia, e mio fratello Francesco – spiega da Londra Paolo Ardisson, da trent’anni in Inghilterra dove attualmente si occupa di export –. Oltre al degrado dovuto al trascorrere degli anni, purtroppo alcuni elementi sono stati trafugati o danneggiati. Ad esempio, in una delle mani della Morte mancano alcune falangi. Sin da bambino ho sentito parlare con orgoglio in famiglia della cappella e dello scultore che diede vita alle opere che la adornano». Fu Andrea Usai, allievo di Giuseppe Sartorio che realizzò altre tombe nel cimitero monumentale sassarese, a creare le statue mentre l’opera in bronzo è dalla “Fonderia Nelli” di Roma. Un lavoro che, per il suo grande impatto artistico, venne anche premiato a Londra. «Mio padre mi raccontava – ricorda Paolo Ardisson, che il figlio di Andrea Usai, Ettore, fu tra gli artisti che realizzarono l’imponente statua del Cristo Redentore che si erge sulla città e sulla baia di Rio de Janeiro, e pare che anche il padre avesse partecipato».

Già ora la “Piramide Ardisson” ha un altro aspetto, tolta la patina nera che si era statificate negli anni risaltano i colori del granito rosa e grigio, dei marmi e il bassorilievo che raffigura Francesco Ardisson, come la dedica “Alla consorte Maddalena Schiappacasse d’ogni pena consolatrice”. E in questi giorni in cui si commemorano i defunti, la preziosa cappella varrà un visita per ammirarla.

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