Crac Cedi al giro di boa giudiziario

Chiuse le indagini su Rinaldo Carta e 11 amministratori della società. Lui si difende: accuse infondate

SASSARI. Il pubblico ministero Mario Leo ha chiuso le indagini sul crac Cedi Sisa e nel registro degli indagati ci sono dodici nomi. C’è l’ex amministratore delegato della società Rinaldo Carta, il presidente Carlo Balata, l’ex presidente del Consiglio di amministrazione Felice Nurra, altri consiglieri tra i quali Giovanni Castangia, Giuseppe Sechi, Mauro Spano e Natalino Uggias, il vice presidente del collegio sindacale Giuliano Mannu, ex direttore della Camera di Commercio.

E ancora consulenti e revisori tra i quali l’attuale assessore comunale al Bilancio Carlo Sardara.

Il reato contestato dalla Procura è il cattivo management aziendale, ovvero una serie di operazioni contabili che hanno portato prima alla sofferenza economica l’azienda, e poi a una crisi che è sfociata in una esposizione bancaria da 65 milioni di euro, e poi nel definitivo fallimento che risale al 21 aprile del 2017. Travolgendo a cascata 140 dipendenti e un intero indotto, fatto di fornitori, padroncini che hanno maturato un credito ingente, hanno provato a battere cassa riscuotendo le briciole se non addirittura niente.

Nello specifico prima la Guardia di Finanza e poi il pm, parlano di violazioni della legge fallimentare, di ritardi nella richiesta di ammissione alle procedure concorsuali, e ancora bancarotta, cessione anomala di immobili, mancata vigilanza del Collegio dei sindaci, pagamenti effettuati e operazioni, cessione di beni immobili, note di credito, svolte senza tener conto delle istanze dei creditori.

L’ex patron di Cedisa, Rinaldo Carta, si dichiara sereno. Dice: «Tutti gli addebiti mossi dalla Procura sono infondati, e sono stati respinti in maniera ferma e assoluta. Siamo in grado di dimostrare ogni cosa documenti alla mano».

L’avvocato Pietro Diaz, che difende Rinaldo Carta, si sofferma su due aspetti dell’inchiesta: «Per quanto riguarda i presunti ritardi nell’avvio della procedura concorsuale, è facile dimostrare che l’ammissione al concordato sia stata più che tempestiva, e che la condotta della dirigenza sia stata puntuale».

Un altro punto focale delle indagini riguardano il ruolo giocato dalla controllata Metide. Secondo il pubblico ministero, gli amministratori della Cedi avrebbero ignorato il fatto che la Metide fosse in crisi finanziaria, e non avrebbero svalutato il credito.

«Stiamo affrontando la medesima questione in sede civile – spiega l’avvocato Diaz – e a nostro avviso la riduzione del patrimonio netto non era un’operazione necessaria. Confuteremo sul piano dei fatti e sul piano del diritto una serie di accuse basate su delle interpretazioni personali».

Il riferimento non è esplicito, ma una larga porzione dell’inchiesta giudiziaria si basa sulle informazioni raccolte e fornite dal curatore fallimentare Alberto Ceresa, che chiede agli amministratori di Cedi Sardegna un risarcimento di 50milioni di euro.



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