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Sassari, terremoto in Comune: silenzio dopo lo scossone

di Giovanni Bua
Sassari, terremoto in Comune: silenzio dopo lo scossone

Non parlano i 5 consiglieri cacciati dal sindaco. Palopoli: «Io fedele a Campus». Centrosinistra: l’alleanza con il M5s sancisce il fallimento del progetto civico

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SASSARI. Scosse di assestamento a Palazzo dopo il terremoto di sabato. Con il sindaco Nanni Campus che ha aperto le porte della sua maggioranza al M5s e, soprattutto, l’ha sbattuta in faccia ai “ribelli” di Sardegna Civica, a Giancarlo Serra (sempre più vicino ai quattro “cuccureddiani”) e al “ricacciato” Peppino Palopoli, di fatto fuori dal giro (o almeno dalla chat di whatsapp dei consiglieri di maggioranza) dall’inizio del mandato, anche se continua a confermare: «fedeltà al sindaco». Uno strappo prevedibile, ma comunque inaspettato nei tempi e nei modi. E pesante. Con i conti della maggioranza che sono solo in parte aggiustati dall’alleanza col gruppo di Maurilio Murru, di fatto già molto vicino al percorso amministrativo dei civici, e il pallottoliere che segna un pericoloso -6.

In attesa della “mossa” dei ribelli, che restano a bocche cucite e preparano una conferenza stampa in cui chiarire se sarà guerra o pace armata, a parlare è il centrosinistra unito. Che chiede le dimissioni del sindaco.

«L’ufficializzazione dell’ingresso in maggioranza del M5s non rappresenta una notizia, sancisce piuttosto il fallimento, solo dopo un anno e mezzo, del progetto civico di Campus – attaccano Giuseppe Masala, Fabio Pinna, Giuseppe Mascia, Carla Fundoni del Pd, Marco Dettori e Mariano Brianda di Futuro Comune e Lello Panu di Italia in Comune –. Tutta la città aveva ben compreso, dal giorno in cui Maurilio Murru venne eletto presidente del Consiglio su proposta del sindaco, l’organicità e la funzionalità del movimento alla giunta Campus, perciò proprio questo atto di ufficializzazione risulta ancora più goffo e simulato. La notizia di forte impatto politico è invece rappresentata dalla fuoriuscita dalla maggioranza di ben sei consiglieri, che non rappresentano solo ed esclusivamente un “segnale di irrequietudine” o un sintomo di “vivacità democratica” come qualcuno voleva far apparire ma riproducono invece un malcontento generale che in città si respira in ogni dove. Il sindaco non ha solo deluso e umiliato sei consiglieri decretandone la fuoriuscita dalla sua maggioranza, ha già deluso tanti suoi elettori. Un sindaco stanco e demotivato e in stato confusionale, distaccato dai problemi della comunità, lontano e separato dalla cittadinanza che ha dichiarato di volere rappresentare e aiutare: questa è l’immagine chiara e veritiera del sindaco Campus».

«Ci chiediamo – chiudono le opposizioni – fallito il progetto civico, che cosa e chi rappresenti oggi Campus? Avrebbe fatto molto meglio a rassegnare le dimissioni e liberare la città da una politica retrograda, accentratrice, proiettata agli anni ‘90, della quale davvero non si sentiva il bisogno». Duro anche Lorenzo Corda, candidato del centrosinistra alle suppletive del Senato: «Il progetto politico del sindaco è defunto, la maggioranza non esiste, erosa da dissensi sempre più palesi. Le motivazioni, francamente risibili, della alleanza giallonera enunciate dalla figura meno indicata per il ruolo espresso, sono un epitaffio. Attendiamo trepidanti nuovi assetti in giunta e prebende mirate».

Accorata l’autodifesa di Peppino Palopoli, che si autoconferma in maggioranza: «Io non ho creato alcun nuovo gruppo: fin dall’inizio del mandato sono rimasto nella lista all’interno della quale sono stato eletto. Lista che a tutti gli effetti fa parte della maggioranza e questo non lo decido io ma il regolamento sul funzionamento del Consiglio comunale. Per il resto i fatti parlano per me: ho sempre sostenuto l’operato del sindaco ed essere stato assente a una votazione non credo sia sufficiente a provare il contrario. A me interessa solo risolvere i problemi che ci vengono segnalati, perché per questo siamo stati eletti».

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