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Sassari

Insulti sui social, 13 rinviati a giudizio

Insulti sui social, 13 rinviati a giudizio

Parte offesa il giovane che uccise il suo cane: aveva azzannato un bimbo di 3 anni

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SASSARI. Le frasi più “gentili” erano di questo tenore: «Ti prenderei a badilate finché non respiri più», «Attento, bastardo, che ti veniamo a cercare», «Ti ammazzerò io come hai fatto col povero cane e poi ti brucerei». E ancora: «Spero che qualcuno ti faccia fuori al più presto», «Vieni che ti torturo io, essere schifoso». Oppure: «E questo nanerottolo ha strangolato il suo rottweiler!!! Uccidiamolo».

Una pioggia di minacce e insulti piovuti nella bacheca di Pietro Donati, l’uomo che due anni fa soffocò e uccise il suo cane Victor che aveva azzannato con una furia brutale un bambino di tre anni sul passeggino. Il piccolo era insieme ai genitori, conoscevano il rottweiler del vicino ed era anche capitato che lo avessero accarezzato in qualche occasione, quando era tenuto al guinzaglio dal proprietario. Ma quel giorno di ottobre del 2018 l’obiettivo di Victor era il piccolo e probabilmente se il padrone non fosse riuscito ad allontanarlo, le conseguenze per il bambino sarebbero state molto più gravi.

Il punto è che Pietro Donati non si era limitato a portare via il rottweiler ma lo aveva anche ucciso premendo le sue mani sul collo del cane per immobilizzarlo e – così aveva sempre sostenuto lui – per evitare che si scagliasse nuovamente contro il bambino che urlava disperato per il dolore.

La storia era stata raccontata sulle pagine della Nuova e in seguito il proprietario di Victor era intervenuto per difendersi, dopo gli attacchi che gli erano piovuti attraverso i social: «Non volevo ucciderlo – si è sempre difeso – Non l’ho fatto apposta. Mi sono trovato in quella situazione concitata e ho agito d’impeto: Victor aveva azzannato la gamba del bambino, lui gridava per il dolore, i genitori urlavano, il cane era eccitato e fuori controllo, e io ho tirato il collare a strozzo con tutta la forza che avevo, una due, tre volte finché non ha mollato. Poi è crollato ai miei piedi, e io mi sono inginocchiato sopra di lui. E quando mi sono accorto che non respirava sono scoppiato a piangere».

La sua bacheca di Facebook all’epoca fu presa d’assalto da persone di tutta Italia che gli hanno augurato la morte e lo hanno insultato e minacciato. Tredici di queste sono state rinviate a giudizio dal gup di Sassari per diffamazione, minacce e atti persecutori. Donati si costituirà parte civile con l’avvocato Mario Alberto Ruggiu che lo assiste fin dall’inizio di questa brutta vicenda. (na.co.)

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