Murgia: «Si muore di Covid in attesa di un posto libero»
di Barbara Mastino
Il sindaco di Ozieri lancia l’allarme: «A chi dobbiamo bussare per i ricoveri?» Critica la situazione del pronto soccorso del Segni: 3 letti per ospitare i positivi
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OZIERI. Resta critica la situazione nel Pronto soccorso di Ozieri: dove dopo i 4 decessi per (o con) Covid avvenuti nei giorni scorsi la struttura rischia di precipitare nel caos da un momento all’altro nonostante il grande impegno degli operatori.
Il Segni di Ozieri, ospedale no-Covid, ha a disposizione tre posti letto nella struttura provvisoria posta al di fuori del Pronto soccorso già dalle prime settimane dell’emergenza sanitaria.
Qui sostano, anche per giorni, persone che vengono trovate positive al virus in attesa del trasferimento negli ospedali appositamente attrezzati. E purtroppo capita, come avvenuto l’ultima volta martedì, che qualcuno muoia in attesa di ricevere le cure adeguate.
Per questo motivo da giorni il sindaco Marco Murgia ha lanciato l’allarme, chiedendo di capire «quali sono le strutture di riferimento, che a quanto sappiamo dovrebbero essere il Policlinico Sassarese e il Mater Olbia, oltre all’Aou. Molto spesso i pazienti che, dopo il triage, risultano positivi al Coronavirus non riescono a essere trasferiti perché le altre strutture non danno risposta».
Sono sature? È la domanda del primo cittadino, che insiste però ovviamente sul fatto che la risposta a questa domanda deve essere data ai pazienti, e ai sanitari che li prendono in carico.
La Sardegna è stata inserita nella cosiddetta zona verde nazionale, ma tra due settimane, se la situazione delle cure Covid (e non solo delle terapie intensive) non migliorerà, il rischio è che l’isola venga dichiarata come minimo zona arancione.
Uno scenario assolutamente da evitare, così come da evitare sono le circostanze nelle quali non riescano a fornire ai pazienti Covid le cure necessarie.
Il tutto mentre in città i casi di contagio salgono, e si attestano (tra il ufficiali e ufficiosi) in un numero che arriva alla trentina, e mentre nel frattempo tutte le forze sono concentrate su queste emergenze e troppo spesso non si riesce a fornire cure e assistenza adeguate agli atri pazienti, siano essi affetti da altre patologie, colti da malori o coinvolti in incidenti.
Pazienti che comunque continuano a esistere, e che continuano a rivolgersi al presidio ozierese che, come si, copre un vasto (e mal collegato) territorio che comprende l’area vasta del Logudoro e il Goceano sino alle propaggini della Gallura e del Mejlogu.
Il Segni di Ozieri, ospedale no-Covid, ha a disposizione tre posti letto nella struttura provvisoria posta al di fuori del Pronto soccorso già dalle prime settimane dell’emergenza sanitaria.
Qui sostano, anche per giorni, persone che vengono trovate positive al virus in attesa del trasferimento negli ospedali appositamente attrezzati. E purtroppo capita, come avvenuto l’ultima volta martedì, che qualcuno muoia in attesa di ricevere le cure adeguate.
Per questo motivo da giorni il sindaco Marco Murgia ha lanciato l’allarme, chiedendo di capire «quali sono le strutture di riferimento, che a quanto sappiamo dovrebbero essere il Policlinico Sassarese e il Mater Olbia, oltre all’Aou. Molto spesso i pazienti che, dopo il triage, risultano positivi al Coronavirus non riescono a essere trasferiti perché le altre strutture non danno risposta».
Sono sature? È la domanda del primo cittadino, che insiste però ovviamente sul fatto che la risposta a questa domanda deve essere data ai pazienti, e ai sanitari che li prendono in carico.
La Sardegna è stata inserita nella cosiddetta zona verde nazionale, ma tra due settimane, se la situazione delle cure Covid (e non solo delle terapie intensive) non migliorerà, il rischio è che l’isola venga dichiarata come minimo zona arancione.
Uno scenario assolutamente da evitare, così come da evitare sono le circostanze nelle quali non riescano a fornire ai pazienti Covid le cure necessarie.
Il tutto mentre in città i casi di contagio salgono, e si attestano (tra il ufficiali e ufficiosi) in un numero che arriva alla trentina, e mentre nel frattempo tutte le forze sono concentrate su queste emergenze e troppo spesso non si riesce a fornire cure e assistenza adeguate agli atri pazienti, siano essi affetti da altre patologie, colti da malori o coinvolti in incidenti.
Pazienti che comunque continuano a esistere, e che continuano a rivolgersi al presidio ozierese che, come si, copre un vasto (e mal collegato) territorio che comprende l’area vasta del Logudoro e il Goceano sino alle propaggini della Gallura e del Mejlogu.
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