Lavori al Frank hotel di Sassari: impresari a processo per lesioni aggravate
Nadia Cossu
I committenti, padre e figlio, aggrediti dopo una discussione. Gli imputati reclamavano il pagamento di 70mila euro
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SASSARI. Settantamila euro da riscuotere, fornitori da pagare, lavori che andavano avanti senza liquidità. I fratelli Giovanni e Franco Pischedda (titolari della omonima impresa edile) avevano bisogno di quei soldi e per questo erano andati a chiederli a chi aveva commissionato l’opera, ossia gli amministratori del “Frank Hotel” di via Diaz (struttura interessata da un intervento di demolizione e ricostruzione): Francesco e Angelo Seghenzi, rispettivamente padre e figlio, già titolari dell’hotel Grazia Deledda.
E proprio nell’ufficio di questo albergo sarebbe scoppiata una furiosa lite che ha fatto finire i Pischedda in un’aula di tribunale con le accuse di lesioni aggravate e esercizio arbitrario delle proprie ragioni (potendo invece ricorrere al giudice). Oltre alle parole quel giorno, secondo l’accusa, volarono anche calci e pugni ai danni soprattutto dell’anziano. In difesa del padre (che all’epoca aveva 73 anni e che nelle more del processo è deceduto), era intervenuto il figlio e anche lui era rimasto coinvolto nella colluttazione. Ad avere la peggio era stato però Francesco Seghenzi che era persino dovuto andare in ospedale dove i medici gli avevano assegnato 38 giorni di cure.
Ma la denuncia nei confronti dei Pischedda non era scattata subito. C’era stato un secondo episodio, il mese successivo. Gli impresari, che ancora non avevano ricevuto i soldi, erano passati alle vie legali e a un certo punto – questa la ricostruzione fornita in aula – erano stati convocati al “Grazia Deledda” per un nuovo incontro con i Seghenzi che pare non volessero consegnare i 70mila euro perché sostenevano che l’impresa edile non fosse in regola con il Durc. I Pischedda non erano dello stesso avviso e per questo da mesi stavano tentando di ottenere quanto gli spettava. Ma anche nel secondo incontro le cose non erano andate bene. Le acque si erano calmate solo apparentemente e infatti anche allora la discussione era degenerata. Uno dei Pischedda – stando all’accusa – aveva in mano un corpo contundente. Avevano litigato, i due impresari dissero che erano stati i Seghenzi ad aggredirli per primi, i Seghenzi diedero una versione opposta.
Resta il fatto che quel giorno era arrivata la polizia, i due fratelli erano stati denunciati ed erano finiti sotto processo. Ieri si è chiusa l’istruttoria dibattimentale e il giudice Valentina Nuvoli ha rinviato l’udienza al 23 aprile per le discussioni del pubblico ministero, dell’avvocato difensore Antonio Secci e del collega di parte civile Carlo Foddai.
E proprio nell’ufficio di questo albergo sarebbe scoppiata una furiosa lite che ha fatto finire i Pischedda in un’aula di tribunale con le accuse di lesioni aggravate e esercizio arbitrario delle proprie ragioni (potendo invece ricorrere al giudice). Oltre alle parole quel giorno, secondo l’accusa, volarono anche calci e pugni ai danni soprattutto dell’anziano. In difesa del padre (che all’epoca aveva 73 anni e che nelle more del processo è deceduto), era intervenuto il figlio e anche lui era rimasto coinvolto nella colluttazione. Ad avere la peggio era stato però Francesco Seghenzi che era persino dovuto andare in ospedale dove i medici gli avevano assegnato 38 giorni di cure.
Ma la denuncia nei confronti dei Pischedda non era scattata subito. C’era stato un secondo episodio, il mese successivo. Gli impresari, che ancora non avevano ricevuto i soldi, erano passati alle vie legali e a un certo punto – questa la ricostruzione fornita in aula – erano stati convocati al “Grazia Deledda” per un nuovo incontro con i Seghenzi che pare non volessero consegnare i 70mila euro perché sostenevano che l’impresa edile non fosse in regola con il Durc. I Pischedda non erano dello stesso avviso e per questo da mesi stavano tentando di ottenere quanto gli spettava. Ma anche nel secondo incontro le cose non erano andate bene. Le acque si erano calmate solo apparentemente e infatti anche allora la discussione era degenerata. Uno dei Pischedda – stando all’accusa – aveva in mano un corpo contundente. Avevano litigato, i due impresari dissero che erano stati i Seghenzi ad aggredirli per primi, i Seghenzi diedero una versione opposta.
Resta il fatto che quel giorno era arrivata la polizia, i due fratelli erano stati denunciati ed erano finiti sotto processo. Ieri si è chiusa l’istruttoria dibattimentale e il giudice Valentina Nuvoli ha rinviato l’udienza al 23 aprile per le discussioni del pubblico ministero, dell’avvocato difensore Antonio Secci e del collega di parte civile Carlo Foddai.
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