Dai fasti degli anni ’70 al tracollo

L’impianto sulla 131 è arrivato a occupare mille addetti, ora è in rovina 

SASSARI. Sono pochi i sassaresi che non conoscono l’ex cementificio Italcementi di Scala di Giocca, che copre un’area totale di circa 80mila metri quadri. Costruito nel 1956 e inaugurato nel 1957, aveva lo scopo di soddisfare le richieste di cemento del nord Sardegna e rilanciare un’area economicamente depressa come quella di Sassari. Quasi mille operai lavoravano in questo cementificio negli anni ’60 e ’70, alcuni dei quali ospitati con le famiglie nelle vicine case di servizio.

«Oltre alle tre caratteristiche ciminiere – racconta il sito sardegnaabbandonata.it, che lo descrive come il più imponente monumento di archeologia industriale della Sardegna – appaiono notevoli anche gli altrettanti grossi forni rotativi di forma tubolare. Il cemento prodotto veniva direttamente caricato su carrelli e fatto partire dalla vicina ferrovia. Dagli anni ’80 in poi lo stabilimento è entrato in una lenta e progressiva fase di crisi e oggi è definitivamente chiuso, anche se alcuni dipendenti sono tuttora in cassa integrazione».

Il problema sono gli altissimi costi di riconversione e bonifica, e la soluzione potrebbero essere i mattoni di latte di Muresu. Che, dopo l’ex cementificio, cita un’altra ferita aperta del territorio: il Palacongressi di Alghero.

Un’opera nata sotto una luna così storta da non conoscere nemmeno una inaugurazione ufficiale. È stata concepita nel 1984 e poi cresciuta mattone dopo mattone con una lentezza disarmante. Tanto che le normative sull’edilizia e sulla sicurezza hanno camminato più velocemente delle imprese costruttrici. Risultato: l’opera è completa, è costata già 20 milioni ma di fatto è inutilizzabile. Per rimetterla in piedi di milioni ne servirebbero almeno altri tre. Accompagnati da qualche buona idea. (g.bua)

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