Maxi risarcimento, il Comune farà ricorso
Palazzo Ducale prova a restare in piedi dopo la “bomba” da 43 milioni per la lottizzazione negata
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SASSARI. «La sentenza del Tar potrebbe potenzialmente portare al fallimento del Comune. Ma questa amministrazione non lascerà scadere i termini e sta già lavorando per il ricorso». Parole del sindaco Campus. Prova a restare in piedi l’amministrazione comunale dopo il colpo da ko menato dal Tar, che h a condannato il Comune di Sassari a un maxi risarcimento nei confronti della Immobiliare San Giacomo srl per la mancata attivazione di un piano di lottizzazione del 1993 in un'area di un ettaro e mezzo in via Budapest.
Una botta da 42 milioni (anche se la cifra andrà ricalcolata) che i ricorrenti pretendono perché il Comune non ha dato gambe a un piano di lottizzazione del 1993 che avrebbe consentito, prima alla Salis spa (dichiarata fallita nel 2000) e poi alla stessa Immobiliare San Giacomo che ne ha rilevato le proprietà, di costruire oltre 100mila metri cubi in su un terreno di un ettaro e mezzo in via Budapest. Il maxi risarcimento si si fonda su una precedente sentenza emessa dai giudici del Tar il 7 giugno del 2013. E a quella si riferisce Campus quando dice che lui non farà scadere i termini. Quella sentenza è infatti passata in giudicato, senza opposizione di Palazzo Ducale, nel gennaio del 2014. Con quella sentenza il Tribunale amministrativo regionale ha dichiarato illegittimo il no del Comune a sottoscrivere una convenzione con l’Immobiliare San Giacomo per mettere in pratica il piano di lottizzazione dell’area di via Budapest.
Il diniego degli uffici comunali era arrivato nel 2003, quando il curatore fallimentare della Salis spa aveva chiesto a Palazzo Ducale (in carica c’era lo stesso Campus) di dare corso alla lottizzazione approvata dieci anni prima. Gli uffici comunali avevano risposto che, essendo passati dieci anni, il piano di lottizzazione non era più valido, né rinnovabile. Il Tar ha dato torto al Comune, sentenziando che i dieci anni per realizzare le opere previste dal piano di lottizzazione decorrono dal momento in cui viene firmata la convenzione fra gli uffici comunali e i proprietari dei terreni, accordo che non era mai stato siglato. Forte di questa decisione del Tar, la Immobiliare San Giacomo ha quantificato il danno subito dalla mancata convenzione, e si è rivolta ai giudici per ottenere un risarcimento. Questo perché, l’approvazione del Puc e l’apposizione di precisi vincoli urbanistici sull’area compresa nel vecchio piano di lottizzazione, ha messo fuori gioco qualsiasi utilizzo edilizio di quei 15mila metri quadrati in via Budapest. Per limitare il danno e ridurre anche la richiesta di risarcimento verso il Comune, la Immobiliare San Giacomo ha cercato di far fruttare ugualmente quel terreno, ma inutilmente. I proprietari del terreno di via Budapest, hanno cercato di vendere all’Ersu l’area per realizzare il campus universitario, ma l’offerta è stata scartata a causa dei vincoli che il Puc ha imposto su quel terreno, «in maniera arbitraria e senza contraddittorio», ha precisato nel ricorso depositato al Tar.
Una botta da 42 milioni (anche se la cifra andrà ricalcolata) che i ricorrenti pretendono perché il Comune non ha dato gambe a un piano di lottizzazione del 1993 che avrebbe consentito, prima alla Salis spa (dichiarata fallita nel 2000) e poi alla stessa Immobiliare San Giacomo che ne ha rilevato le proprietà, di costruire oltre 100mila metri cubi in su un terreno di un ettaro e mezzo in via Budapest. Il maxi risarcimento si si fonda su una precedente sentenza emessa dai giudici del Tar il 7 giugno del 2013. E a quella si riferisce Campus quando dice che lui non farà scadere i termini. Quella sentenza è infatti passata in giudicato, senza opposizione di Palazzo Ducale, nel gennaio del 2014. Con quella sentenza il Tribunale amministrativo regionale ha dichiarato illegittimo il no del Comune a sottoscrivere una convenzione con l’Immobiliare San Giacomo per mettere in pratica il piano di lottizzazione dell’area di via Budapest.
Il diniego degli uffici comunali era arrivato nel 2003, quando il curatore fallimentare della Salis spa aveva chiesto a Palazzo Ducale (in carica c’era lo stesso Campus) di dare corso alla lottizzazione approvata dieci anni prima. Gli uffici comunali avevano risposto che, essendo passati dieci anni, il piano di lottizzazione non era più valido, né rinnovabile. Il Tar ha dato torto al Comune, sentenziando che i dieci anni per realizzare le opere previste dal piano di lottizzazione decorrono dal momento in cui viene firmata la convenzione fra gli uffici comunali e i proprietari dei terreni, accordo che non era mai stato siglato. Forte di questa decisione del Tar, la Immobiliare San Giacomo ha quantificato il danno subito dalla mancata convenzione, e si è rivolta ai giudici per ottenere un risarcimento. Questo perché, l’approvazione del Puc e l’apposizione di precisi vincoli urbanistici sull’area compresa nel vecchio piano di lottizzazione, ha messo fuori gioco qualsiasi utilizzo edilizio di quei 15mila metri quadrati in via Budapest. Per limitare il danno e ridurre anche la richiesta di risarcimento verso il Comune, la Immobiliare San Giacomo ha cercato di far fruttare ugualmente quel terreno, ma inutilmente. I proprietari del terreno di via Budapest, hanno cercato di vendere all’Ersu l’area per realizzare il campus universitario, ma l’offerta è stata scartata a causa dei vincoli che il Puc ha imposto su quel terreno, «in maniera arbitraria e senza contraddittorio», ha precisato nel ricorso depositato al Tar.
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