Il ponte dimenticato sotto viale Trento

Costruito nel 1905 per lo scolo delle acque, avrebbe potuto salvare il terrapieno. I residenti chiedono che sia “salvato”

SASSARI. C’è un ponticello, vecchio più di un secolo, con spalle robuste, alto quasi 3 metri e largo uno e mezzo, che, se rimesso in opera, avrebbe potuto forse salvare il terrapieno di viale Trento dal “crollo” che a settembre dello scorso anno ne ha causato la chiusura.

Un canale di scolo di cui si tramandava solo memoria orale, tra i più vecchi abitanti del quartiere. Ma di cui un gruppo di residenti, andando a caccia tra le carte dell’archivio comunale, ha scovato il progetto originale, datato 1905. Progetto che già nel 2018 venne consegnato all’amministrazione comunale, insieme a una diffida ufficiale che chiedeva che il rischio idrogeologico delle valli venisse mitigato con urgenza, magari individuando e liberando proprio quel vecchio ponte. E di cui ora, prima che il maxi progetto di riqualificazione dell’area messo in piedi, suo malgrado, dal Comune, muova i primi passi, lo stesso gruppo di cittadini chiede conto.

A scovare il tesoro fu nei primi mesi del 2018 l’architetto urbanista Sandro Roggio. Convinto, come tutto il gruppo, che non fosse possibile che nel progettare un’opera come il terapieno non fosse stato pensato un sistema per fare defluire la acque. Una scoperta fatta tra le carte dell’Archivio storico comunale, che Roggio che ha subito segnalato al Comitato Ambiente. «Un lavoro dettagliato – spiega Pinuccio Porcellana, membro del Comitato – datato 1905, che spiega come il “ponticello acquedotto” verrà costruito in muratura con una centina ad arco e spalle robuste per sostenere il peso del terrapieno, con altezza di m 2,75 e larghezza di m 1,50. Nella relazione allegata c’è la spiegazione del criterio seguito e il computo metrico».

Le opere furono realizzate, e dell’esistenza del cunicolo che attraversa il terrapieno si sono raccolte varie testimonianze. E c’è più di uno che sostiene che, durante i vari scavi di assaggio, ne sia stata anche trovata traccia. Quel che è certo è che gli sbocchi, per incuria e insipienza si sono da tempo otturati. E le tracce del vecchio ponte si sono perse ingoiate dal terrapieno, con il passaggio dell’acqua piovana che ha continuato comunque ad avvire per infiltrazione. La stessa infiltrazione che però, alla lunga, ha minato le fondamenta del terrapieno.

«Ora che l’irreparabile è successo – continua Pinuccio Porcellana – sono indispensabili importanti lavori per ricostruire il terrapieno. Ora come allora però non possiamo che segnalare di nuovo l’esistenza di questo tunnel, che l’amministrazione con un intervento a costo quasi zero potrebbe individuare e ripristinare immediatamente. Tunnel che già in sé costituisce una delle opere di mitigazione indicate dal Pai, e di cui comunque si dovrà tenere conto nel progetto di riqualificazione che il Comune sta mettendo in piedi».

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