Città ottocentesca, sì al “sogno verde”
Adozione definitiva in Consiglio per il piano particolareggiato di via Roma
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SASSARI. Un sogno colorato di verde. Con mobilità lenta e piante sospese che volano tra i palazzi. Un anello che collega piazze e giardini, marciapiedi più ampi e alberi che rubano spazio ad auto posteggiate e carreggiate. Tutto pensato per valorizzare il cuore nobile della città, quello che si snoda intorno a via Roma, la via del Re, con i suoi palazzi ottocenteschi, i suoi influssi torinesi e francesi, i percorsi rettilinei corredati di alberi ed esercizi commerciali, gli edifici amministrativi simmetricamente progettati con il loro classicismo imponente e ridondante di elementi tardo barocchi, le residenze padronali della ricca borghesia, le ville e i palazzi, integrati con il nuovo funzionale, arieggiato e maestoso tessuto urbano. È il piano particolareggiato di via Roma, che ieri con il voto sulle osservazioni ha concluso il suo lungo iter, iniziato nella scorsa amministrazione, ed è stato definitivamente adottato. «Approviamo questo piano – ha sottolineato il sindaco – perché il lavoro degli uffici tecnici merita riconoscimento. E perché gli indirizzi di tutela sono gli stessi in cui crediamo».
Il piano “sgrossa” le previsioni urbanistiche contenute nel Puc calandole, con un dettaglio impressionante, nelle peculiarità di ogni quartiere, isolato, palazzo. Mettendo nero su bianco quello che si deve e si può fare per conservare, riqualificare o ricostruire il patrimonio edilizio esistente. E come “metterlo in rete” per seguire linee di sviluppo coerenti e armoniche in tutta la città. Per la città ottocentesca le necessità sono state di conservare i palazzi storici, ma anche di rivitalizzare e uniformare il “piano vetrine”, mettere in rete le piazze e le zone verdi cittadine, assecondare le nuove vocazioni di alcune aree, come via Giorgio Asproni e via Torre Tonda, diventate luoghi di ritrovo e di “socialità” urbana, concentrarsi sull’eliminare, o comunque ristrutturare pesantemente, più il nuovo e brutto che il vecchio e storico. Un libro di dati, numeri e progetti, che ora, definitivamente approvato, finisce in un cassetto, in attesa che qualcuno abbia la possibilità, e l’intenzione, di rendere reale il sogno. (g.bua)
Il piano “sgrossa” le previsioni urbanistiche contenute nel Puc calandole, con un dettaglio impressionante, nelle peculiarità di ogni quartiere, isolato, palazzo. Mettendo nero su bianco quello che si deve e si può fare per conservare, riqualificare o ricostruire il patrimonio edilizio esistente. E come “metterlo in rete” per seguire linee di sviluppo coerenti e armoniche in tutta la città. Per la città ottocentesca le necessità sono state di conservare i palazzi storici, ma anche di rivitalizzare e uniformare il “piano vetrine”, mettere in rete le piazze e le zone verdi cittadine, assecondare le nuove vocazioni di alcune aree, come via Giorgio Asproni e via Torre Tonda, diventate luoghi di ritrovo e di “socialità” urbana, concentrarsi sull’eliminare, o comunque ristrutturare pesantemente, più il nuovo e brutto che il vecchio e storico. Un libro di dati, numeri e progetti, che ora, definitivamente approvato, finisce in un cassetto, in attesa che qualcuno abbia la possibilità, e l’intenzione, di rendere reale il sogno. (g.bua)
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