presentata una denuncia in procura
Un 49enne di Sorso deceduto a Nuoro I familiari: «Ci dicano di cosa è morto»
SASSARI. Era stato ricoverato nel reparto di Cardiologia del San Francesco di Nuoro per una “rivalutazione terapeutica e nuovo cateterismo cardiaco”. Ricovero programmato dopo aver fatto una visita...
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SASSARI. Era stato ricoverato nel reparto di Cardiologia del San Francesco di Nuoro per una “rivalutazione terapeutica e nuovo cateterismo cardiaco”. Ricovero programmato dopo aver fatto una visita da uno specialista. L’uomo, un imprenditore agricolo 49enne di Sorso – talassemico e cardiopatico – è entrato nell’ospedale barbaricino il 26 maggio del 2020. Una permanenza che in teoria doveva essere breve, così era stato riferito a lui e a sua moglie. Ma a distanza di un mese esatto, dopo complicanze varie legate a un’infezione da batterio stafilococco subentrata durante il ricovero, il paziente è morto in Terapia intensiva dove era stato trasferito d’urgenza. I familiari hanno chiesto più volte di avere la cartella clinica ma non l’hanno mai ricevuta nonostante i numerosi solleciti inoltrati dall’avvocato Enrico Cossu cui si sono rivolti. «Io e mia cognata vogliamo sapere cosa è successo a mio marito e abbiamo deciso di presentare una denuncia alla Procura di Nuoro».
Sul certificato di morte consegnato ai familiari non è stata infatti indicata la causa del decesso «e nessuna indicazione in merito – spiega il legale – è stata fornita dalla struttura sanitaria. Per questo motivo il 5 luglio hanno richiesto attraverso una mail copia della cartella clinica». Nessuna risposta.
«Trascorsi i termini previsti viene contattato l’archivio per conoscere le modalità di rilascio della cartella – si legge nella ricostruzione dei fatti messa nero su bianco sulla denuncia – ma l’impiegato addetto riferisce che nessuna cartella del paziente è giunta in archivio». A quel punto, per avere maggiori ragguagli, viene contattato il reparto di Cardiologia, «ma la caposala afferma che la cartella risultava consegnata all’archivio il 27 luglio e che, in ogni caso, avrebbe effettuato opportune ricerche e richiamato in mattinata. La chiamata non è mai arrivata e un medico contattato in reparto il 18 agosto «risponde stranamente che “la caposala che si occupa di queste cose si è assentata per problemi personali”».
Nonostante diversi altri solleciti, la cartella clinica non è stata mai rilasciata e i familiari di fatto non sanno cosa abbia determinato la morte del loro congiunto. Vogliono vederci chiaro, convinti del fatto che qualcosa all’interno dell’ospedale San Francesco non abbia funzionato. Al di là, quindi, delle patologie di cui il 49enne soffriva.
«Siamo sicure – dicono la moglie e la sorella dell’uomo – che la sua morte sia imputabile a reiterate e ingiustificate omissioni da parte del personale sanitario che lo ha avuto in cura e tenuto conto del dovere che incombe sui medici e sulla struttura sanitaria di salvaguardare l’incolumità fisica dei pazienti ricoverati anche da infezioni nosocomiali, chiediamo che la Procura della Repubblica, acquisita con urgenza la cartella clinica, voglia accertare le cause che hanno determinato l’insorgenza e la tipologia dell’infezione che ha portato alla morte del nostro caro, oltre che all’adeguatezza e tempestività delle cure che gli sono state somministrate».
Na.Co.
Sul certificato di morte consegnato ai familiari non è stata infatti indicata la causa del decesso «e nessuna indicazione in merito – spiega il legale – è stata fornita dalla struttura sanitaria. Per questo motivo il 5 luglio hanno richiesto attraverso una mail copia della cartella clinica». Nessuna risposta.
«Trascorsi i termini previsti viene contattato l’archivio per conoscere le modalità di rilascio della cartella – si legge nella ricostruzione dei fatti messa nero su bianco sulla denuncia – ma l’impiegato addetto riferisce che nessuna cartella del paziente è giunta in archivio». A quel punto, per avere maggiori ragguagli, viene contattato il reparto di Cardiologia, «ma la caposala afferma che la cartella risultava consegnata all’archivio il 27 luglio e che, in ogni caso, avrebbe effettuato opportune ricerche e richiamato in mattinata. La chiamata non è mai arrivata e un medico contattato in reparto il 18 agosto «risponde stranamente che “la caposala che si occupa di queste cose si è assentata per problemi personali”».
Nonostante diversi altri solleciti, la cartella clinica non è stata mai rilasciata e i familiari di fatto non sanno cosa abbia determinato la morte del loro congiunto. Vogliono vederci chiaro, convinti del fatto che qualcosa all’interno dell’ospedale San Francesco non abbia funzionato. Al di là, quindi, delle patologie di cui il 49enne soffriva.
«Siamo sicure – dicono la moglie e la sorella dell’uomo – che la sua morte sia imputabile a reiterate e ingiustificate omissioni da parte del personale sanitario che lo ha avuto in cura e tenuto conto del dovere che incombe sui medici e sulla struttura sanitaria di salvaguardare l’incolumità fisica dei pazienti ricoverati anche da infezioni nosocomiali, chiediamo che la Procura della Repubblica, acquisita con urgenza la cartella clinica, voglia accertare le cause che hanno determinato l’insorgenza e la tipologia dell’infezione che ha portato alla morte del nostro caro, oltre che all’adeguatezza e tempestività delle cure che gli sono state somministrate».
Na.Co.
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