«Il progetto deve essere made in Sassari, le forze ci sono»
SASSARI. Secondo l’ingegner Pinducciu il progetto esecutivo del viadotto dovrebbe essere “made in Sassari”. «In città ci sono studi professionali con elevate capacità, oltre all’Università che ha...
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SASSARI. Secondo l’ingegner Pinducciu il progetto esecutivo del viadotto dovrebbe essere “made in Sassari”. «In città ci sono studi professionali con elevate capacità, oltre all’Università che ha dipartimenti in grado di realizzarlo. Si potrebbe pensare anche a un concorso d’idee, ma solo per il progetto preliminare».
Sarebbe la realizzazione di un grande opera strategica per la città che potrebbe ridurre il gap con Cagliari, dove ne sono state progettate e concretizzate. «Ricordo – dice Pinducciu – quando il Banco di Sardegna, su idea dell’architetto Augusto Battaglieri, voleva realizzare un grattacielo architettonicamente avveniristico in fondo a via Armando Diaz, su progettazione esecutiva dell’Arup Associates di Londra: cinquemila tra ingegneri e architetti allora. Io a suo tempo ebbi modo di parlare con uno dei progettisti che mi disse che avevano dato all’amministrazione un congruo termine per avere il benestare. Passata la scadenza, il progettista mi disse chiaramente che “non avevano tempo da perdere” e non se ne fece niente. La burocrazia aveva vinto e Sassari perse un’opera che le sarebbe costata pressoché niente».
Sarebbe la realizzazione di un grande opera strategica per la città che potrebbe ridurre il gap con Cagliari, dove ne sono state progettate e concretizzate. «Ricordo – dice Pinducciu – quando il Banco di Sardegna, su idea dell’architetto Augusto Battaglieri, voleva realizzare un grattacielo architettonicamente avveniristico in fondo a via Armando Diaz, su progettazione esecutiva dell’Arup Associates di Londra: cinquemila tra ingegneri e architetti allora. Io a suo tempo ebbi modo di parlare con uno dei progettisti che mi disse che avevano dato all’amministrazione un congruo termine per avere il benestare. Passata la scadenza, il progettista mi disse chiaramente che “non avevano tempo da perdere” e non se ne fece niente. La burocrazia aveva vinto e Sassari perse un’opera che le sarebbe costata pressoché niente».
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