Gretas, prove di disgelo tra Fp Cgil e Comune

Ieri lo sciopero della raccolta rifiuti, con l’avvio di un dialogo. Ma tra le sigle sindacali è scontro

SASSARI. Prove di disgelo su Gretas, il maxi appalto da 132 milioni di euro per l’Igiene ambientale con un contratto di sei anni e sei mesi, partito da gennaio con più di un problema. Soprattutto con i sindacati, con la Fp Cgil che ieri ha scioperato su tutti i turni, eccettuati i servizi essenziali, con un’adesione che il sindacato ha definito «massiccia». Ieri infatti c’è stata una “schiarita” con i rapporti, almeno con l’amministrazione. Ma, all’interno del frantumato fronte sindacale, la tensione rimane alle stelle, con accuse incrociate tra le sigle, e due diverse strategie per portare avanti la vertenza: da un lato la Cgil pronta allo scontro con l’azienda (ieri ha minacciato due giorni di sciopero), dall’altra Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel che con la Rti che gestisce Gretas hanno già firmato un accordo quadro, e sono intenzionate restare al tavolo delle trattative.

Tornando allo sciopero, ieri Palazzo Ducale ha ricevuto una delegazione della Fp Cgil, accolta dal presidente del consiglio Maurilio Murru che ha chiesto che gli venisse consegnata tutta la documentazione relativa alla vertenza, con il sindaco che, tramite un suo delegato, ha dato la disponibilità ad un successivo incontro. Da qui la decisione della Fp-Cgil di trasformare il “picchetto” in un’assemblea, nella quale si è preso atto della ripresa del dialogo con l’amministrazione, ma si è dato mandato unanime di inviare alle aziende l’annuncio che, se le relazioni sindacali non torneranno sui giusti binari, ci saranno altre due giornate consecutive di astensione dal lavoro. Tra le contestazioni della Fp Cgil inadempienze su mansioni, ferie, orari, chiamate in servizio».

Ma se la Fp Cgil di Paolo Dettori continua sulla linea dura la pensano diversamente Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel, che il 29 gennaio hanno siglato un accordo quadro con le Rti. E ora contestano il referendum con il quale tale accordo è stato bocciato sabato. «Non riteniamo valida la procedura di consultazione – attaccano Alessandro Russu, Antonio Sias e Roberto Torreni –. La Cgil ha proceduto scorrettamente al referendum e in tutte le operazioni di voto sono state violate le più basilari norme democratiche». «Noi – attacca Russu – ci siamo seduti al tavolo per costruire, in un momento di avviamento di un servizio che deve durare sei anni. Mettendo le basi per risolvere le criticità. Altri sono più interessati a una resa dei conti col passato». «Qui non è in gioco il passato ma il futuro dei lavoratori – attacca Paolo Dettori della Fp Cgil – se non verranno messe regole certe. Mi fa specie la confusione tra il referendum previsto dal verbale del 17 dicembre e quello dello statuto dei lavoratori che sono chiaramente due cose ben diverse. Mi fa ancora più specie l’aver mandato due pec alle altre organizzazioni sindacali, il 2 e il 7 febbraio, per le quali non ho mai ricevuto risposta. Questo a mio avviso denota una scarsa volontà di affrontare il voto democratico dei lavoratori, forse perché le altre organizzazioni sindacali temevano di poter perdere».

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