Addio a Costanzo Dettori “mastino” della Torres

Aveva 74 anni: stopper insuperabile in difesa, ha perso l’ultimo tackle col Covid Con la maglia rossoblù ha giocato 8 anni in Serie C totalizzando 165 presenze

SASSARI. Non basta un tackle deciso per salvarsi dal Covid-19, non sono sufficienti il coraggio, il senso della posizione e magari un’entrata dura ai limiti del regolamento. Se fosse stato un avversario da affrontare su un campo di calcio, difficilmente Costanzo Dettori si sarebbe fatto superare. Invece l’ex difensore della Torres si è arreso a 74 anni, in un letto d’ospedale, dopo aver trascorso un mese a lottare con il tremendo virus.

Conosciutissimo nell’ambiente sportivo sassarese, molto apprezzato anche a Thiesi e a Ittiri, dove aveva lasciato il segno a fine carriera, Dettori era il “mastino” per eccellenza. Non dotatissimo fisicamente, sopperiva con l’agilità, il tempismo e soprattutto la cattiveria sportiva, quella che consente a un terzino alto poco più di un metro e settanta di sostenere scontri fisici durissimi anche con centravanti di ben altra taglia. Aveva annullato un tipino come Giorgio Chinaglia, aveva dato filo da torcere in amichevole a Gigi Riva, e nelle sue stagioni con la maglia della Torres (dal settore giovanile alla prima squadra, con 165 presenze in serie C tra il 1965 e il 1973), gli allenatori avevano sistematicamente affidato alle sue cure il giocatore più pericoloso della squadra avversaria. Che difficilmente riusciva ad andare in gol.

Se n’è andato lo stesso giorno di Mauro Bellugi, uno dei più grandi difensori del calcio italiano, ma la storia sportiva di Costanzo Dettori non ha avuto sino in fondo la fortuna che avrebbe meritato. Si interessarono al suo cartellino diverse formazioni di serie B e qualcuna anche di serie A, andò vicinissimo al passaggio alla Spal ma alla fine non se ne fece niente. Lui continuò con determinazione a tenere alta la bandiera sassarese in terza serie, per anni unico sardo titolare in una squadra piena di giocatori provenienti dalla Penisola.

Raccontò tutto senza filtri, alla sua maniera, in un libro autobiografico pubblicato meno di due anni fa: “Un pallone lungo 60 anni”.

Aveva conosciuto la fame, quella vera, con una madre vedova troppo presto alle prese con 8 figli. Si era portato quella stessa fame in ritiro, guadagnandosi il soprannome di “bistecca”, e soprattutto il rispetto dei più grandi. Aveva studiato da geometra e messo su una grossa impresa di costruzioni, acquisito una concessionaria di auto di lusso e fatto in un certo senso fortuna, prima di dover ricominciare quasi da capo, a testa alta e con la solita determinazione. Aveva gareggiato sui kart contro Ayrton Senna e si era tolto parecchi altri sfizi, dedicandosi negli ultimi anni soprattutto ai nipotini e ai vecchi amici. Il calcio è stato la sua vita, ma nella sua vita è riuscito ad avere tanto altro, conquistandoselo un morso alla volta, un tackle alla volta.

Un tackle alla Costanzo Dettori, si sarebbe detto un tempo, dalle parti dell’Acquedotto.

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