Fondi della sanità, Campus: «Torta insufficiente, occorre ridefinire il budget»
Il sindaco di Sassari evita il campanilismo: unire le forze per chiedere più soldi
SASSARI. Poco importa, al sindaco di Sassari Nanni Campus di ingaggiare un braccio di ferro con Cagliari. «Sottrarre risorse da una parte per aggiungerle dall’altra, in questo momento di enorme difficoltà per tutta la sanità, sarebbe un discorso poco intelligente. Io penso che la Regione abbia tutti gli strumenti per cominciare a correggere gli squilibri tra Assl e Assl, e può farlo semplicemente mettendo in campo più risorse, e compensando nei territori più penalizzati in passato».
Tra il budget disponibile per le strutture private convenzionate cagliaritane, e i contratti dei centri sassaresi, per quanto riguarda radiografie, risonanze e tac, c’è un divario di 1 a 13. Un milione e mezzo da una parte, e tredici milioni e mezzo dall’altra. Stesso discorso per le visite. Come è stato possibile arrivare a una tale sperequazione? «Hanno certamente influito una serie di fattori. Innanzitutto il mercato della sanità, visto che Cagliari è stata da sempre la culla di grandi imprenditori, di famiglie che hanno creato il loro piccolo impero come i Corona e i Floris. Quindi la concentrazione di numerose case di cura al sud ha fatto in modo che anche la maggior parte delle risorse si spalmasse lì. Soprattutto perché il criterio di assegnazione è sempre stato il tetto di spesa storico. A Sassari, al contrario, l’unica grande struttura è sempre stata solo il Policlinico. Ecco come si è arrivati a una simile sproporzione». Se però il criterio dei contratti non verrà modificato, difficilmente si potrà arrivare a un riequilibrio dei valori. «Verissimo. Anche perché il budget erogato non è mai stato sufficiente a coprire la domanda di prestazioni per tutto l’arco dell’anno. Che io ricordi non c’è stata volta che il Policlinico di Sassari a settembre non avesse già terminato i fondi, e non rimanesse scoperto per i tre mesi successivi. Questa carenza determinava due problemi: il primo è che i cittadini restavano privi di un servizio, il secondo è che non c’era possibilità per un altro imprenditore privato di aprire una nuova attività. Alle difficoltà dell’accreditamento, si aggiungevano le risorse insufficienti per una eventuale convenzione. Ecco che aumentare l’offerta di nuovi centri privati a Sassari diventa impossibile».
Eppure, proprio in questo periodo di emergenza covid, avere un comparto privato che supporta il pubblico aiuterebbe a garantire i livelli assistenziali. Che ne pensa? «C’è di più: bisogna considerare che in generale la sanità privata in convenzione costa un 30 o 40 per cento in meno rispetto alla sanità pubblica. La stessa prestazione erogata da un centro privato e pagata dall’Assl, comporterebbe un notevole risparmio per le casse regionali. È un discorso che andrebbe fatto a più ampio raggio, in un’ottica di riorganizzazione più efficiente e meno onerosa della sanità».
Il 31 dicembre scadranno i contratti e la Regione ha la possibilità di rivedere i criteri di calcolo dei tetti di spesa. Quale è il suo auspicio? «Come dicevo, non penso sia opportuno un livellamento verso il basso: cioè togliere a Cagliari per dare a Sassari e Nuoro, che sta peggio di noi. Mi auguro che la Regione possa far leva sul decreto Cura Italia o sugli investimenti necessari per l’abbattimento delle liste di attesa, in modo da mettere in campo più risorse e utilizzarle per appianare i disequilibri. In ogni modo la spesa storica e l’offerta di servizi non possono più essere considerati l’unico criterio utile, ma il numero di abitanti per territorio e la spesa pro capite devono veder riconosciuto il giusto peso. Infine la Regione non può non tenere conto dell’anomalia Mater Olbia: parliamo di 56 milioni di euro assegnati a una struttura privata per 200 posti letto. Tutti gli altri centri dell’isola in convenzione, messi insieme prendono 99 milioni. Questa sproporzione è sicuramente da rivedere: non si capisce perché un posto letto del Mater Olbia debba costare il doppio rispetto agli altri».
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