Rete regionale per le case delle fate: con Montalè anche Sassari aderisce
Giovanni Bua
Il Comune nel progetto di valorizzazione con l'inserimento nella lista isolana dello spettacolare ipogeo decorato
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SASSARI. Una rete regionale, che coordini le diverse iniziative e progetti di valorizzazione, e contribuisca a sostenere la candidatura alla “World Heritage List”, la lista dei patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Protagoniste dell’ambizioso progetto sono le Domus de Janas decorate, una particolare tipologia delle “case delle fate”, le spettacolari grotticelle funerarie scavate nella roccia tra il V ed il III millennio a.c. e legate al culto della Dea Madre. Circa 300 di loro sono infatti decorate con rappresentazioni simboliche dalla potente valenza rituale e propiziatoria, con astrazioni concettuali di indubbio significato magico-religioso, e di inestimabile valore storico e artistico. E di queste 13 sono nel territorio comunale di Sassari. Una in particolare è di eccezionale pregio, ed è quella che il Comune ha deciso di proporre per l’inserimento della “Rete”, con l’adesione al protocollo di intesa tra Comuni che è stato approvato nella riunione di giunta del 22 dicembre. Si tratta del ipogeo V della necropoli ipogeica di Montalè, sito archeologico prenuragico situato nella periferia estrema di Sassari, quasi a ridosso delle ultime palazzine del quartiere di Li Punti, già parte della rete Thamùs. Scoperto casualmente all'inizio degli anni '80, il complesso è stato oggetto di indagini archeologiche nel 1983 e nel 2001 ad opera delle archeologhe Paola Basoli e Alba Foschi Nieddu, che lo hanno collocato cronologicamente nella Cultura di Ozieri del Neolitico Finale (3500-2900 a.C.) ma con riutilizzo degli ipogei anche nell'Età del Rame (2500 a.C.).
La necropoli è costituita da sei ipogei del tipo a domus de janas ricavati in un bancone di roccia calcarea affiorante. La Tomba V è quella che riveste maggior interesse per la presenza, nel vano principale, di decorazioni architettoniche e figurative scolpite a basso rilievo nella roccia. In particolare risaltano sei protomi taurine, con testa rettangolare allungata ed ampie corna semilunate, ed un corno taurino "a barca" scolpito al di sopra del portello di accesso ad un vano laterale. È per tale motivo che la Tomba V viene chiamata anche “Tomba delle protomi taurine”.
Un gioiello che potrebbe giustamente aspirare a diventare patrimonio dell’umanità insieme alle “sorelle” isolane. E diventare importante attrattore turistico. Il monumento ricade in un terreno di proprietà comunale alla fine di Via Medaglie d'Oro, ed è quindi immediatamente disponibile per qualsiasi intervento. Motivo per cui il Comune di Sassari ha deciso «di aderire alla rete e di cooperare con i comuni sardi, firmatari del Protocollo d’Intesa, in considerazione del fatto che il segmento del turismo culturale e archeologico è in crescita sia a livello nazionale che internazionale e rappresenta una grande opportunità di sviluppo socio-economico territoriale nell’ottica di una crescita del segmento turistico culturale sia internazionale che nazionale».
La condivisione del Protocollo d'Intesa permetterà di definire politiche e misure di valorizzazione dell'offerta turistica integrata in ambito regionale intercettando la domanda crescente. Con la Regione che, nello stesso protocollo, assume l’impegno di erogare alla Rete, di prossima istituzione, le somme che deriveranno dalla programmazione delle risorse finanziarie destinate al settore dei beniculturali, del turismo, dello sviluppo locale, della valorizzazione ambientale-paesaggistica e dello sviluppo rurale.
La necropoli è costituita da sei ipogei del tipo a domus de janas ricavati in un bancone di roccia calcarea affiorante. La Tomba V è quella che riveste maggior interesse per la presenza, nel vano principale, di decorazioni architettoniche e figurative scolpite a basso rilievo nella roccia. In particolare risaltano sei protomi taurine, con testa rettangolare allungata ed ampie corna semilunate, ed un corno taurino "a barca" scolpito al di sopra del portello di accesso ad un vano laterale. È per tale motivo che la Tomba V viene chiamata anche “Tomba delle protomi taurine”.
Un gioiello che potrebbe giustamente aspirare a diventare patrimonio dell’umanità insieme alle “sorelle” isolane. E diventare importante attrattore turistico. Il monumento ricade in un terreno di proprietà comunale alla fine di Via Medaglie d'Oro, ed è quindi immediatamente disponibile per qualsiasi intervento. Motivo per cui il Comune di Sassari ha deciso «di aderire alla rete e di cooperare con i comuni sardi, firmatari del Protocollo d’Intesa, in considerazione del fatto che il segmento del turismo culturale e archeologico è in crescita sia a livello nazionale che internazionale e rappresenta una grande opportunità di sviluppo socio-economico territoriale nell’ottica di una crescita del segmento turistico culturale sia internazionale che nazionale».
La condivisione del Protocollo d'Intesa permetterà di definire politiche e misure di valorizzazione dell'offerta turistica integrata in ambito regionale intercettando la domanda crescente. Con la Regione che, nello stesso protocollo, assume l’impegno di erogare alla Rete, di prossima istituzione, le somme che deriveranno dalla programmazione delle risorse finanziarie destinate al settore dei beniculturali, del turismo, dello sviluppo locale, della valorizzazione ambientale-paesaggistica e dello sviluppo rurale.
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