Crac Mondelli, chiesti 42 anni

Il pm sollecita pene pesanti nel processo per bancarotta contro il notaio Gino Maniga e altri 5 imputati

SASSARI. Quarantadue anni di reclusione complessivi per i sei imputati accusati di bancarotta fraudolenta. Tra questi il notaio sassarese Gino Maniga e il costruttore di Usini Pier Salvatore Mondelli.

Ieri mattina davanti al collegio presieduto dal giudice Mauro Pusceddu (a latere Giulia Tronci e Sergio De Luca) il pubblico ministero Ermanno Cattaneo ha concluso con le richieste a nove anni di reclusione ciascuno per i due imputati principali Maniga (difeso dagli avvocati Nicola Satta e Gianluigi Mastio) e Mondelli (assistito da Gian Marco Mura e Giuseppe Lepori). Condanne che vanno da sei anni e quattro mesi a sei anni e due mesi invece per una collaboratrice del notaio, Maria Rosaria Poddighe (difesa da Pier Giorgio Poddighe) e per Stefania Serra (assistita anche lei da Mura), Adelina Cirillo (difesa da Salvo Fois) e Gerolama Padiglia (avvocato Giovanni Masala), rispettivamente compagna, ex moglie e madre di Mondelli.

Al centro dell’inchiesta che nel 2012 interessò uno degli studi notarili più importanti e conosciuti del Nord Sardegna c’era il fallimento della Mondelli Costruzioni, nel 2010. La società faceva capo al costruttore di Usini. Un crac da cinque milioni di euro, con presunta bancarotta fraudolenta alla quale – secondo l’accusa – avrebbe contribuito anche il notaio sassarese.

Tra la fine di aprile e i primi di maggio del 2013, su ordine del gip e della Procura di Sassari, la guardia di finanza aveva bloccato sei appartamenti realizzati da Mondelli sopraelevando un edificio in via Manzoni, ad Alghero. Gli immobili erano poi stati venduti a una società, la Ma.Vlast. Srl, che secondo gli inquirenti era riconducibile al notaio, nonostante la legge vieti ai professionisti di intraprendere attività commerciali. In realtà, a capo della Ma.Vlast c’era una collaboratrice di Maniga, la stessa che era finita sotto inchiesta per concorso in bancarotta. Gli appartamenti, che all’epoca fu stabilito avessero un valore di 1,4 milioni di euro, erano stati ceduti da Mondelli alla Ma.Vlast il primo aprile 2009 ma, stando a quanto scritto allora dal gip Antonello Spanu, in realtà il notaio non avrebbe versato nulla a Mondelli. Per questo, visto che le condizioni della società erano già compromesse, e di lì a un anno sarebbe stato dichiarato il fallimento, gli inquirenti sospettarono che quel passaggio da un intestatario all’altro fosse in realtà solo una vendita fittizia, un modo per sottrarre un bene di valore considerevole al patrimonio della società.

Da imprenditore edile, il 47enne di Usini aveva bisogno di liquidità per avviare cantieri e anticipare le spese per progetti e materiali, prima che le banche si decidessero a concedere prestiti e mutui. E in questa fase – stando all’accusa – sarebbe entrato il professionista, indicato nelle carte dell’inchiesta come presunto “socio occulto”.

Mondelli aveva raccontato agli inquirenti di aver conosciuto Maniga tra il 2006 e il 2007, quando il notaio si sarebbe mostrato interessato a finanziare il 50 per cento della costruzione di Alghero. Poi era arrivata la crisi del mattone, Mondelli era molto esposto e Maniga forse tentò di toglierlo dai guai. E fornì garanzie per un finanziamento da un milione del Banco di Sardegna, «con fideiussione personale», si legge negli atti. Altri 500mila euro erano arrivati da Banca Intesa, prestito «garantito da titoli che Maniga possedeva in quell’istituto». Il notaio «acquistava così il 55 per cento della Mondelli». Ma non potendo acquistare in prima persona secondo l’accusa avrebbe fatto rilasciare al costruttore «una procura a vendere a favore di un suo collaboratore». Poi, il primo aprile 2009, per cercare di arginare le perdite la società a lui riconducibile, la Ma.Vlast, “comprò” da Mondelli i sei appartamenti. Per l’accusa, fu un acquisto «fittizio», senza passaggio di denaro, al solo scopo di sottrarre il bene a una società che sarebbe fallita pochi mesi dopo.

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