Omicidio a San Sebastiano, ad aprile la parola alla Cassazione
SASSARI. È stato fissato ad aprile il terzo grado di giudizio sul giallo di San Sebastiano e la morte del detenuto Marco Erittu. La Suprema corte sarà chiamata a pronunciarsi definitivamente sulla...
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SASSARI. È stato fissato ad aprile il terzo grado di giudizio sul giallo di San Sebastiano e la morte del detenuto Marco Erittu. La Suprema corte sarà chiamata a pronunciarsi definitivamente sulla posizione degli imputati che erano stati assolti in primo grado e condannati invece all’ergastolo dalla corte d’assise d’appello.
Il detenuto sassarese era stato trovato morto nella sua cella il 18 novembre del 2007. Un caso che inizialmente era stato archiviato come un suicidio ma gli inquirenti erano stati costretti a riaprire le indagini dopo quattro anni in seguito alle dichiarazione del superpentito Giuseppe Bigella. L’uomo, reo confesso e già in carcere per un altro omicidio, si era autoaccusato del delitto e aveva chiamato in correità altre tre persone: i due detenuti Pino Vandi e Nicolino Pinna e l’agente di polizia penitenziaria Mario Sanna. Gli imputati erano stati assolti in primo grado perché i giudici della corte d’assise non avevano ritenuto attendibile il pentito. Considerato un millantatore che avrebbe avuto un obiettivo ben preciso: ottenere uno sconto di pena. Di diverso avviso la corte del secondo grado di giudizio che, ritenendo quello di Bigella un racconto “dalla logica ferrea”, aveva condannato i tre all’ergastolo.
Un verdetto che aveva spiazzato l’intero collegio difensivo (Agostinangelo Marras per Sanna, Patrizio Rovelli e Fabrizio Rubiu per Vandi, Luca Sciaccaluga per Pinna). Tra disperazione, incredulità e lacrime, l’agente di polizia penitenziaria Mario Sanna, subito dopo la lettura della sentenza, si era lasciato andare a uno sfogo: «I delinquenti hanno più voce in capitolo delle persone perbene. Questa sentenza è un’ingiustizia».
Ora l’ultima parola spetta ai giudici di Roma. (na.co.)
Il detenuto sassarese era stato trovato morto nella sua cella il 18 novembre del 2007. Un caso che inizialmente era stato archiviato come un suicidio ma gli inquirenti erano stati costretti a riaprire le indagini dopo quattro anni in seguito alle dichiarazione del superpentito Giuseppe Bigella. L’uomo, reo confesso e già in carcere per un altro omicidio, si era autoaccusato del delitto e aveva chiamato in correità altre tre persone: i due detenuti Pino Vandi e Nicolino Pinna e l’agente di polizia penitenziaria Mario Sanna. Gli imputati erano stati assolti in primo grado perché i giudici della corte d’assise non avevano ritenuto attendibile il pentito. Considerato un millantatore che avrebbe avuto un obiettivo ben preciso: ottenere uno sconto di pena. Di diverso avviso la corte del secondo grado di giudizio che, ritenendo quello di Bigella un racconto “dalla logica ferrea”, aveva condannato i tre all’ergastolo.
Un verdetto che aveva spiazzato l’intero collegio difensivo (Agostinangelo Marras per Sanna, Patrizio Rovelli e Fabrizio Rubiu per Vandi, Luca Sciaccaluga per Pinna). Tra disperazione, incredulità e lacrime, l’agente di polizia penitenziaria Mario Sanna, subito dopo la lettura della sentenza, si era lasciato andare a uno sfogo: «I delinquenti hanno più voce in capitolo delle persone perbene. Questa sentenza è un’ingiustizia».
Ora l’ultima parola spetta ai giudici di Roma. (na.co.)
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