il questionario lares
Mondo dello sport e lockdown «Ci è mancato stare in gruppo»
OZIERI. Noioso, triste, critico, disagevole, giusto e pessimo. Sono le cinque parole più utilizzate per descrivere la visione critica della situazione da parte degli atleti che attraverso un...
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OZIERI. Noioso, triste, critico, disagevole, giusto e pessimo. Sono le cinque parole più utilizzate per descrivere la visione critica della situazione da parte degli atleti che attraverso un questionario hanno così espresso il loro modo di percepire il blocco delle attività. Grazie al questionario #iononmifermo – Sport e Lockdown, sottoposto nel mese di dicembre ad allenatori, allenatrici e ragazzi il Centro per la Famiglia Lares, servizio del Plus del Distretto Sanitario e il Ser.D. di Ozieri hanno potuto disegnare un quadro analitico su quanto abbia inciso e inciderà la pandemia nel prossimo futuro.
All’indagine hanno risposto in 168, divisi tra 37 allenatori e 143 atleti e ciò che manca di più dello sport è “lo stare in gruppo” oltre all'impegno psico-fisico e all’avere un momento da dedicare a sé stessi.
Dal questionario emerge che il tempo dedicato allo sport oggi si divide tra attività sportiva a casa, internet o inattività totale. Gli allenatori si dedicano alla lettura, allo studio e alla formazione, al giardinaggio, al lavoro e alla famiglia mentre gli allievi hanno una maggiore propensione verso attività sportive all’aria aperta e online. C’è un dato importante e confortante che emerge però ed è quello che dimostra quanto siano stati mantenuti vivi e con frequenza settimanale i contatti tra allenatori e atleti e, in percentuali minori, anche giornalieri.
Lo smartphone è stato il mezzo che ha consentito il mantenimento dei rapporti attraverso WhatsApp, messaggi e telefonate o con i social come Facebook e Youtube. Il disagio, l’angoscia e l’insicurezza invece sono sensazioni comuni a tutti e questa sorta di vicinanza empatica viene letta come un segnale dell'importanza delle relazioni che si instaurano grazie allo sport tra: compagni di squadra, con i propri allenatori e con i propri allievi. I risultati indicano che, dopo il blocco dell’attività sportiva del 25 ottobre 2020, ciò che è mancato di più dello sport, è stata l’interazione e i rapporti interpersonali, processi fondamentali per la socialità e il benessere.
Rispetto alla visione dei mesi futuri, entrambe le categorie condividono la speranza ma anche il desiderio di libertà da parte degli atleti. «Questo dato pare confortante e orientato al benessere in quanto ha a che fare con il non abbattersi e l’orientarsi positivamente al futuro – hanno detto gli operatori del Centro – attivando nuove capacità e strategie, nonostante la drammatica incertezza del presente».
Francesco Squintu
All’indagine hanno risposto in 168, divisi tra 37 allenatori e 143 atleti e ciò che manca di più dello sport è “lo stare in gruppo” oltre all'impegno psico-fisico e all’avere un momento da dedicare a sé stessi.
Dal questionario emerge che il tempo dedicato allo sport oggi si divide tra attività sportiva a casa, internet o inattività totale. Gli allenatori si dedicano alla lettura, allo studio e alla formazione, al giardinaggio, al lavoro e alla famiglia mentre gli allievi hanno una maggiore propensione verso attività sportive all’aria aperta e online. C’è un dato importante e confortante che emerge però ed è quello che dimostra quanto siano stati mantenuti vivi e con frequenza settimanale i contatti tra allenatori e atleti e, in percentuali minori, anche giornalieri.
Lo smartphone è stato il mezzo che ha consentito il mantenimento dei rapporti attraverso WhatsApp, messaggi e telefonate o con i social come Facebook e Youtube. Il disagio, l’angoscia e l’insicurezza invece sono sensazioni comuni a tutti e questa sorta di vicinanza empatica viene letta come un segnale dell'importanza delle relazioni che si instaurano grazie allo sport tra: compagni di squadra, con i propri allenatori e con i propri allievi. I risultati indicano che, dopo il blocco dell’attività sportiva del 25 ottobre 2020, ciò che è mancato di più dello sport, è stata l’interazione e i rapporti interpersonali, processi fondamentali per la socialità e il benessere.
Rispetto alla visione dei mesi futuri, entrambe le categorie condividono la speranza ma anche il desiderio di libertà da parte degli atleti. «Questo dato pare confortante e orientato al benessere in quanto ha a che fare con il non abbattersi e l’orientarsi positivamente al futuro – hanno detto gli operatori del Centro – attivando nuove capacità e strategie, nonostante la drammatica incertezza del presente».
Francesco Squintu
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